Intervista al magistrato Raffaele Cantone

Il dott. Raffaele Cantone rappresenta tanto per il territorio campano. Grazie alle meticolose indagini sul clan dei Casalesi, il noto magistrato napoletano resta uno dei massimi esperti del funzionamento delle organizzazioni criminali, in particolar modo della camorra.
Con le sue indagini il dott. Cantone, negli anni del servizio presso la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, è riuscito ad ottenere la condanna all’ergastolo per molti dei vertici del clan dei Casalesi: da Francesco Schiavone (Sandokan N.d.r.) a Francesco Bidognetti (Cicciotto ‘e Mezzanott N.d.r.). Insomma, la figura di Raffaele Cantone è stata centrale per l’antimafia del casertano.

Nel 2014 venne nominato presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), una tematica che sarà sempre oggetto di enorme studio da parte del dott. Cantone, il quale è autore di pubblicazioni come “La corruzione spuzza. Tutti gli effetti sulla nostra vita quotidiana della malattia che rischia di uccidere l’Italia” (2017). Da giugno 2020 ricopre l’incarico di Procuratore della Repubblica di Perugia, con in mano fascicoli complessi come quello riguardante il caso Palamara.
Con il dott. Cantone abbiamo voluto soffermarci sul pericolo “mafie” insito nella pandemia, così come in ogni crisi economica. Imprenditori disperati, pioggia di miliardi europei e la costante ricerca di consenso sociale da parte delle organizzazioni criminali, portano questo periodo pandemico ad essere pericoloso su più fronti.

Le Istituzioni devono mettersi in guardia e agire efficacemente contro interessi mafiosi già in movimento per sfruttare la crisi; chi meglio del dott. Raffaele Cantone per un’analisi di questi rischi e per parlare di una vera rinascita dei territori casertani.

Con molti commercianti in difficoltà, a causa del covid-19 e delle sue conseguenze economiche, si è parlato di un “Allarme Usura”. Come crede che le mafie approfitteranno di questa condizione e se vuole mandare un messaggio ai commercianti.
«Credo e temo che le mafie potranno approfittare sotto più aspetti delle difficoltà economiche che conseguiranno dalla pandemia.
Certamente esse hanno grande disponibilità economiche e proveranno a metterle in campo; si proporranno agli imprenditori per prestare denaro (e qui il rischio di un aumento dei casi di usura) ma anche per entrare in società con chi si trova in difficoltà (e qui il rischio di nuove ipotesi di infiltrazione criminale nel sistema economico).
Ovviamente gli imprenditori devono sapere che questa gente ha altri obiettivi; vuole strozzare gli imprenditori e eventualmente appropriarsi delle attività più redditizie. Aggiungo anche che ho un’ulteriore preoccupazione; che cioè le mafie approfittino per recuperare o ampliare l’area di consenso che rappresenta l’humus per le mafie per vivere e prosperare.
In questo periodo della pandemia le organizzazioni criminali hanno messo in campo varie forme di aiuto alle famiglie in difficoltà, creando un sistema di welfare alternativo, quello che molto efficacemente viene detto welfare mafioso, che ovviamente genera gratitudine che in futuro potrà essere utilizzato per i propri fini illeciti».
Miliardi di risorse dall’Europa creano inevitabilmente l’attenzione della criminalità organizzata. Cosa bisogna fare per ridurre il rischio di una possibile infiltrazione delle mafie in queste risorse?

«Questo è indiscutibilmente un altro pericolo; le mafie sono bravissime nell’insinuarsi nelle pieghe della legislazione dell’emergenza e nell’approfittare delle scorciatoie imposte dalle situazioni di necessità.
La legislazione che si sta mettendo in campo purtroppo ripropone i soliti cliché di deroghe a tutti i meccanismi di controllo e questo può, al di là delle migliori intenzioni perseguite, consentire alle mafie di poter partecipare, attraverso le proprie imprese di riferimento, alla spartizione di una torta enorme.
Per evitare ciò non bisogna abbassare l’asticella dei controlli, soprattutto quelli antimafia.
In sintesi, bisognerà fare radiografie approfondite alle imprese che potranno partecipare ai progetti con i fondi della cd next generation».

Attraverso cosa deve passare la rinascita dei territori campani secondo il suo parere?
«I fondi che arriveranno dall’Europa sono una grande occasione soprattutto per una conversione green dell’economia e la Campania, per troppo tempo indicata come la patria delle Ecomafie, può approfittare per liberarsi di questa pessima nomea. È necessario però che i vari rappresentanti degli enti locali mettano da parte personalismi e la smettano di litigare fra loro, partecipando attivamente per individuare progetti utili e concreti per il territorio.
E poi la pandemia, che speriamo di lasciarci alle spalle al più presto, può e deve essere l’occasione per interventi di miglioramento della sanità pubblica; abbiamo tutti visto quanti danni hanno fatto i tagli lineari, spesso giustificati dagli sprechi del passato.
I tagli, però, hanno finito per danneggiare i cittadini che sono doppie parti offese; degli sprechi e ruberie dei tanti delinquenti che hanno sfruttato il sistema sanitario e dei tagli lineari che si sono imposti per superare la situazione di gravissimo deficit verificatosi».
La redazione di Informare verrà presto dedicata a Giancarlo Siani, nell’entusiasmo del fratello, l’onorevole Paolo Siani. Quanto è importante il valore di un giornalismo libero, anche a sostegno dell’attività giudiziaria?

«Il giornalismo è il vero e fondamentale sistema di controllo che funziona nelle democrazie. Svolge la funzione di watch dog e cioè cane da guardia del sistema; della stampa libera hanno del resto immensa paura le mafie ed i criminali, perché sanno quanto un’inchiesta giornalistica può essere efficace per smascherare delinquenti di ogni tipo.
Senza una stampa libera e coraggiosa del resto è, quindi, a rischio la democrazia di un Paese.
In questo senso Giancarlo Siani è un esempio preclaro del giornalismo di inchiesta vero ed efficace e credo sia una cosa bella per un giornale che voglia svolgere un ruolo di informazione ispirarsi ad un giovane che è l’esempio del coraggio e della capacità di scavare a fondo».

Come genitore di due ragazzi, proiettati verso il completamento dello studio e il lavoro, come immagina o spera che possa essere il futuro prossimo, anche in seguito al cambiamento del modus vivendi, per la pandemia?

«L’Europa ha messo in campo risorse enormi e non è un caso che ad esse sia stato dato il nome di next generation; l’obiettivo di chi governa, ma in generale di tutti noi, deve essere quello di non lasciare alle generazioni prossime solo i “debiti” che stiamo facendo adesso, senza nemmeno lasciare le opportunità che gli investimenti dovrebbero creare.
Sarebbe per la mia generazione una responsabilità enorme non solo per i danni, ma anche per l’enorme occasione persa».

Si è detto di tutto di quest’anno, che è stato senza dubbio sottratto alla vita, chiediamo un messaggio di speranza, ottimismo e legalità per il nuovo anno, rivolto non solo ai giovani ma a tutti gli italiani.
«Io sono ottimista per natura e mi piace vedere il bicchiere mezzo pieno; mi piace ad esempio guardare agli enormi passi avanti che tutti abbiamo fatto in materia di digitalizzazione; in pochi mesi ci siamo tutti dovuti abituare a nuove forme di lavoro a distanza e abbiamo, volenti o nolenti, dovuto utilizzare gli strumenti informatici non più per leggere il giornale e per giocare; un clamoroso passo in avanti per chi come me (e tanti come me) non è “nativo digitale”. Persino dalla pandemia può derivare qualcosa di buono che resterà!
E poi l’altro aspetto positivo è certamente il rispetto da parte di tanti cittadini delle regole che ha consentito soprattutto nella prima fase di ottenere ottimi risultati contro la pandemia: Così come lo sono i tanti gesti di generosità che sono stati fatti anche da gente comune, inventatasi come volontari per aiutare gli altri; tante manifestazioni di altruismo sono certamente ciò che vogliamo ricordare di più rispetto ai tanti momenti bui.
Preferisco, inoltre, guardare meno ad alcune manifestazioni di egoismo e cattiveria che stanno emergendo soprattutto in questa seconda fase; ce li dobbiamo buttare alle spalle».

di Anna Copertino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 213 GENNAIO 2021

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