
Prima di arrivare al punto della questione, occorre fare alcune premesse. Come spiegato dall’on. Cangiano e dalla consigliera regionale Angela Parente, il Cpr a Castel Volturno non è una scelta recente. Se ne è discusso nel 2023 in un Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, in cui Castel Volturno era rappresentato dall’allora sindaco Luigi Petrella.
Petrella era ed è esponente di Fratelli d’Italia, con Meloni che veniva accompagnata da lui per i comizi e le visite sul territorio. Eppure, dopo quel Comitato, proprio Petrella prese una posizione netta.
Nonostante la proposta provenisse da Fratelli d’Italia, l’allora sindaco si disse contrario a decisioni calate dall’alto, sostenendo che Castel Volturno non dovesse essere gravata da una struttura del genere. Una dichiarazione forte, di contrasto alla compagine governativa.
Oggi la situazione, a livello nazionale, è la stessa: il centrodestra è compatto sulla scelta di realizzare un Cpr a Castel Volturno.
Una sola riserva d’eccezione: Forza Italia regionale, con la neoconsigliera Angela Parente. Anche lei, come il sindaco, si riserva di valutare solo una volta compreso se, dal tavolo di confronto con il Ministero, arriverà l’impegno per ulteriori interventi.
Al momento, però, un tavolo non è stato ufficializzato. Non c’è una data, non c’è un calendario, non ci sono invitati ufficiali. Tutto si muove sul piano delle ipotesi, mentre nel concreto c’è un bando di gara per un’opera da 43 milioni.
La proposta del Cpr è una decisione di governo, ed è nel merito che il sindaco dovrebbe prendere posizione. La scelta del Ministero dell’Interno è calata dall’alto, senza aver cercato prima un’interlocuzione con l’ente comunale. Un vero e proprio smacco al Comune e ai cittadini castellani.
Un bando di gara per un’opera così importante avrebbe dovuto essere condiviso anche con l’amministrazione comunale, che invece si vede posta ai margini e costretta a rincorrere un tavolo per acquisire delle “garanzie”.
Ma lo smacco al sindaco, e quindi alla città tutta, è avvenuto poche ore fa con le dichiarazioni dell’on. Gianpiero Zinzi. Il deputato leghista afferma che il Ministro Piantedosi è aperto al confronto con il Vescovo Lagnese.
Una scelta emblematica: se c’è un interlocutore a cui dare priorità assoluta, è proprio l’ente comunale. L’Italia è uno Stato laico e, per quanto meritorie siano le tesi della Chiesa, sarebbe politicamente grave scavalcare il primo cittadino e la Giunta per dialogare con una guida spirituale.
Perché il Ministro evita l’interlocuzione con l’ente? C’è forse l’imbarazzo di Piantedosi a mettersi al tavolo con un sindaco su cui ci sono quattro indagini giudiziarie?
Non solo. Meritano di essere analizzate ulteriori dinamiche. L’amministrazione dice di non aver avuto alcuna notizia circa il Cpr dal suo insediamento, anche se fonti parlamentari ci riferiscono che la Prefettura di Caserta ha svolto sopralluoghi fisici sui terreni oggetto del bando.
Di tutte queste fasi l’amministrazione non è mai stata messa al corrente, come ribadito sia dal sindaco che dalla consigliera Parente. È chiaro che l’azione del Ministero su Castel Volturno si è mossa senza un’interlocuzione con il Comune che ospiterà il Cpr.
Nel frattempo, il sindaco auspica che nelle prossime settimane il governo delinei “un programma più ampio e strutturale per Castel Volturno, fatto di sicurezza, investimenti, infrastrutture, servizi e attenzione concreta”. La verità è che, se l’Esecutivo avesse avuto un piano per Castel Volturno, lo avrebbe già annunciato.
Ma se un tavolo ci sarà, la domanda consequenziale è: quale sarà il prezzo del Cpr? Quali garanzie si chiederanno a un governo vicino alla scadenza elettorale e che ha annunciato misure mai realizzate a Castel Volturno?
Il comune litoraneo, nel corso della sua storia, ha subìto scelte scellerate emerse da trattative che non sono mai state condotte con l’obiettivo di difendere il territorio e il suo sviluppo. L’esempio più emblematico è quello del terremoto degli anni ’80, con la requisizione delle seconde case da parte dello Stato in cambio di una manciata di posti di lavoro garantiti al Comune e di alcuni riconoscimenti finanziari.
Continuando negli anni, ricordiamo il riconoscimento di 1 milione di euro all’anno da parte della Regione Campania come “ristoro” per tutti i danni patiti da Castel Volturno e dai suoi cittadini. Un vero e proprio contentino legalizzato, così come il Protocollo d’intesa firmato dall’allora Ministro Minniti, un documento che non è mai riuscito a incidere seriamente sul territorio.
Il rischio concreto è che dal futuro ed eventuale tavolo emerga un altro accordo-contentino. Tutto in cambio di un centro di detenzione per immigrati in un’area di 60 ettari, l’unico in Campania.
La palla passa all’amministrazione comunale, che dovrà comprendere se ci sia davvero un piano serio e ampio per Castel Volturno. Ciò che rende inverosimile questa ipotesi, però, è proprio l’estromissione dal confronto dello stesso sindaco.
Insomma: davanti a uno scenario di smacchi istituzionali, il sindaco, evitando di prendere una posizione netta, non rischia di arrivare più forte al tavolo, ma più debole. Castel Volturno è in perenne trattativa con le istituzioni superiori, senza mai avere un riferimento politico forte, capace di affrontare le sfide di un comune bistrattato da tutti.
Il tempo ce lo dirà. L’importante sarà evitare il disastro di un accordo fatto di qualche milioncino di ristoro, un po’ di posti di lavoro agli amici, l’abbattimento di qualche catapecchia sul mare e l’eco inconfondibile di una pernacchia.
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