Zeze, chiacchiere e pampanelle: il Viaggio Carnevalesco tra cinema e teatro di Michele Schiavino

Redazione Informare 05/01/2023
Updated 2023/01/06 at 1:30 PM
5 Minuti per la lettura

Sono stati tempi duri per il teatro e, più in generale, per l’arte. Non si può fare arte senza un pubblico, senza il contatto umano, perché l’arte attraversa la semplice pagina o schermo per arrivare dritta al cuore.

Lo sa molto bene il regista Michele Schiavino che, nel 2020, aveva previsto di mettere in scena sul palco del Piccolo Teatro di Porta Catena (Salerno) la sua opera teatrale “Carnevale non deve morire” in occasione del rito della morte di Carnevale, una tradizione celebrata in diverse zone italiane, e ha dovuto rinunciarci a causa della pandemia.

È la stessa Maria Teresa Schiavino a raccontare le difficoltà avute nella realizzazione del progetto che, poi, si è trasformato in un film: “Zeze, chiacchiere e pampanelle”. Viaggio nel Carnevale di Michele Schiavino è il testo che racchiude tutto il lavoro svolto, partendo dall’opera teatrale alla sua metamorfosi in film arricchito dalle note di un libretto di Paolo Fresu, da un segnalibro realizzato da Igort e da un’accurata scheda che accompagna la sceneggiatura. Si può dire che sia la degna conclusione di un progetto artistico iniziato con delle aspettative diverse, quasi disattese, per poi essere superate grazie all’Associazione Off/cine che ha contribuito alla produzione e alla pubblicazione del libro nel 2021.

Zeze, chiacchiere e pampanelle di Michele Schiavino

Viaggio nel Carnevale è la perfetta sintesi tra tradizione e modernità ispirata dalle conoscenze cinematografiche e dagli studi popolari di Schiavino. Infatti, la commedia dell’arte risale al Cinquecento, sebbene questo termine sia di epoca goldoniana, e si sposa molto bene con la componente carnevalesca, di più antica memoria. Ma Schiavino gioca con i suoi personaggi, con i suoi Pulcinella e si inserisce nella narrazione con i panni di Pazzariello interpretando il sé stesso regista, forse il vero protagonista. In fondo è lui a dialogare con la Morte (che ha il volto di Gerardo Trezza nel docufilm) e a fare metateatro con i discorsi sul pubblico e su Pulcinella. In una partita a scopa con la Morte, Pazzariello scommette sulla vita del Carnevale che «non deve morire» usando, però, i Tarocchi di Marsiglia, probabilmente un riferimento velato al Calvino del “Castello dei destini incrociati”.

Il dialogo continua in modo semplice e diretto, in un’intertestualità che omaggia grandi registi e scrittori perché quando la Morte gli propone di giocare a scacchi, Pazzariello risponde che «chillo ca dici tu è n’ato film», riferimento puntuale a “Il settimo sigillo” di Bergman dove la Morte impersonificata gioca una partita a scacchi con il protagonista.  Un’altra suggestione importante per l’opera sono state le musiche usate da Pasolini nel film “Decameron” uscito nel ‘71. Il regista afferma di aver girato i documentari sul Carnevale durante il suo studio sulle musiche registrate da Alan Lomax e Carpitella usate da Pasolini nella sua pellicola dal soggetto boccacciano. Ed è in questo modo che Schiavino ha avuto l’intuizione di compenetrare il cinema nel teatro, lasciando che questi documentari carnevaleschi fossero parte integrante dello spettacolo riproducendoli in sala.

Sulla scia di “Piscator”, annullando la componente politica, le immagini sono proiettate in chiave documentaria: una storia di tradizioni e di carnevali. Pulcinella, inoltre, è a tutti gli effetti il co-protagonista del regista Pazzariello perché rappresenta il Carnevale stesso, quello che va difeso ad ogni costo sebbene la Morte sia sempre presente, anche quando sembra lontana. Nella versione teatrale, è Attilio Bonadies a dar voce alla maschera tipicamente napoletana, mentre Pulcinellino (il pupazzo irriverente) nasce dalle mani di Claudio Rubino. Dopo una prima parte tutta al maschile, nella seconda si sente la voce femminile dei sentimenti con l’arrivo dell’incarnazione della Musica con il potere di scaldare gli animi e di Euridice, ancora desiderosa di sconfiggere in qualche modo la Morte onnipresente.

“Zeze, chiacchiere e pampanelle” è un esperimento di pura convergenza tra le arti dove la sapiente regia di Schiavino ha tradotto sul cartaceo quanto di immersivo ci sia in questo lavoro.

 di Antonia Erica Palumbo

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