Voglia di Verità: la passione di Giancarlo vive nelle penne dei giovani

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ASCOLTA QUI IL PRIMO ARTICOLO DI GIANCARLO SIANI IL 25 AGOSTO 1980

 

Non riesco a immaginare cosa penseresti di questo mondo se ci fossi ancora, come non riesco a immaginare cosa avrei pensato io del tuo, se avessi avuto modo di viverlo. Se avessi avuto modo di conoscerti, anche se penso che non siano stati molti gli eletti ad aver avuto questo privilegio. Il mondo intero ha conosciuto il simbolo che sei diventato dopo essertene andato, ma conoscere un ragazzo di ventisei anni, un grumo di desideri e paure, è tutta un’altra cosa.

Chi anela al nostro stesso sogno sa bene quanto sia difficile rincorrerlo: il giornalismo è dedizione, gavetta, sacrificio, è camminare a lungo nell’ombra, è quel costante luccichio di cui brillano soltanto gli occhi di chi fa ciò che ama. E chi fa giornalismo non può non amarlo.

Non può non amare l’adrenalina, la sfida, la capacità di mettersi costantemente in gioco che questo lavoro richiede, la paura di non giungere a ciò a cui si ambisce, la soddisfazione di avere fra le mani un pezzo unico, esclusivo, capace perché no, di fungere finalmente da svolta. Ma chi fa questo lavoro non può morire, Giancarlo, non può, perché non è giusto. Non è giusto perdere la vita in nome della Verità, di quella Verità più terrificante delle più turpi menzogne, perché potente al punto da smuovere coscienze, da far pensare. E non c’è nulla di più potente del pensiero libero, di un’idea, lo sa bene chi avvelena ogni giorno la nostra terra di delinquenza e violenza, provando a renderla un terreno sterile per tutto il bene che ancora vi potrebbe fiorire. Nulla di più potente della cruda realtà, di chi ha il coraggio di denunciarne i cancri più aggressivi, perché la ribellione di uno può guidare quella di tutti e allora, soltanto allora, la violenza e la paura non avrebbero più alcun potere.

Certe volte mi ritrovo a pensare a che peso abbia oggi la Verità, a quanto possa essere ancora considerata uno dei valori imprescindibili della nostra professione. È uno degli ideali che più fa innamorare i ragazzi che si affacciano al nostro mondo, eppure sembra così difficile ritrovarla in chi dovrebbe mostrarci in che modo agisce un giornalista degno di definirsi tale. La verità è che svendersi a qualsiasi prezzo è molto più comodo che lottare, denunciare, e che la tua morte e quella di chi, come te, ha creduto che potesse esistere un mondo migliore, in alcuni ha suscitato indignazione, in altri ignavia. E allora tanto vale voltarsi dall’altro lato, perché per questo mondo non c’è più speranza e non sarà un morto in più a fare la differenza. Tanto vale nascondersi dietro un muro di omertà mascherata da rassegnazione, a sostenere che un certo coraggio era possibile soltanto anni fa, quando non tutto era perduto e al mondo c’erano ancora ragazzi come Giancarlo Siani, che non esisteranno più.

Eppure, sai, io non sono così convinta che non ci saranno più ragazzi come te, con il tuo stesso desiderio di giustizia e con la stessa voglia di smuovere coscienze raccontando la pura e semplice realtà, perché è un desiderio che ho spesso scovato negli occhi che ho incrociato in questi anni. Occhi di ragazzi giovani, giovanissimi, che armati del potere delle parole hanno scelto di scendere in campo in territori difficili a raccontarne il buio e la luce, per rendere giustizia a tutte le vite troppo innamorate della propria terra per vederla morire. Per rendere giustizia alla memoria delle donne e degli uomini come te, affinché la vostra morte non possa essere considerata vana.

Ed è proprio questo che mi auguro per tutti i ragazzi che hanno scelto di intraprendere questa professione, questo vero e proprio percorso di vita: di non smettere mai di amarla, di non perdere mai di vista il motivo che li ha spinti, un tempo, ad abbracciarla. Di non dimenticare mai il valore della Verità, difendendola a qualsiasi costo, di non svendersi mai. Di non sporcare mai la tua e vostra memoria. Di custodire sempre lo stesso luccichio negli occhi, perché sarà proprio lì che vivrete. Negli occhi di tutti loro. Di tutti noi.

di Teresa Coscia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

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