
Nata alla fine dell’Ottocento come orfanotrofio per volontà di don Salvatore Aprea, la Fondazione Famiglia di Maria continua ancora oggi a rappresentare uno dei presìdi sociali più significativi di Napoli Est. A San Giovanni a Teduccio, quartiere troppo spesso raccontato solo attraverso le sue fragilità, questa realtà attraversa oltre un secolo di storia mantenendo intatta la sua missione: stare accanto ai minori e alle famiglie più vulnerabili, intercettando bisogni, costruendo relazioni, aprendo possibilità. A raccontarlo è Anna Riccardi, presidente della Fondazione dal 2014 e oggi al terzo mandato.
Nel suo racconto, il lavoro svolto in questo angolo di città assume subito una dimensione chiara, concreta, lontana da ogni lettura riduttiva. «Quando mi viene detto siete un doposcuola, mi offendo» afferma. Una frase netta, che chiarisce bene il senso di un’esperienza che non si limita a riempire il tempo dei ragazzi, ma prova ad allargare il loro orizzonte. La Fondazione gestisce due servizi del Comune di Napoli, il centro diurno polifunzionale e i laboratori di educativa territoriale, operando in particolare a San Giovanni a Teduccio ma con uno sguardo che abbraccia tutta l’area orientale della città, da Barra a Ponticelli.
Nel racconto della presidente emerge con forza un’idea precisa: la povertà educativa non coincide soltanto con la difficoltà scolastica. È una mancanza più profonda, fatta di occasioni negate, stimoli assenti, diritti che non riescono a diventare reali. Per questo la risposta non può essere solo didattica. Deve essere educativa nel senso più pieno del termine, capace di offrire strumenti, fiducia, autostima e la possibilità di immaginarsi oltre i limiti imposti dal contesto.
«La Fondazione non si limita a fornire assistenza, ma costruisce cittadinanza» spiega ancora Riccardi, definendola con un’espressione forte: «Un equalizzatore sociale», capace di garantire ai bambini della periferia est le stesse possibilità di crescita dei loro coetanei che vivono in zone più agiate. È qui che entrano in gioco i laboratori, la musica, i percorsi creativi e artigianali, le attività che aiutano i più giovani a riconoscere i propri talenti. «Non c’è gioia più grande di contribuire a trasformare il quotidiano di ogni bambino in un’esperienza di bellezza» sottolinea la presidente. Ed è proprio la bellezza, degli spazi, delle relazioni, delle opportunità offerte, a diventare il primo strumento educativo in un territorio dove degrado e trascuratezza rischiano di farsi linguaggio quotidiano.
Ma alla Fondazione Famiglia di Maria il minore non viene mai pensato come un’isola. «Per noi la relazione con la famiglia è di estrema importanza» ribadisce Riccardi. Il lavoro, infatti, non si costruisce “sul” bambino isolato, ma “con” la famiglia: ascolto, orientamento, sostegno psicologico e sociale, accompagnamento nei momenti più complessi, ricostruzione di legami.
Anche la legalità, qui, non viene mai evocata come concetto astratto. Nei contesti periferici si costruisce sulla fiducia, sulla presenza costante, sulla credibilità. Significa educare all’ascolto, al rispetto reciproco, all’empatia, offrendo ai più piccoli un’alternativa concreta alla legge del più forte. E oggi questa idea di comunità si allarga anche ad altri orizzonti: proprio sui tetti della Fondazione è nata la prima comunità energetica e solidale di San Giovannia Teduccio, segno di una transizione ecologica che si fa azione e coinvolgimento collettivo.
In una periferia che Anna Riccardi invita a guardare come “un altro centro”, la Fondazione continua a indicare una strada precisa: non promesse mirabolanti, ma piccoli passi costanti, presenza quotidiana, cuore, passione e impegno. Perché solo così, davvero, una periferia può smettere di essere margine e diventare futuro.
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