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Vittorio Sgarbi e Andrea Petrone

“AmaRè”, il perfetto connubio tra l’Antica Distilleria Petrone e la maestosa Reggia di Caserta. Un matrimonio che ha portato ad un amaro d’eccezione creato tramite l’infusione di sole erbe ed essenze pregiate selezionate nel meraviglioso Giardino Inglese.
Per questo speciale prodotto si è deciso di indire un concorso per selezionare la più affascinante bottiglia in ceramica, la quale conterrà “AmaRè”. Ospite d’eccezione delle premiazione è Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte.
Vittorio (Sgarbi .ndr), ci sono dei colleghi che scrivono sulla rivista “Informare” e parlano di legalità, lotta alla camorra, dando spazio ai giovani per parlare di cose belle e non sempre di cronaca. Non ritieni che proprio attraverso una concreta forma di riscatto culturale si potrebbe quantomeno attenuare la criminalità e la dispersione sociale e scolastica tra i giovani?
«Cultura è una parola troppo astratta per poter essere usata in termini antagonistici contro la camorra, perché anche la camorra è una cultura.
La vera risposta alla camorra è il lavoro, il lavoro richiede l’impresa, e l’impresa può essere anche culturale; e, quindi, un museo che torni a funzionare, vedi quello di Capua oppure la Reggia di Caserta, o Carditello o ancora Persano. Facendo diventare questi luoghi protagonisti, si crea così anche il lavoro e si risolleva l’economia. Poi bisogna fare in modo che la cultura transiti ai giovani anche con i social, ed io piaccio a loro per la mia parte più “guappesca” e provocatoria».
Quindi sei convinto che la strada giusta sia anche il modo di comunicare la legalità?
«I giovani vogliono qualcuno che parli la loro lingua e non puoi affrontare una giungla come queste realtà con i buoni insegnamenti ed i poveri insegnanti. Non è facile, lo so, e voi qui in Campania avete anche il cancro di chi ha approfittato della criminalità per fare il suo successo personale, utilizzando una serie televisiva per dimostrare una presunta lotta alla camorra che poi però usa mitizzandola, esaltandola (chiaro riferimento a Roberto Saviano .ndr). Per questo ritengo che questa sia una pessima comunicazione, inizialmente utile solo per denunciare, ma dopo pericolosa anche proprio per gli investimenti perché getta solo discredito, convincendo che la Campania ed in particolare l’area della Terra dei fuochi sia solo fatta di camorristi. Così facendo diventi tu amico dei camorristi, facendoli prosperare nella notorietà».
Se tu vivessi qui, in questo territorio, come lo trasmetteresti il rispetto della legalità?
«La legalità è una condizione di normalità, a nessuno viene in mente di insegnare la legalità a Venezia o a Padova, quindi come inizi a dire “assessore alla vivibilità”, come a Palermo, vuol dire che lì non si può vivere, e quando dici che vuoi insegnare la legalità vuol dire che già la legge lì non c’è. Tu, chiedendomi l’intervista, mi hai detto che Caserta è un territorio difficile, io non sono per niente d’accordo, è tutta la vita che ci vengo e non mi sono accorto di questo bensì dei disagi sociali che rendono difficile vivere qui e non a Bergamo o Brescia, ma come ti dicevo l’economia è forte e quindi vedi che torniamo sempre allo stesso punto: il lavoro che manca, anche se credo che l’economia di questi luoghi potrebbe essere autosufficiente, penso che ci sia uno spirito di impresa molto limitato.
Poi non posso pensare che ci sia stato un presidente della provincia di Caserta che mi regalava le cravatte con il cornetto rosso disegnato che ha rinunciato alla sua carica per andare a fare il medico a Lourdes (cita De Franciscis .ndr), un ragazzo simpatico, ma che non ha dimostrato grande spirito civile; gli chiederei: perché non hai fatto quello per cui ti avevano votato? Significa che c’è una classe dirigente che non capisce su quali risorse potrebbe puntare per produrre lavoro e, quindi, non ha rispetto per il suo stesso territorio».
Vittorio, concludendo…?
«Voglio essere chiaro con te: diffido molto della parola cultura, legalità, associazioni contro la camorra. Non capisco una magistratura che perde tempo a processare stereotipi come Nicola Cosentino, mentre c’è ben altro su cui indagare. Scrivilo».

Rispettiamo il pensiero di Sgarbi, come chiunque è ospite del nostro Magazine, ma sulle ultime dichiarazioni, troppo generico… come il giudizio sulla magistratura.

di Maurizio Flaminio

TRATTO DA Magazine Informare N°191
Marzo 2019

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