Visioni e revisioni, conclusioni su Settembre al Borgo

Ad essere precisi avrei dovuto scrivere: conclusioni su Un Borgo di libri. E’ quella la parte della rassegna che ho seguito in questi giorni. Ma procediamo per ordine e dal generale, arriveremo al particolare.

Settembre al borgo è la manifestazione culturale che ogni anno si tiene a Caserta Vecchia. Quest’anno è stata diretta, ancora, da Enzo Avitabile – che ha portato in Campania artisti del calibro di Silvestri, Ron, Britti, Grandi, Ruggeri – mentre Un Borgo di libri è la sezione del festival, curata da Luigi Ferraiuolo, dedicata ai libri e non solo. Io ho scelto i libri. Come sempre mi verrebbe da aggiungere. E se pure l’ho scritto al condizionale, insomma, avete capito. Davanti al Duomo di Caserta Vecchia si sono seduti Erri De Luca, Giuseppe Montesano – eremita stanato – e Francesco Piccolo. In un altro contesto qualcuno avrebbe detto “mica cazzi”, ma questo non è il luogo né il tempo per esclamazioni così volgari. In più, oltre ai grandissimi nomi, una serie di nomi grandi hanno preso parte alla rassegna contribuendo alla riuscita del tutto. Daniela Volpecina, Enzo Battarra, Piero Sorrentino, per citarne alcuni. Ma anche volti emergenti come Alessia Bartiromo, Serena Li Calzi, Don Alberto Ravagni. Anche il prelato youtuber, ce n’è stato per tutti i gusti ed età.
Caserta Vecchia per cinque giorni si è trasformata in una modesta capitale della cultura. Dico modesta solo perché è piccina, la sua bellezza antica – toglie il fiato, giuro – a tratti è anche sfacciata. Ricorda a noi uomini che sì, si può invecchiare bene, e che sopratutto è compito degli anziani preservare la cultura per le generazioni che verranno. Il borgo, come ogni anno, si è fatto carico di questo difficile compito e ha investito Luigi Ferraiuolo di pieni poteri. Onnipresente, oserei dire. L’esempio perfetto di un buon padrone di casa. Apre quando c’è da aprire, chiude quando c’è da chiudere, rattoppa quando c’è da rattoppare. E accompagna gli eventi durante il loro svolgimento, col fare febbrile di chi, pure se fermo, trema per la febbre del perfezionismo.
Caserta Vecchia, inoltre, è capitale della cultura non solo perché luogo designato, ma anche per le connessioni che riesce a creare col mondo esterno. Casertani che tornano in patria come la professoressa Olga Campofreda ed altri, che pur continuando a star qui, sono riusciti ad assaporare i resti di una grande stagione di letteratura d’oltreoceano. Scrivo queste parole e penso all’aneddoto raccontato da Enzo Battarra nel corso dell’evento “Ferlinghetti e la Beat”:”Ho avuto la fortuna di conversare con Allen Ginsberg e Fernanda Pivano”. Chi non ha strabuzzato gli occhi davanti a queste parole o sta mentendo o…vabbé, questa non la dico davvero. Ma anche nel Decameron moderno ideato da Erri De Luca si sente il soffio di venti lontani, tant’è che la storia scritta dallo stesso autore, è stata recitata in inglese. Così come si sente l’eco di parlate estere nei riferimenti al pensiero di scrittori stranieri nominati da Montesano e Piccolo. La globalizzazione avrà i suoi demeriti, non in campo letterario.
Ieri, al termine della rassegna mi è venuto spontaneo chiedermi: in fondo, cos’è che rende davvero speciale il Settembre al borgo? Come ha sottolineato Francesco Piccolo nel suo intervento, Caserta è una città di provincia ed è provinciale nei suoi modi di fare. ma vedere la Piazza del Duomo di Caserta Vecchia affollata di persone che tendono le orecchie verso le parole di uno scrittore, scalda il cuore. Perché se verba volant e sono gli scripta che manent, non avrebbe senso spendere il proprio tempo ad ascoltare sproloqui sulla letteratura. Ma, forse, grazie a questo tipo di manifestazioni si riesce a far comprendere che la letteratura è più di semplice astrazione immaginata. Grazie a questo tipo di manifestazioni si riesce a trasmettere un messaggio atavico, ancora parzialmente incompreso: i libri sono il riflesso della vita stessa e per questo sempre falsi, bugiardi, rispetto alla realtà. Eppure essi sono carichi di quella vitalità che ci aiuta a vedere il mondo a colori.
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