Voto ai sedicenni: perché “Ni”

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Il voto ai sedicenni è uno specchietto per le allodole. Ho deciso di iniziare così, senza se e senza ma. Vi spiego.

Il giorno 30 settembre Enrico Letta, in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”, ha proposto una riforma della Costituzione che ha come fine l’abbassamento dell’età minima per esprimere il voto, dai 18 ai 16 anni. Subito si sono schierati dalla sua parte il Premier Giuseppe Conte, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ed il suo ex alleato Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico. L’idea sarebbe venuta a Letta dopo il #Fridaysforfuture. Preso dalla voglia concedere ai giovanissimi un canale istituzionale col quale poter affermare le proprie convinzioni, l’ex Premier si è lasciato andare e ha scaldato la scena politica con la sua dichiarazione.

“La Repubblica” ha pubblicato online un articolo in cui viene fatto l’identikit del nuovo elettore. Ecologista, movimentista, cosciente dei problemi del Paese.

In sostanza, ha chiarito il motivo per cui Enrico Letta ha abbandonato l’aplomb che lo contraddistingue. Letta è sicuro che i sedicenni – e quindi anche i diciassettenni – voterebbero a sinistra. Crede, Enrico Letta, di combattere così l’ondata di reazionarismo che sta attraversando l’Italia. E vuole far credere ai giovani di poter realmente cambiare le cose esprimendo la preferenza su di una scheda.

E per togliersi subito dall’imbarazzo di essere stato scoperto, pubblica su twitter lo screen di un vecchio tweet di Matteo Salvini, che recita: “Diritto di voto per i ragazzi di 16 anni come in Austria, visto che i ragazzi di oggi sono molto più informati rispetto al passato”. Vero. I ragazzi di oggi sono molto più informati rispetto al passato.

Arrivo al punto. In prima analisi, guardando la piramide demografica dell’Italia, appare palese come i giovanissimi non abbiamo i numeri per smuovere lo scenario politico.

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In una popolazione di circa 60 milioni di persone, i ragazzi che vanno dai 15 ai 19 anni sono circa 3 milioni. Ora, da questa fascia eliminiamo i quindicenni perché non votanti e facciamo lo stesso con i diciottenni e diciannovenni perché, al contrario, già votano. Rimarrebbero così circa 1 milione e mezzo di elettori in più, ammesso che tutti vadano a votare.

E non è comunque detto che tutti abbiano la stessa idea politica. Ieri “il Giornale” ha pubblicato un articolo in cui raccontava la storia di Marla, una ragazza tedesca di anni quindici. Marla si è presentata di sua sponte, così c’è scritto, al convegno del partito Alternative fur Deutschland, partito di estrema destra. Lì ha tenuto un intervento, visionabile sul web, in cui ha espresso posizioni anti-migranti e a favore di un incremento della sicurezza nelle strade. Marla, anni quindici. Non pensate che la cosa non ci riguardi perché la diretta interessata non è nata sotto la bandiera tricolore. Sarebbe da pressapochisti.

Poi, riallacciandomi al già citato tweet di Salvini, dico: per concedere il voto ai sedicenni, così come fanno in Austria, bisognerebbe rendere il nostro sistema scolastico al pari, se non migliore, di quello austriaco. Sì, i giovani d’oggi sono più informati rispetto al passato. Ma le riforme della scuola, che tendono a preparare lo studente ad essere funzionale al sistema economico, non curandosi dello sviluppo della sua coscienza critica, fanno in modo che essi non sappiano discernere, nel mare magnum degli stimoli che ricevono, cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi li usa e chi invece sta dalla loro parte. Rincaro la dose sottolineando che, negli ultimi anni, il liceo con indirizzo scienze applicate – quello in cui non si studia latino – ha visto crescere a dismisura le sue iscrizioni. Se la politica continua a dimostrare con i fatti che la cultura ed il ragionamento sono obsoleti, credo che sia dura invertire la tendenza.

Inoltre, e concludo, a sedici anni una buona parte dei ragazzi è influenzata dalle idee politiche dei genitori e non ne ha ancora sviluppato una propria solida.

Votare è una responsabilità e molti sedicenni sono pronti a prendere sul serio questa responsabilità. Non credo che questi ragazzi siano però in gran numero. Fatto sta che, come già detto, il voto ai sedicenni smuoverebbe di un millimetro l’equilibrio di una votazione. Per questo, se tale modifica della Costituzione viene introdotta con il fine di avvicinare preventivamente i giovani alla politica, può avere un senso. Ma non parlategli di cambiamento. Li state illudendo.

di Marco Cutillo

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