“What do you want?”: lo spettacolo dei ragazzi dell’Africa Occidentale

what do you want

I ragazzi dell’Africa Occidentale saranno i protagonisti di “What do you want?” di Stefano Scognamiglio, sabato 9 dicembre al Teatro Comunale di Caserta. L’iniziativa fa parte del progetto “Quartieri di vita” della città di Napoli, iniziato l’8 dicembre scorso e che si prolungherà fino al 22 offrendo spettacoli, mostre ed eventi nei principali centri della Regione.

Gli otto ragazzi sono quattro uomini appartenenti alla S.P.R.A.R. (servizio protezione richiedenti asilio rifugiati), e quattro donne, alcune mogli di napoletani. «La scrittura scenica che avevo in mente si è sviluppata volta per volta con loro – spiega il regista – il risultato è sicuramente un lavoro non tradizionale, in quanto non c’è una trama definita, piuttosto si procede per immagini e suggestioni, per frammenti di vita vissuta e di vita un po’ sognata. Nonostante l’assenza di un nucleo narrativo definitivo, c’è un piano di immanenza emotivo comune che scaturisce dai singoli racconti di ognuno di loro».

Comunemente si dice “Ci fai, o ci sei?” Loro non ci sono, ci fanno e basta.

«A differenza di noi occidentali c’è una minore separazione tra mente e corpo. Tendono a far bene le cose solo quando quest’ultimo è collegato al resto. Da sempre i grandi drammaturgi cercano di eliminare questo dualismo, mentre per questi ragazzi è una dotazione di partenza. Ho sentito una grande teatralità in ognuno di loro, che non è quella attribuita al cittadino napoletano, dal punto di vista folkoristico e degli atteggiamenti. Ha a che fare con lo spirito».

E’ da circa sei anni che Stefano Scognamiglio si interessa di tematiche legate ai migranti. «Non ho nessun problema a dire che l’Italia è un Paese razzista. Mi sono documentato per poi potermi liberare dei documenti e fare arte». La sua prima esperienza risale al bando “Giovani per il sociale“, in seguito a cui sono stati fatti più di cento contratti ed è stato possibile lavorare alla web-serie “Connection House“, girata a Castel Volturno con i migranti del posto. La storia è quella, in chiave del tutto ironica ed esilarante, di un giovane napoletano che si trova improvvisamente povero dopo il fallimento dell’azienda di famiglia, per cui decide di tornare alla casa della nonna defunta anni prima. La casa è però occupata da un gruppo di immigrati clandestini. La seria è stata vincintrice di due premi, a Roma e a Berlino.

Jennifer è una delle attrici di “What do you want?” e non aveva mai fatto teatro. «Mi sto divertendo assai. Il teatro ci lega. Abbiamo la possibilità di parlare di noi e di quello che siamo». A tutti gli effetti. Neppure la lingua è stata modificata. Lo spettacolo è, chiaramente, rivolto ad un pubblico italiano, ma non manca di espressioni del cosiddetto “broken english”, un inglese parlato da migliaia di persone ma che non ha valore letterario ricononosciuto, nonostante abbia un vocabolario. Grande attenzione è data alle luci, alla musica e al canto, loro naturalissima espressione.

«Dobbiamo provare a conoscerci – dice Stefano – L‘ascolto, parola sconosciuta! Siamo continuamente bombardati di notizie, ma alla fine ciò che arriva è una massa informe. L’aspetto che viene meno considerato è quello umano e intimo».

di Alessia Giocondo