Vitrone, 40 anni di musica e un EP per dimenticare la pandemia

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Quarant’anni di musica, quarant’anni di canzoni. “Raccontando le periferie geografiche e quelle del cuore”, usando a prestito una illuminante definizione di Donato Tartaglione per descrivere il Gennaro Vitrone cantautore. Un cantautore che in questi anni di attività musicale nel territorio casertano, ha macinato esperienze, ha cambiato sound spaziando dal metal al folk lasciando intatta l’anima rock, sempre custodita con orgoglio.

Ci sono stati gli incontri con diverse personalità che lo hanno ispirato e proiettato nel mondo dei cantautori. Da Niccolò Fabi, pioniere dei songwriters italiani: «Una persona umile e speciale. Parlammo a lungo del progetto dedicato alla figlia scomparsa. Stava cominciando a lavorare al disco “Il Padrone della Festa” insieme a Gazzè e Silvestri. Un progetto che sarebbe stato poi acclamato dalla critica musicale». Fino a Pacifico: «Nel 2003 ascoltai “Le mie parole”, canzone vincitrice del Musicultura. Ho avuto modo di conoscerlo, ci scambiavamo opinioni su MySpace sui miei brani che gli inviavo. La sua musica ha cambiato la mia prospettiva. Ho capito che dietro ad una canzone pop, esiste un mondo».

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«Mesolella un poeta, innamorato di Lennon. Oggi Truppi e Madame sono delle realtà forti»

E poi, l’amicizia con Fausto Mesolella, il punto di riferimento della Caserta musicale. Quindi gli Avion Travel, vincitori a Sanremo 2000 con “Sentimento”: «Chissà cosa penserebbe Fausto sulla musica di oggi. I dischi che non si vendono più, le piattaforme in streaming che regnano sul mercato musicale… Fausto era un grande musicista, nonché un poeta. Ho suonato insieme a Mimì Ciaramella, batterista degli Avion. Con la band attuale, conserviamo ancora i suoi disegni ritmici in tanti brani. Gli Avion Travel sono dei fari, continuano a fare musica di grande qualità. Da loro ho imparato che bisognava avere un suono che ti caratterizzasse».

Intanto, ne è passata di acqua sotto i ponti, sono cambiate le dinamiche e i modi di fare musica. Ma Caserta, nella carriera di Gennaro Vitrone, è sempre stata protagonista: a volte stanca e grigia, a volte dolce amica. Un territorio dove il tempo passa veloce in balìa dei cambiamenti inesorabili del nostro tempo. Una fucina di talenti che, negli anni ’70, ha regalato gioielli da grande vetrina e che, ancora oggi, è campo ricco di cultura e talento non solo nell’ambiente musicale, ma anche in quello teatrale e cinematografico.

«Uno dei primi concerti che ho assistito a Caserta, fu nel 1981 allo Stadio Pinto. Suonava Pino Daniele e con lui c’erano James Senese e Tony Esposito… ricordo che non avevo soldi e che mi ruppi il braccio giorni prima. I miei amici mi aiutarono a scavalcare il muro di cinta. Fummo beccati, ma gli steward si impietosirono e ci fecero entrare lo stesso. Fu bellissimo». Ancor prima, l’amore a prima vista con i The Beatles: «Ne rimasi folgorato. Mi innamorai della figura maestosa di John Lennon. Un artista geniale». Oggi, Gennaro Vitrone è un artista consapevole dei tempi nuovi e degli strumenti utilizzabili per promuovere la musica. Questo, gli permette di aprire la visione alle nuove generazioni, a nuove espressioni e linguaggi: «In Campania ci sono esempi eccellenti, penso a Giovanni Truppi e ai Blindur. Oltre il confine campano, mi incuriosiscono Madame e Venerus».

«“Salvami” è il disco della rinascita dopo il periodo nero della pandemia»

Esperienze, incontri, delusioni e soddisfazioni. Così come le canzoni e i live nei locali, nelle piazze. I premisolo per citarne alcuni – Musicultura 2010, Premio Fabrizio De André 2010, Premio Bianca D’Aponte nel 2009 e nel 2013, Giffoni Film Festival 2014, Premio Ugo Calise 2017, Premio Olmo 2015, Premio “Be quiet” 2018 al Teatro Bellini di Napoli. Tutto entra nel calderone per accumulare vita. In mezzo, quattro album in studio: «I miei album, li riconosco come fossero dei figli. Ad ognuno di loro sono molto affezionato». L’ultimo, presentato alla Biblioteca Comunale “Alfonso Ruggiero” di Caserta, è l’EP “Salvami”: «Per me rappresenta l’album della rinascita. L’idea è stata sviluppata in piena pandemia. Abbiamo curato ogni minimo dettaglio. Con me, hanno lavorato dei grandi musicisti come Ubaldo Tartaglione che ha prodotto l’EP, Donato Tartaglione al basso, Gianpiero Cunto e Dario Crocetta alle chitarre. Inoltre, il mio ringraziamento va al batterista Carmine Silvestri che suona con noi nei live».

Un nuovo progetto discografico, quattro canzoni – «come si faceva una volta con gli EP degli anni ’80» – che riportano alle melodie di Francesco Di Bella (Solo se ci credi), all’alternative rock (Narciso e Vanesio), al cantautorato (Salvami) e alla musica oltreoceano, Depeche Mode e folk americano in Voce senza Corpo, primo estratto dall’EP e videoclip uscito su Youtube. L’EP è disponibile su Spotify e le date live di Vitrone sono consultabili sulle pagine social. Un nuovo inizio, una nuova avventura.

 

 

 

 

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