Prigozhin

Yevgeny Prigozhin tra Putin, Trump e Lukashenko: storia di un mercenario

Redazione Informare 30/06/2023
Updated 2023/06/30 at 10:56 AM
11 Minuti per la lettura

Venerdì 23 giugno Yevgeny Prigozhin ha apertamente dichiarato guerra al Ministero della Difesa russo e all’esercito regolare, rei, a suo dire, di aver minacciato il campo base del Gruppo Wagner con un attacco aereo che avrebbe causato la morte di un “numero enorme dei suoi uomini”.

Dell’attacco di cui parla Prigozhin non sembra esserci alcun riscontro interno o internazionale; viene dunque spontaneo chiedersi quali siano i motivi che hanno portato Prigozhin a fare una simile dichiarazione, a cui ha fatto seguito una marcia verso Mosca con intenzioni bellicose.

Yevgeny Prigozhin, l’uomo con l’esercito più esperto al mondo

Per provare a rispondere a queste domande è doveroso, prima di tutto, capire chi è Yevgeny Prigozhin, il milionario capo di un gruppo militare arrivato a contare fino a 50mila uomini, operativo in varie parti del mondo e che viene definito da lui stesso come “probabilmente l’esercito più esperto al mondo oggi”.

Yevgeny Prigozhin è nato in quella che era allora nota come Leningrado l’1 giugno 1961; già in gioventù non fu estraneo a violenze e crimini, tanto che, nel 1981, venne condannato a 13 anni di reclusione per rapina e coinvolgimento di minori in attività criminali. Uscito nel 1990 cominciò come venditore di hot dog nelle strade di San Pietroburgo, stando a ciò che egli stesso ha raccontato, all’inizio era così povero da dover miscelare la mostarda nella cucina dei suoi genitori, ma ben presto, grazie all’ambizione e al fiuto per gli affari, riuscì a guadagnare somme sempre maggiori che gli permisero di ottenere una quota in una catena di supermercati e, successivamente, ad aprire il suo primo ristorante a San Pietroburgo, l’Old Customs House che nel 1995 affidò a Tony Gear, un amministratore di hotel inglese, per la gestione.

Il primo incontro tra Prigozhin e Putin

In poco tempo il ristorante divenne rinomato per la sua cucina e smise di utilizzare delle spogliarelliste come cameriere per trasformarsi in un ristorante di lusso. Qui conobbe Putin, allora vicesindaco di Mosca, con il quale strinse un legame di amicizia. Putin, divenuto presidente, portò molto spesso i dignitari stranieri all’Old Customs House o al New Island, il nuovo ristorante galleggiante di Prigozhin. Il suo potere e il suo impero economico aumentarono sempre di più con la vincita di molti appalti governativi, la sua crescente ricchezza lo portò a differenziare i suoi ambiti di competenza e a fondare, ufficialmente nel 2014, il Gruppo Wagner, in occasione della guerra di Crimea.

Gruppo Wagner, una storia di crimini di guerra

Non è chiaro chi sia stato l’ideatore del Gruppo Wagner, se Prigozhin o lo stesso Putin, dal momento che nel 2014 le milizie private erano illegali in Russia; secondo il Ministro della Difesa dell’epoca l’idea sarebbe comunque da attribuire a Prigozhin. Dalla loro fondazione il Gruppo Wagner ha operato nella guerra di Crimea, in Siria come alleati di Bashar al-Assad, macchiandosi di numerosi crimini di guerra, ma anche in Libia e nel Mali.

Le milizie, come la Wagner, gli uomini di Kadyrov, quelle bielorusse o siriane vengono usate dal governo russo nella guerra in Ucraina perché più rapide e capaci di infiltrarsi nelle città e causare terrore. Inoltre, il loro utilizzo non farebbe ricadere la responsabilità sulla Russia, vista l’interpretazione molto restrittiva dell’art. 8 del “Progetto di articoli sulla responsabilità degli Stati per atti illeciti internazionali”che la CIG ha spesso operato.

Prigozhin e i suoi bot per le amministrazioni americane

Prigozhin è stato anche accusato di aver interferito tramite la Internet Research Agency con la creazione di vari account troll e bot nelle elezioni americane del 2016 che videro contrapposti Trump e Clinton. La cosa è emersa con il Russiagate, ma anche l’amministrazione Trump ha confermato e ha sanzionato Prigozhin, attualmente ricercato dal FBI per congiura e interferenze illecite.

Tra inchieste e azioni criminali

Se è vero che la rapida crescita di popolarità di Prigozhin e del suo gruppo li ha resi ancora più potenti in patria, è anche vero che ciò ha fatto nascere molti nemici, soprattutto interni.

Durante la guerra in Ucraina le azioni criminali della Wagner sono state tra le più efferate. Temuti ed accusati di numerosi crimini di guerra, hanno operato soprattutto sul fronte di Bakhmut, dove hanno ottenuto innegabili risultati.

Per tutta la durata degli scontri, Prigozhin si è reso spesso autore di dichiarazioni e di gesti contraddittori. Ad inizio maggio, in un video diffuso su Telegram, in cui lo si vedeva avanti a quelli che sosteneva essere decine di corpi dei suoi uomini, si è rivolto direttamente al Ministro della Difesa, Sergei Shoigu, e al comandante delle operazioni russe in Ucraina, Valeri Gerasimov, accusandoli di non aver mandato munizioni ai suoi soldati e minacciando di abbandonare il fronte di Bakhmut se le cose non fossero cambiate.

I documenti del Pentagono

A metà maggio, secondo un’inchiesta del Washington Post che aveva preso visione esclusiva dei “documenti del Pentagono”, pare che Prigozhin, a gennaio, si fosse offerto di rivelare le posizioni dell’esercito russo agli ucraini in cambio dell’abbandono di Bakhmut da parte di questi ultimi.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la dichiarazione del viceministro della Difesa, Nicolai Pankov, resa il 9 giugno, secondo il quale entro il 1° luglio le «formazioni volontarie» che combattono in Ucraina dovranno firmare dei contratti direttamente con il Ministero della Difesa, ed entrare dunque in un processo di regolamentazione e ufficializzazione. Sebbene rivolta ad oltre 40 formazioni volontarie, sembra che la vera intenzione del Ministero sia quello di assumere più direttamente il controllo del Gruppo Wagner, cosa che ha generato le ire di Prigozhin che ha annunciato “Wagner non firmerà alcun contratto con Shoigu”.

Venendo ai fatti di venerdì e sabato scorso, dopo che Prigozhin aveva dichiarato che “il male generato dai comandi militari di questo paese deve essere fermato” ha iniziato una rivolta armata che ha portato il Comitato Nazionale Antiterrorismo russo a chiedere la cessazione delle attività e ad aprire un procedimento penale per incitamento alla rivolta armata.

Nella notte tra venerdì e sabato il Gruppo Wagner con 25mila uomini, secondo quanto sostenuto da Prigozhin, è entrato indisturbato a Rostov sul Don, importante città nel sud della Russia che fa da sede del comando delle operazioni russe in Ucraina.

La svolta

Sabato mattina il Presidente Putin, mai definito come un bersaglio delle rivolte, ha risposto con un duro discorso alla Nazione in cui ha parlato di una “inevitabile punizione”.

Poco dopo il comando della Wagner era arrivato fino a Voronezh, a 550km da Mosca, solo leggermente contrastato dall’aviazione russa. Mosca si preparava allo scontro. Alle 19 e 30 italiane, quando il Gruppo Wagner era a 200km da Mosca, è arrivato l’annuncio di un accordo mediato dal Presidente bielorusso Lukashenko che avrebbe comportato il ritiro delle forze ribelli ed il ritorno al fronte.

Una visita misteriosa di Prighozin Bielorussia

Poco dopo il viceministro Pankov ha annunciato che Prigozhin sarebbe andato in Bielorussia, senza chiarire per cosa o per quanto, ed ha annunciato il ritiro di tutte le accuse a carico di Prigozhin. Ad ora non si sa ancora cosa abbia ottenuto Prigozhin, l’ipotesi più probabile è un cambio ai vertici del Ministero della Difesa e al comando delle operazioni in Ucraina a danno dei suoi “nemici” Shoigu e Gerasimov. Non è neppure chiaro cosa succederà ora al Gruppo Wagner, teoricamente tornato al fronte per combattere.

Sicuramente la cosa avrà risvolti importanti sia dal punto di vista bellico che interno. Il Gruppo ha abbandonato il fronte di Bakhmut, dando una preziosa opportunità all’esercito ucraino attualmente impegnato in una controffensiva.

Putin ai titoli di coda?

Per quanto riguarda la Russia, la rivolta di Prigozhin è un duro colpo alla stabilità di Putin e di tutto il suo Governo. Il regime di Vladimir Putin si basa molto sul consenso e sull’immagine di uomo forte e inscalfibile, non a caso nel suo discorso di sabato mattina ha paragonato le azioni della Wagner alla rivoluzione del 1917 contro lo zar Nicola II, proiettando su di sé la figura dello zar. Non è chiaro nemmeno il perché non ci sia stata una resistenza più forte da parte del Governo di Mosca. Secondo alcuni si è tentato di ridurre al minimo gli spargimenti di sangue, per altri il consenso verso Putin sta calando molto rapidamente e si preferiva attendere l’esito dello scontro tra Putin e Prigozhin.

Ad oggi sembra che l’invasione dell’Ucraina sia stata una mossa non solo da condannare dal punto di vista umanitario e del diritto internazionale, ma anche tatticamente sbagliata, che rischia di rivelarsi fatale per Putin e per tutta la sua cerchia.

di Giuseppe Guardato

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