editoriale giugno

EDITORIALE – Informare formando

Tommaso Morlando 03/06/2026
Updated 2026/06/03 at 11:59 AM
4 Minuti per la lettura

Informare formando è stata, sin dall’inizio, una delle missioni sincere del nostro magazine: garantire ai lettori un’informazione corretta e libera e dare spazio a giovani giornalisti e aspiranti tali, perché possano crescere sul campo, dentro le dinamiche di redazione. Il Centro Studi Officina Volturno e Magazine Informare sono luogo di incontro per scuole e università che scelgono di conoscere da vicino il nostro lavoro. Parliamo di percorsi fatti con pazienza: seminari, workshop, confronto su giornalismo, comunicazione, ambiente, legalità e responsabilità della parola pubblicata. Negli ultimi mesi abbiamo accolto studenti di istituti superiori della Campania, del Politecnico di Milano, impegnati in uno studio urbanistico su Destra Volturno e dell’Università di Grenoble, con i quali si è creato un rapporto di scambi culturali e formativi.

A questi incontri si sono aggiunti momenti diversi per età e linguaggi, ma uniti dallo stesso obiettivo: parlare ai giovani con serietà, senza retorica. Penso alla mattinata all’Istituto Avvenire Radioso di Aversa, dove abbiamo presentato “La Storia di Napoli a Fumetti” e raccontato ai bambini cosa sono Officina Volturno e Informare; oppure all’incontro in redazione con la Squadriglia Aquile del Gruppo Scout Teano 1, un pomeriggio di domande sul mestiere di chi prova ogni giorno a raccontare un territorio complesso.

È questo il punto che più ci interessa: formare non significa salire in cattedra. Significa aprire le porte, far vedere come nasce un articolo e come si usa il giornalismo web senza farsi usare dalla velocità dei social. Abbiamo investito in attrezzature e competenze, e il lavoro fatto anche su Instagram ci restituisce risultati importanti, perché i ragazzi imparano facendo, sbagliando, correggendo. Dopo ventiquattro anni di impegno continuo, vedere la sorpresa di docenti e studenti nello scoprire una realtà che spesso non conoscevano, e vederli poi integrarsi subito con i nostri giovani, resta motivo di orgoglio. Ci conferma che la strada scelta è giusta: stare sul territorio, raccontarlo, difenderlo e consegnare strumenti a chi domani dovrà continuare questo lavoro. Crediamo nel valore della formazione extrascolastica per i ragazzi che vorrebbero intraprendere la professione giornalistica, ma anche per chi vuole capire meglio il mondo in cui vive. Le esperienze accumulate nei più di venti anni di volontariato e attività editoriale non possono restare chiuse in redazione: devono circolare, diventare esempio e possibilità. Per questo ci inorgogliscono gli accordi siglati con scuole e realtà accademiche: da quei banchi e da quelle visite nasceranno i professionisti, e forse anche i giornalisti, del domani.

Dentro questo percorso rientra anche la mostra permanente antimafia con le opere del maestro Gaetano Porcasi. L’esperienza di Bacoli, alla Casina Vanvitelliana, con “Colori contro la mafia”, ci ha confermato quanto l’arte possa diventare testimonianza civile, soprattutto quando incontra gli studenti e li accompagna nella memoria delle vittime innocenti di mafia. Per questo rivolgo un ringraziamento sentito al Prefetto di Napoli, Michele di Bari, per la partecipazione alla mostra e per la testimonianza offerta a sostegno del nostro impegno. Le sue parole ai giovani hanno dato peso a un percorso che non vuole limitarsi a ricordare, ma vuole educare alla responsabilità. Dopo Bacoli, vissuta con il sindaco Josi Della Ragione, porteremo questo percorso anche a Roma, al Parlamento italiano, invitati dal Vicepresidente della Camera dei Deputati, on. Sergio Costa. Sarà un altro passaggio importante, non come punto di arrivo, ma come prosecuzione di un cammino che tiene insieme informazione, formazione e memoria. Ai giovani non dobbiamo lasciare slogan. Dobbiamo lasciare esempi, strumenti e testimonianze capaci di durare.

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