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Zoomafia: quando la criminalità organizzata mette le mani sugli animali

Ludovica Palumbo 12/01/2023
Updated 2023/01/12 at 12:55 PM
5 Minuti per la lettura

Che la criminalità organizzata sia un qualcosa di subdolo in grado di insinuarsi negli aspetti della vita quotidiana fino ad assorbirli proprio come un meschino batterio non è certo una novità. Ciò che però appare relativamente nuovo, è che abbia trovato il coraggio di mettere le proprie mani anche su esseri puri ed indifesi: gli animali. E dico relativamente nuovo perché seppur esista ormai da anni, si sente troppo poco parlare di quello che è un fenomeno di stampo criminale a tutti gli effetti: la zoomafia.

Termine coniato ben 25 anni fa dalla Lega Antivivisezione Italiana (LAV) con cui si indica “lo sfruttamento degli animali per ragioni economiche, di controllo sociale, di dominio territoriale, da parte di persone singole o associate o appartenenti a cosche mafiose o a clan camorristici”.

Per capire di più circa questo fenomeno, abbiamo intervistato una persona che ormai da anni se ne occupa: il criminologo Dott. Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della stessa LAV.

LA ZOOMAFIA E LA SUA DIFFUSIONE SUL TERRITORIO

Stabilito dunque che lo sfruttamento degli animali sia ormai utilizzato come fonte di guadagno per la criminalità, vediamo in che modo. «Da anni raccogliamo i dati relativi ai crimini contro gli animali dalle Procure italiane al fine di avere una visione affidabile dei vari reati consumati a danno di animali nel nostro Paese. Dal traffico di cuccioli ai combattimenti tra cani. Per non parlare delle corse clandestine di cavalli che oggi, rappresentano il fenomeno più preoccupante tra i crimini zoomafiosi: solo nel 2021 sono stati registrati 17 interventi delle forze dell’ordine, 12 corse clandestine denunciate, 32 cavalli sequestrati».

E ahimè la nostra regione purtroppo ha un bel primato in questo campo. «Per quanto riguarda la Campania, è significativo il fatto che nella regione sia stata registrata l’intera tipologia dei reati da noi esaminati, ogni reato contro gli animali previsto dal nostro ordinamento giuridico è stato consumato nella regione. Questo dato conferma che la Campania è tra le regioni più a rischio zoocriminalità. E non dimentichiamo i collegamenti con altre tipologie di reato come le scommesse illegali, le truffe, il traffico di armi clandestine per il bracconaggio. Nel 2021, solo in Campania, sono stati registrati almeno 735 fascicoli per reati a danno di animali (circa il 7,83% di quelli nazionali): i numeri parlano chiaro».

GLI INTERVENTI IN CORSO E L’AUSPICIO PER IL FUTURO

L’Osservatorio Nazionale Zoomafia della LAV, di cui il dott. Troiano è il responsabile dal 1999, collabora quotidianamente con le forze di polizia e la magistratura per raccogliere ed analizzare dati. Sicuramente qualcosa rispetto al passato è cambiato. «Indubbiamente rispetto al passato le tecniche investigative sui reati a danno di animali si sono perfezionate. La sensibilità nei riguardi degli animali è un patrimonio diffuso e ora si comprende che il maltrattamento di animali non è solo una questione animalista in senso stretto, ma riguarda l’intera società» afferma il criminologo.

Eppure, questo forse non basta nella prospettiva nazionale futura, la speranza è in un passo avanti da parte della legge. «La normativa di riferimento, soprattutto negli aspetti sanzionatori, risulta del tutto inadeguata a contrastare un fenomeno criminale così diffuso. È evidente che questi crimini e di conseguenza i loro agenti, sono tollerati in modo più indulgente dalla legislazione e dalla società rispetto ad altre trasgressioni, in netta coerenza con la prospettiva antropocentrica. Ecco perché la necessità di rinnovare il nostro apparato giuridico. Ci auguriamo che il Parlamento approvi presto l’inasprimento delle pene con la riforma della legge 189 oggetto della petizione della LAV #MISALVICHIPUÒ. Le modifiche alla normativa vigente, sotto l’aspetto sanzionatorio e più in generale dell’intero sistema di prevenzione e di tutela penale degli animali, non si possono più rinviare. È un dovere garantire giustizia, con una pena giusta e proporzionata, alle vittime. A qualsiasi vittima, di qualsiasi specie».

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