Il volontariato, l’osservazione e il bilinguismo

San Camillo Onlus

Nascosto in una di quelle stradine del centro storico che, attraversandole, lasciano percepire la vera anima partenopea, si trova il Centro di educativa territoriale delle Suore di Carità dell’Assunzione di Napoli, parte dell’Associazione San Camillo ONLUS. Le Suore danno sostegno alle famiglie napoletane, agli immigrati che cercano di integrarsi nel nostro Paese e offrono doposcuola e attività pomeridiane per bambini. A sostenere le suore c’è una grande squadra di volontari che, tra i numerosi volti, comprende anche gli studenti di Mediazione Linguistica dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”.

Un binomio pressoché insolito. Oltre ad essere un’esperienza dal grande valore umano, questi ragazzi si stanno misurando per la prima volta con il loro lavoro del futuro: quello del mediatore culturale. Professionista della comunicazione, è colui che “media” tra due culture e lingue diverse, impiegato soprattutto presso tribunali e ospedali, colui che instaura un ponte ai fini della reciproca intesa. Arriva il momento in cui qualsiasi studente di Mediazione, o di Linguistica, inizi a guardarsi intorno e a “captare” i vari fenomeni del linguaggio da lui studiati. Uno tra tanti è quello che rappresenta al meglio la situazione italiana attuale: il bilinguismo endogeno a bassa distanza strutturale con dilalia. “Bilinguismo” perché in Italia i parlanti utilizzano due varietà di lingua: l’italiano e i dialetti, poste a “bassa distanza strutturale” perché sono entrambe lingue romanze, di pari dignità, la cui matrice comune è il latino. “Endogeno” perché, come ci dice la storia, l’italiano non nasce per imposizione di una lingua dall’esterno, bensì sono stati i parlanti del 1300 a scegliere quali parole dovessero far parte della lingua ufficiale italiana. La “dilalia” è l’aspetto che maggiormente interessa l’attività dei mediatori: è una commistione di lingua che avviene soprattutto nelle conversazioni informali, nata dalla libera (e spesso inconsapevole) scelta di utilizzare l’italiano o il dialetto per comunicare. Tra gli studenti interessati all’iniziativa delle suore, c’è chi abita nelle varie province della Campania, o chi è addirittura siciliano o ucraino. All’interno del contesto napoletano hanno potuto osservare come il dialetto si trasformi in una vera e propria attitudine, sia da parte dei più piccoli, sia degli adulti. Il dialetto viene utilizzato come scudo, per sottolineare un atteggiamento di coinvolgimento o di presa di distanza rispetto al proprio interlocutore. Più frequenti sono i casi in cui il passaggio da una varietà all’altra avvenga con atteggiamento ludico. Per i più piccoli, invece, è un modo per “sentirsi grandi”.

di Alessia Giocondo

Tratto da Informare n° 180 Aprile 2018