Quando il cartaceo di Informare del mese di luglio sarà distribuito, ancora non sarà nota la squadra vincitrice dei Mondiali femminili di Calcio che si svolgono a Parigi quest’anno. Mentre scrivo quest’articolo la squadra italiana esce ai quarti con dignità e onore; da pochi giorni, invece, riceviamo notizie di circa 130 arresti di esponenti ai clan dell’Alleanza di Secondigliano.

Cosa unisce questi due avvenimenti?

Partiamo prima dalle emozioni positive, cioè dai Mondiali femminili. Non ho intenzione di parlarvi di gioco, tattica, e soprattutto fare paragoni con il calcio maschile, perché paragoni non ce ne sono.

È un dato di fatto: le donne sono esseri dotati di poteri straordinari. Capaci di interpretare il ruolo di donna, lavoratrice, mamma, moglie, amica e amante. In un unico corpo.
Capaci di fare mille cose contemporaneamente e terminare la giornata con un sorriso o una carezza da donare ai propri figli. Ho ritrovato questa mia visione anche nelle tante donne sportive che hanno partecipato ai Mondiali.

Prima di tutto la gioia e il divertimento, la consapevolezza di essere interpreti di un gioco entusiasmante e di rappresentare un simbolo importante: essere persone più fortunate di altre. E dai loro sorrisi e dalle loro lacrime traspariva tutto ciò. Il senso di responsabilità di essere degli esempi per tantissimi giovani, ma il tutto affrontato con la leggerezza adatta ad un semplice e divertente gioco. Donna, lavoratrice, mamma, moglie, amica, amante, a volte anche capofamiglia, ma “donna-capoclan” NO.

“Donna-capoclan” MAI! Non è accettabile.

È una contraddizione naturale. Le indagini che hanno portato ai numerosi arresti nel napoletano, hanno confermato che a capo dell’Alleanza di Secondigliano ci sono cinque donne.
Ribaltando, di fatto, tutti gli schemi classici della criminalità. Viene proprio da affermare: “Che speranze ci restano ancora?”.
Quando la donna, simbolo universale della Vita, vende la propria anima alla Morte, che speranza ci resta?

Il rischio più grande è che tali esempi negativi possano facilmente divenire “eroine” nell’immaginario dei giovani più a rischio criminalità.
E allora mi resta la speranza che l’esempio positivo delle calciatrici possa attraversare gli schermi di tv e smartphone, coinvolgendo i tanti ragazzi che le hanno seguite, scacciando i brutti pensieri e facendogli venire la voglia di scendere in strada e prendere a calci un pallone: sempre meglio di prendere a calci il proprio futuro.

di Angelo Morlando
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°195
LUGLIO 2019

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