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Whirpool: tre anni di protesta

Giovanni Terzi 26/02/2022
Updated 2022/02/26 at 10:38 AM
4 Minuti per la lettura

Circa il caso Whirpool parliamo di quasi tre anni di proteste, speranze, delusioni e promesse mancate della politica.

La vertenza Whirlpool ha compiuto nella giornata di ieri mille giorni. Un tempo che racconta la lotta, la sofferenza, le speranze, le delusioni dei 430 lavoratori dello stabilimento di Napoli licenziati il 31 maggio 2019. Mille giorni hanno attraversato tre Governi: il Conte 1, il Conte 2 e quello dei presunti ”migliori” (Draghi). Mesi che raccontano anche le promesse mancate di una politica che da subito ha annunciato un’ostruzionismo alla multinazionale che, nei fatti, non c’è mai stato.                                                                Così come non ci sono state le risposte ai dubbi circa il futuro degli operai.

La nascita della protesta

Il 31 maggio 2019 la Whirlpool annuncia che chiuderà la fabbrica di via Argine. La multinazionale aveva firmato nell’ottobre 2018 un accordo con il Governo italiano per il rilancio industriale della sede partenopea, ricevendo in cambio incentivi fiscali. Ma il piano di reindustrializzazione non è mai arrivato.

Il 31 maggio rappresenta anche l’inizio di quella che, probabilmente, è la più grande e lunga lotta per il lavoro in tempi recenti. Al grido “Napoli non molla”, gli operai bloccano le autostrade, sfilano fino al centro di Napoli, occupano la stazione centrale, arrivano in corteo a Roma davanti ai palazzi del potere. L’operaio Francesco Petricciuolo afferma che il suo ricordo più forte è legato alla prima fase della pandemia. Era proibito organizzare manifestazioni in strada. L’operaio riuscì a collegare via web tutta Italia, ricevendo attestati di solidarietà da operai, enti, politici, artisti. Francesco Petricciuolo ha dimostrato che non faceva parte solo di costruttori di lavatrici, ma di un vero e proprio simbolo.

Le promesse del Governo

Accurso ha descritto la situazione con le seguenti parole:

”Difficile mantenere fiducia nella politica quando i ministri di tre Governi assicurano che qualcosa verrà fatto ma il tempo scorre senza che nulla cambi. La mia fiducia è venuta meno nell’autunno 2021. Era l’ultimo giorno in cui avrebbero potuto fare qualcosa per fermare i licenziamenti dell’azienda. Ma sia Andrea Orlando che Giorgetti, due ministri, invece di prendere parte al tavolo erano a chiudere le campagne elettorali per le Amministrative. In quel momento ho carpito la distanza tra chi ci rappresenta e il paese reale che chiede risposte per i propri drammi”.

Non sono mancate critiche anche per Patuanelli, ministro dello Sviluppo economico del Conte bis.

Le speranze

Oggi, gli ex operai sono in cassa integrazione e lo saranno per due anni, con assegni che si ridurranno con il passare del tempo. La speranza è legata a un Consorzio che, assicura il Governo, rileverà lo stabilimento e lo riconvertirà verso la mobilità sostenibile. Chi componga questo cartello e quale sia il piano industriale resta un mistero.

Infine Petricciuolo ha espresso che non si arrenderà facilmente circa questa vicenda. Cercherà di ottenere i diritti che spettano sia a lui che a tutti gli operai della Whirpool di Napoli.

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