Zoe Rondini ci racconta “RaccontAbili”, il suo ultimo successo letterario

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Di fronte a certe storie, le parole sono superflue per quanto possano descrivere la vita, le gioie, i dolori di una persona. Soprattutto quando quest’ultima ha tanto da insegnarci e comunicarci. Zoe Rondini è lo pseudonimo dell’autrice, una giovane donna molto coraggiosa che, fin dalla nascita, convive con una disabilità: nei primi cinque minuti della sua vita non ha respirato, approcciandosi così a un cammino di mille sfide.

Ma è soprattutto una scrittrice che da molti anni è impegnata nella diffusione della conoscenza del mondo della disabilità. Nel suo ultimo successo letterario “RaccontAbili, domande e risposte sulle disabilità“, esamina la disabilità sotto vari punti di vista, estendendolo e osservandolo in tutti gli aspetti: dalla società alla famiglia, dalla scuola allo sport passando per il tempo libero, l’amore, gli affetti e la sessualità.

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Dove qui, nel suo percorso personale e professionale, ha costato quante, persone con disabilità non sono abituate a parlare dei loro vissuti: per timore che vengono considerati come eterni bambini o sono visti solo per il loro “deficit”.

In questa intervista, conosciamo meglio Zoe e il suo impegno a fare informazione sui temi riguardanti l’amore, la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità.

Se ti dicessi di raccontarti brevemente, cosa diresti?

«Sono autrice del saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” (Erickson Live 2020) e del romanzo autobiografico “Nata Viva” (Società Editrice Dante Alighieri 2015), dal quale è stato tratto l’omonimo cortometraggio. Dal 2006 sono anche blogger di Piccologenio.it. Grazie alla scrittura e a varie forme di comunicazione, cerco di impegnarmi nella diffusione della conoscenza del mondo della disabilità e nella promozione dei diritti delle persone con disabilità. Tutti i miei progetti partono dalla scrittura che per me rappresenta uno strumento di riflessione, introspezione e di indagine della realtà. Con il passare degli anni la scrittura mi ha permesso di realizzarmi professionalmente: ciò che era nato come un modo per riempire i lunghi pomeriggi e superare un lutto famigliare improvviso, si è trasformato in un lavoro vero e proprio e mi ha aiutata a crearmi un’identità. Parlare dei miei libri è poi, un punto di partenza per interagire e creare empatia con l’altro».

Sei autrice del saggio “RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità”, a quali tematiche dai maggiormente voce?

«”RaccontAbili. Domande e risposte sulle disabilità” è un saggio polifonico, che racchiude le “voci” di trenta persone tra disabili e chi, per vari motivi, conosce bene il mondo della disabilità. L’intento dell’opera letteraria è quello di offrire il punto di vista dei diretti interessati, uscendo dall’ottica di interpellarli solo nei casi migliori o peggiori delle loro/nostre vite.

Ho cominciato a fare interviste mossa dal desiderio di sapere come stanno le persone, cosa hanno da dire, se si danno l’opportunità di riflettere su quello che vivono e se hanno qualcosa da raccontare rispetto ad argomenti che ci accumunano tutti. Si parla infatti di famiglia, tempo libero, diritti, giornalismo, scrittura, politica, teatro, musica, sport, terapia, editoria, scuola, università, lavoro, amicizia, amore e sessualità.

È stato un lavoro lungo e complesso iniziato nel 2012: molte persone con disabilità non erano abituate a parlare dei loro vissuti, avevano paura a dire che in famiglia, a scuola o in altri contesti, vengono trattati come eterni bambini o sono visti solo per il loro “deficit”. L’ultimo capitolo “amore e sessualità” è stato il più complesso: permangono molti tabù e c’è molta paura e vergogna a raccontarsi.

Ho avuto un’attenzione particolare a quest’ultima tematica per cercare di abbattere i silenzi e le false credenze, per cercare di far passare il messaggio che la nostra sessualità ed affettività non va negata né esasperata».

Qualche settimana fa, hai scritto sul tuo profilo Facebook: “Sarebbe bello essere solo Zoe Rondini e non Marzia”. Cosa ha Zoe che non ha Marzia?

«Per rispettare la privacy di tutti i personaggi coinvolti nel romanzo di formazione Nata Viva è stato necessario usare degli pseudonimi, anche Zoe Rondini è un nome di fantasia. Zoe Rondini è la mia “identità” come autrice, pedagogista e giornalista; diciamo che questa parte di me, è riuscita a realizzarsi in tanti progetti.

Marzia, ha molti anni in più… per questo ha un vissuto di esperienze anche negative legate, più che altro, ad alcuni famigliari, alla riabilitazione ed alla scuola. Marzia forse ha troppi ricordi negativi rispetto a Zoe. Ripensando a quel post a distanza di settimane, devo ammettere che, alcune situazioni rimarcate all’improvviso e in determinati contesti mi fanno soffrire, ma è proprio grazie alle sofferenze e alla mia diversità che mi sono realizzata umanamente e professionalmente».

C’è qualcosa che vorresti aggiungere, che magari non ti ho chiesto?

«Vorrei parlare del mio impegno a fare informazione sui temi riguardanti l’amore, la sessualità e l’affettività delle persone con disabilità. Queste tematiche le affronto in RaccontAbili, Piccologenio, nelle lezioni presso l’università Lumsa ed ho creato il gruppo Facebook “Amore disabilità e tabù: parliamone!“. Ho scelto di fare informazione su tematiche così complesse e a volte scottanti, poiché in Italia siamo indietro anni luce rispetto a molti paesi, sul diritto alla sessualità.

Ad oggi manca ancora una legge per l’assistente sessuale. La scoperta dell’erotismo e dell’amore è lasciata al singolo individuo, alle famiglie e, a volte agli assistenti che troppo spesso, per paura non vogliono parlare di certi argomenti. In altri casi, i famigliari e gli operatori sono aperti all’ipotesi che il ragazzo faccia un’esperienza sessuale ma non sanno a chi rivolgersi. Su questo aspetto c’è un enorme vuoto sia legislativo che informativo ed educativo.

Per me la scoperta della sessualità e l’amore sono stati belli e naturali. Merito di mia madre che ha risposto a tutte le mie domande. Sono tantissimi i genitori e uomini con vari tipi di disabilità, che dall’apertura del gruppo Facebook nel 2012, mi hanno contattato in privato per chiedermi un consiglio per fare un’esperienza sentimentale ed erotica.

Purtroppo, ritengo che ancora oggi ci siano pochi progetti per sostenere le persone e le famiglie a viversi una sana sessualità come enunciato dall’Onu e dall’Oms. Bisognerebbe non dare per scontato che una persona con disabilità capisca da solo cosa significa dare e ricevere amore, avere un rapporto sicuro, rispettoso e appagante».

di Grazia Sposito

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