La vita di Salvatore Minieri tra antimafia e letteratura

Salvatore Minieri

Salvatore Minieri è un giornalista e uno scrittore che, come lui stesso testimonia, si è occupato molto spesso di mafia, ecomafia e tutto ciò che gravita intorno al “satellite” della malavita. Non esiste altro modo di fare giornalismo per Salvatore, se non quello utilizzato per dire la verità: raccontarla e scriverla. Dopo la pubblicazione di una sua inchiesta sui beni gestiti dalla criminalità organizzata, il 21 gennaio 2008, è stato vittima di un attentato intimidatorio a colpi di arma da fuoco nei pressi della sua abitazione. «C’è da sottolineare l’assoluto menefreghismo, dopo questo avvenimento, da parte della politica e delle associazioni anti-camorra. Inizio a chiedermi, quindi, perché le associazioni e una larga parte del giornalismo casertano voltino la faccia dall’altra parte», dice Salvatore Minieri.

È stato minacciato più volte dai clan della zona in cui continua a vivere. Una delle sue denunce ha trascinato davanti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli i figli del boss Vincenzo Lubrano, vicinissimo a Totò Riina e a Bernardo Provenzano, coinvolto, inoltre, nell’uccisione del sindacalista Franco Imposimato, fratello del Giudice Ferdinando. Ed anche in questo caso lamenta la mancanza di sostegno da parte di associazioni e l’omertà di tanti cittadini e della politica. Questo concetto di omertà è talmente profondo che per Salvatore si radica a partire dal 1600 spagnolo, con le campagne dominate dal signore feudale, il quale controllava i contadini e tutto ciò che ruotava attorno alla vita quotidiana. «Sto lavorando, insieme all’editore Giovanni Pezzullo di Edizioni Italia, ad un nuovo libro, una nuova edizione dei Pascià completamente aggiornata, dove racconterò la genesi di una zona che si chiama Mazzoni, compresa fra Castel Volturno, Grazzanise e Cancello ed Arnone. Nata nell’imposizione della sorveglianza alle aziende agricole, delle mediazioni nelle transazioni agricole e delle estorsioni sui mercati agricoli, si era gradualmente interessata all’attività edilizia. Ancora oggi questa zona è ferma sotto questo stampo».

Dopo essersi interessato di questi argomenti, sempre di grande attualità nei nostri territori, lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Criminál. Enriqueta Martí, la donna più sanguinaria d’Europa”, un viaggio terrificante nella Barcellona di inizio Novecento che tratteneva il fiato al passaggio di Enriqueta Martì, la Vampira di Barcellona, prima donna a sfruttare la pedofilia come fonte “industriale e massiva” di guadagno, tra gli orchi della Catalogna più ricca e borghese. Il libro si è aggiudicato il Premio Letteratura 2017, Fondazione Culturale “A. De Sisto”.

Questo libro nasce da una sorta di stanchezza, da una distrazione dai soliti argomenti trattati, ma anche perché «la retorica dell’uomo violento credo sia diventata un po’ un prodotto commerciale – dice Salvatore – si vende e si fa audience in televisione se parliamo della violenza sulle donne, ma la violenza sugli uomini non ha lo stesso effetto».

Il suo progetto iniziale era quello di narrare vari casi di donne più violente al mondo ma, imbattendosi nel caso di Enriqueta Martì, che ha fatto sembrare tutte le altre donne violente delle dilettanti, ha deciso di scrivere una monografia su questo personaggio. L’intento primo del libro, però, è di dimostrare che la violenza non ha genere. Inoltre, tratta anche della condizione politica europea nei primi decenni del Novecento e documenta le rivoluzioni barcellonesi (con atti mai pubblicati prima) contro lo strapotere del clero e della politica di Madrid. Quest’ultimo argomento è più attuale che mai, se pensiamo al referendum dell’indipendenza della Catalogna. Dalla documentazione presente nel libro, emerge questo voler l’indipendenza che risale a circa quattrocento anni fa.

di Flavia Trombetta

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017