Willy Guasti: la paleontologia contro gli stereotipi

Willy Guasti è uno dei divulgatori scientifici più particolari del panorama paleontologico. Con i suoi canali Twitch e YouTube, chiamati entrambi “Zoosparkle”, Willy risponde a domande che mai ci saremmo sognati di porci.

Che percentuale di colpa ha l’industria cinematografica nella disinformazione generale sul mondo paleontologico?

«Beh, l’iconografia dei dinosauri presso il grande pubblico è sicuramente un’emanazione di Jurassic Park. Sono stereotipi che persistono a distanza di anni e dai quali è difficile allontanarsi alle volte. La mia attività in questo senso è piuttosto “iconoclasta” mi preme far vedere alle persone quello che la scienza davvero sa (e non sa) riguardo gli animali preistorici. Ma c’è anche un lato positivo in Jurassic Park: il grande merito della saga è quello di aver avvicinato molte persone al mondo della paleontologia. io stesso se faccio quello che faccio (e ho intrapreso Scienze Naturali come corso di laurea) è proprio per merito del film».

Willy puoi parlarci della questione “Blood Amber”? E soprattutto potresti consigliare qualche pubblicazione che tratta l’argomento?

«Beh, quello è un argomento piuttosto spinoso. Purtroppo a livello di pubblicazioni non c’è niente sull’argomento. È un tema controverso di cui si parla da un po’ nell’ambito della ricerca paleontologica, ma la maggior parte delle persone non ne ha mai sentito parlare prima di quest’anno, quando con una serie di dibattiti sui social si è parlato per la prima volta al grande pubblico di internet del problema umanitario legato allo sfruttamento dei giacimenti d’ambra in Myanmar, dove i lavoratori estraggono campioni di alto valore scientifico in condizioni disumane. I suddetti campioni vengono tra le altre cose venduti per generare profitto da investire nella guerriglia. Recentemente diversi paleontologi e riviste di settore si sono espressi contro queste pratiche, rifiutando di pubblicare articoli con campioni provenienti da queste zone; ma è un dibattito che sui social ha visto l’alba adesso, per cui le uniche fonti disponibili sono le discussioni tra esperti che si possono leggere sui blog e le dichiarazioni ufficiali di determinati enti (come la Society of Vertebrate Palaeontology)».


Che consiglio daresti a coloro che uccidono animali che reputano pericolosi, anche se non lo sono, come serpenti o ragni?

«Quello che do sempre è un consiglio che vale un po’ in tutti gli ambiti, non solo parlando di animali: è solo con la conoscenza che si abbatte la paura. Iniziando a conoscere questi animali, ci si rende conto che non sono praticamente mai un pericolo per noi, e che gran parte dello spavento che ci provocano viene da esagerazioni dei media e storielle poco attendibili. Capisco che chi ha una irrazionale paura di questi animali faccia difficoltà, ma avvicinandosi pian piano al loro mondo, leggendo su di loro e iniziando a comprenderli si può cambiare il punto di vista, anche radicalmente».

Ci sono progetti futuri che puoi anticiparci per i tuoi canali (e non) che puoi anticiparci?

«Sicuramente ho intenzione di girare qualcosa “sul campo”. A marzo farò il mio primo viaggio con followers, andremo 4 giorni a Londra a vedere la Casa di Darwin, il Museo di Storia Naturale, lo Zoo di Londra e il Crystal Palace (dove ci sono le prime statue di animali preistorici mai realizzate nella storia). Ho in mente di raccontare il viaggio, facendo capire percheé ho scelto queste tappe e quanto sono state importanti per la storia delle Scienze Naturali. Se andrà bene, nulla mi vieta di ampliare questo tipo di contenuti anche a mete un po’ più “wild”. E naturalmente continuerò a lavorare come consulente su una serie di modellini di animali preistorici scientificamente accurati, il progetto è stato appena lanciato e siamo solo all’inizio».

di Giuseppe Spada

 

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