Gocciola, scroscia, travolge, sommerge, non esiste nulla di più essenziale dell’acqua: ogni piccolo villaggio è sorto sulle sponde di un fiume e con questo si è diramato fino a diventare città.

A questo bene così prezioso devono la propria bellezza monumenti quali la Reggia di Caserta, famosa anche per le vasche del suo Giardino all’italiana, alimentate dall’Acquedotto Carolino, protagonista della Giornata Mondiale dell’Acqua a Caserta.

Alla celebrazione di un bene vitale come l’Acqua, la Reggia di Caserta ha ben pensato di affiancare l’iniziativa del MiBAC, #IoVadoAlMuseo, aprendo gratuitamente i cancelli del suo giardino per ammirare e raccontare la storia dei famosi giochi d’acqua delle sue vasche.

La nascita dell’acquedotto

Esteso fra le province di Benevento e Caserta, l’Acquedotto Carolino nasce per volere di Carlo III di Borbone (da cui prende il nome), che sceglie di commissionarne la progettazione all’architetto Luigi Vanvitelli, sia per alimentare piscine, fontane e stanze della futura Reggia di Caserta, sia per risolvere i problemi di approvvigionamento idrico in zone del Regno quali Carditello e San Leucio.

Per Carlo, la costruzione dell’acquedotto sarebbe stata emblema di grandezza, della capacità di emulare le grandi opere degli antichi romani; per Vanvitelli, invece, fu una vera e propria impresa, spesso ostacolata degli operai stessi, scoraggiati dalle troppe difficoltà e dai pericoli.

Dal 1997 Patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO

La sua costruzione fu avviata nel 1753, abbracciando un percorso suddiviso in tre parti: dal monte Fizzo al monte Ciesco, da questo al Garzano, fino alla Reggia.

Non fu difficile individuare nella zona di Airola le sorgenti da sfruttare per alimentare l’intero progetto, ma era impensabile che da questa zona l’acqua riuscisse a raggiungere Caserta.

L’architetto, invece, decise di realizzare due collettori, ricordati come Carcarella e Ficucella, con lo scopo di raccogliere le acque da più sorgenti per farle confluire nelle Vasche del Fizzo: da qui l’acqua avrebbe incontrato un percorso prettamente sotterraneo, tranne che nelle zone a valle, attraversabili tramite la costruzione di ponti.

Fra questi, i Ponti della Valle di Maddaloni sono sicuramente i più famosi: un record per l’Europa dell’epoca, con i loro 529 metri di estensione e che tuttora conservano intatta la loro solidità, sopravvissuta a tre terremoti disastrosi e alla Battaglia del Volturno, qui combattuta da garibaldini e truppe borboniche durante la spedizione dei Mille.

“L’architettura è il grande libro dell’umanità”, diceva Hugo, per questo dovremmo tutelarla, un po’ come l’acqua: senza l’una non c’è corpo, senza l’altra, anima.

di Teresa Coscia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019

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