“Voltare” non è solo un luogo comune

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Quest’anno ho iniziato a leggere in ebook. Mi sono lasciato convincere. In realtà sono quasi stato costretto a leggere in ebook. Durante la quarantena è stato molto più facile reperire libri in digitale che in formato cartaceo. Vi dirò: l’odore della carta, la materialità del libro e tutti i “pipponi” che comunemente vengono accostati all’esperienza della lettura non mi sono mancati per niente. Mi sono mancate, invece, le pagine. Mi è mancata il voltare la pagina desideroso di scoprire cosa ci fosse dietro. Certo, anche in ebook le pagine si scorrono. Ma non c’è attesa, è tutto immediato, veloce. Non si ha il tempo di sedimentare un pensiero e di andare avanti. Si procede e basta come in un flusso ininterrotto. Forse è questa la più grande pecca degli ebook. Forse è questa la più grande pecca della nostra società: non a caso Bauman la chiamava liquida. E continuava dicendo che il cambiamento è l’unica cosa permanente.

Nel mese appena trascorso si sono tenuti gli esami di Stato. Anche nel mese corrente si continueranno a tenere gli esami di Stato.

Parafraso ancora Bauman dicendo che in questo periodo l’incertezza è l’unica certezza. Ed è alla luce di tale considerazione che i maturandi hanno svolto la prova (riadattata per essere confacente alle nuove misure di sicurezza). Di certo non era la maturità che sognavano da bambini, ammesso che i bambini sognino la maturità. Ma è comunque un momento importante che merita di ricevere la giusta considerazione. Più di qualsiasi altro esame – gli esami non finiscono mai – quello di Stato segna uno stacco netto tra l’adolescenza e l’inizio della vita adulta. Parte della spensieratezza lascia il posto alla paura di non essere all’altezza della vita, ma piano piano verranno acquisite nuove consapevolezze e la paura potrà essere gestita con maggior successo. Spoiler: non vi abbandonerà. Ma per quanto questa prospettiva possa sembrare spaventosa, io credo che la chiave per non lasciarsi sopraffare da essa sia da cercare nel passato, nelle radici, nei punti fermi. È chiaro che non sempre il passato porta con sé buoni ricordi. Tuttavia buoni o cattivi che siano, essi devono essere rielaborati, digeriti e gelosamente conservati.

Arrivo al punto. L’esame di Stato è il rito di passaggio per eccellenza. Spesso ne si sminuisce il valore, lo si considera quasi una formalità. Ma non sono le valutazioni a renderlo così importante, sono le esperienze che hanno condotto gli studenti fino ad esso a conferirgli valore. Così come quando si volta una pagina bisogna prendersi tempo per pensare a ciò che si è letto, allo stesso modo bisognare comportarsi quando la vita ci impone il cambiamento. Prendersi tempo per pensare a ciò che si è fatto, senza proiettarsi troppo nel futuro. Bauman aveva ragione. Siamo stati educati a pensare ossessivamente a cosa ci sarà dopo, a ciò che ancora c’è da fare. Quanto spazio resta alla riflessione in un mondo siffatto? Poco, troppo poco. Mentre invece gli uomini hanno bisogno di riordinare i ricordi per non esserne tormentati. Presi dall’ansia del futuro, ci facciamo afferrare anche dalla paura dell’ignoto. Dovrebbero insegnarci a consolidare il passato. Il buio fa meno paura quando ci si ricorda che lo abbiamo già attraversato con successo.

di Marco Cutillo

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