“Zero Waste”: l’economia circolare che mira alla produzione di rifiuti zero

Paul Connett - Zero Waste

Intervista al prof. Paul Connett

 

Zero waste o “Rifiuti zero” è una strategia di gestione dei rifiuti che si pone come obiettivo quello di riprogettare la vita ciclica dei rifiuti, considerati risorse da poter riutilizzare come materie prime e non scarti. Uno dei maggiori teorizzatori è Paul Connett, professore emerito di Chimica Ambientale all’Università Saint Lawrence di Canton, New York. Il progetto prevede l’eliminazione dell’incenerimento dei rifiuti, sfruttando un valido sistema di raccolta che aumenti la quantità di materiale differenziabile e incentivando il riuso del materiale riciclato, con cui dare vita a nuovi prodotti. Il primo comune in Italia che ha aderito al progetto è stato Capannorri, in provincia di Lucca, da cui sono nati consensi da circa 200 comuni, come La Spezia, Mantova e, in Campania, Boscoreale, Somma Vesuviana, Portici, Torre del Greco e Agerola. Nel corso di un recente convegno a Marcianise, il prof. Connett ci ha spiegato nel dettaglio della storia, della filosofia e dei passi pratici invocati dalla strategia “Rifiuti Zero”, applicabile anche in Campania.

 

Zero Waste
Zero Waste

 

Come nasce questo progetto e qual è il primo Stato ad “adottarlo”?
«La prima giurisdizione nel mondo che ha dichiarato “Rifiuti Zero” è stata Canberra, in Australia, nel 1996. Prima ancora, però, le notizie raggiunsero la California, dove molte comunità avevano già raggiunto un obiettivo di mandato statale pari al 50% di deviazione dalla discarica, con l’obiettivo di risparmiare soldi e produrre zero spreco. In questo contesto, San Francisco ha dichiarato una strategia di “Rifiuti Zero entro il 2020”. Nel 2012 avevano raggiunto l’80% di deviazione».

Ci racconta della sua partecipazione negli Stati Uniti d’America?
«Sono stato coinvolto nello studio della gestione dei rifiuti dal 1985, quando hanno cercato di costruire un inceneritore presso la mia comunità, nel nord dello stato di NY. Ho contribuito a formare un gruppo chiamato “Work on Waste USA”, che si è opposto all’incenerimento e ha promosso le alternative di riutilizzo, riciclaggio e compostaggio. Le discariche e gli inceneritori non sono valide alternative perché producono sostanze tossiche che minacciano la salute umana. Tra il 1985 e il 1995 abbiamo aiutato le comunità a fermare più di 300 inceneritori costruiti negli Stati Uniti. Dal 1997 ne hanno costruito solo uno. Dal 1985, la fattibilità di “Rifiuti Zero” mi ha portato in 65 Paesi diversi, dove ho tenuto oltre 2.500 presentazioni alle comunità, senza contributo».

Che tipo di esperienza ha vissuto in Italia?
«Sono arrivato in Italia nel 1996 per aiutare i cittadini a opporsi ad un inceneritore proposto a Pietrasanta in Toscana. Fu lì che incontrai Rossano Ercolini, insegnante di scuola primaria a capo di un piccolo gruppo locale chiamato “Ambiente e Futuro”. Da allora abbiamo lavorato insieme. Ha organizzato la maggior parte delle mie 76 visite in Italia, che mi hanno coinvolto in oltre 280 comunità. Qui ho spiegato come potremmo raggiungere l’obiettivo in dieci passi pratici e convenienti e sottolineato che il successo dipende dalla combinazione delle responsabilità della comunità e da quelle industriali, basate inizialmente sulla costruzione di inceneritori, forni ed altro. Il progetto “Rifiuti Zero” si caratterizza delle 4 R: ridurre, riutilizzare, riciclare (incluso il compostaggio) ed il riprogettare (responsabilità industriale ed accademica). Ho anche sottolineato che si tratta di un movimento basato sul potenziamento delle comunità per curare le proprie risorse e promuovere la lotta contro la corruzione sia del governo che della criminalità. Il rifiuto zero è una pietra fondamentale per la sostenibilità. Questo rende i cittadini e le comunità giocatori fondamentali in questa nuova economia circolare. “Zero Waste” non è una soluzione regionale bensì di comunità. Ed oggi ne esistono oltre 1.000 che hanno raggiunto il 70% di raccolta differenziata».

Come si raggiunge l’obiettivo per ottenere “Zero Rifiuti”? 
«Come ho già spiegato precedentemente vi sono dieci tappe per “Zero Rifiuti”: separazione dall’origine; raccolta porta a porta; compostaggio; riciclaggio; centri di riutilizzo, riparazione e ricerca comunitaria; incentivi economici “save as you throw”; altre iniziative di riduzione residua; separazione residua e stabilizzazione organica; ricerca di rifiuti zero per una migliore progettazione industriale; discariche provvisorie che accolgano attualmente materiali non riciclabili».

Il suo progetto sarebbe attuabile in Campania?
«Assolutamente sì, sia a livello locale che globale. Una tematica importante nella vostra regione è quella della presenza della criminalità organizzata. Ecco perché è necessario che le comunità mantengano i rifiuti sotto il proprio controllo. È comunque difficile azzardare di poter raggiungere una società sostenibile ma bisognava provarci. Cos’altro possiamo fare?». 

Perchè pensa che l’Italia e gli italiani siano diventati un punto di riferimento del suo progetto?
«C’è una buona leadership tra gli attivisti e tanta passione. Qui ci sono comunità con una lunga storia locale, di cultura e di orgoglio per i loro prodotti alimentari ed enogastronomici e “Zero Waste” si inserisce in questa idea di controllo locale, creazione di posti di lavoro, opportunità di business, “slow food” e altro ancora». 

La Campania ha proposto anche la creazione di inceneritori. Voi perché siete contrari?
«Sono costosi, producono tanto inquinamento e in gran parte non sono monitorati né sostenibili, a maggior ragione nel XXI secolo. Dove e quando sono proposti significa che c’è corruzione negli organi di governo coinvolti».

 

Zero Waste punta alla reale sostenibilità

Sul progetto Zero Waste Italy si è espresso anche Lucio Righetti, uno degli esponenti campani: «Dal 26 settembre al 10 ottobre gli impegni del Prof. Connett sono stati molto proficui. C’è stato il coinvolgimento di scuole, comuni (che hanno aderito alla filosofia deliberandone l’assunzione della responsabilità), aziende di gestione del rifiuto municipalizzate e comunità. Le sue affollate e coinvolgenti conferenze fungono da stimolo al continuo operato degli attivisti ambientali contro lo spreco di risorse. La filosofia Zero Waste punta alla reale sostenibilità. Perché non partire dal rifiuto facendo comprendere alle persone la necessità di modificare l’impostazione di base? Non esiste rifiuto se si differenzia. Se non si uniscono i materiali, non si produce rifiuto. Da questa idea partiamo per un percorso di riflessione delle comunità che imparano che da ciò deriva la mancata estrazione, lavorazione, produzione, consumo-scarto. Interrompendo questo circuito non-virtuoso, si azzerano la fasi estrattive-lavorative (nel senso di lavorazione e consumo energetico) consumo e scarto. Nel momento in cui si cortocircuita questo processo, ma insieme a tante altre soluzioni, si rovescia il concetto di produzione-acquisto-felicità-consumo-scarto».

di Giovanni Iodice

Tratto da Informare n° 175 Novembre 2017