Violenza sul lavoro: tutti sanno, pochi parlano

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L’ultimo report Istat sulla violenza nei luoghi di lavoro, attesta che un milione 404 mila donne nel corso della loro vita lavorativa hanno subito molestie fisiche, violenze verbali o ricatti sessuali sul posto di lavoro.

Marianna Grande e Ornella Petillo

Rappresentano l’8,9% per cento delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione.  Nei tre anni precedenti all’indagine, ovvero fra il 2013 e il 2016, hanno subito questi episodi oltre 425 mila donne (il 2,7%).
La tematica della violenza sui luoghi di lavoro è attualmente una silenziosa realtà: pochissimi ne parlano, eppure si tratta di un fenomeno estremamente grave che nella maniera più assoluta, non colpisce esclusivamente le donne. Abbiamo deciso di fare un punto della situazione sull’argomento attraverso la preziosa collaborazione dell’Unione Generale del Lavoro, nelle persone della Dott.ssa Ornella Petillo, segretaria confederale Ugl, e la Dott.ssa Marianna Grande, vicesegretaria provinciale Ugl Caserta. Nel nostro Paese le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro sono di fatto un fenomeno consistente e nel nuovo trattato internazionale, “violenza e molestie” vengono definite come un insieme di comportamenti e pratiche, anche minatorie, volti a creare danni psico-fisici, sessuali o economici.  Il trattato riguarda non solo i luoghi in cui la lavoratrice viene retribuita, ma anche dove svolge la sua pausa, usando servizi igienici e spogliatoi, nonché il suo tragitto tra casa-lavoro. Probabilmente questi dati non riconoscono soltanto un “problema emergente”, ma sono dati che si riferiscono al fatto che, in precedenza, queste “violenze e molestie”, venivano taciute e non denunciate, per paura di ritorsioni” si legge all’interno del dossier fornitoci proprio dalla segretaria confederale.
Si generalizza parlando della parte femminile, ma a proposito degli uomini vittime di tali violenze, la Dott.ssa Petillo si è così espressa: «Quando parliamo di violenza sulle donne parliamo di numeri importanti in merito a stupri, maltrattamenti e per finire omicidi. Gli uomini subiscono in percentuale minore questo; la natura li ha fatti più forti e inevitabilmente hanno una supremazia sulle donne. Molti uomini subiscono delle violenze psicologiche e molti subiscono angherie e soprusi, ma questo è un altro ambito di indagine su cui dovremmo meglio lavorare. Per quanto concerne il dettaglio della violenza sul lavoro, il fenomeno è sempre esistito, fuori e dentro i luoghi di lavoro. Adesso si sta affinando il paradigma per riconoscerlo; fino a poco tempo fa fare battute a sfondo erotico sulle donne e metterle in difficoltà davanti a colleghi e/o amici era giudicata una “simpatica consuetudine”. Oggi se ne riconoscono i contorni a cui abbiamo dato il nome di violenza e molestie, e si riconoscono soprattutto le conseguenze di esclusione e di emarginazione». 
In merito a questo fenomeno, l’Ugl ha assunto chiare posizioni a livello nazionale, mettendo sul tavolo le carenze verificabili all’interno del nostro sistema giuridico sul tema del lavoro, le richieste e gli strumenti di supporto necessari: in primis, nonostante la nostra legislazione preveda tutele per i lavoratori che subiscono violenze, risultano effettivamente carenti prevenzione, valutazione dei rischi, formazione e vigilanza. «Il testo unico sulla salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro offre dei riferimenti importanti nella definizione di prevenzione come “il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno”, ma le indicazioni richiamate non sono sempre di facile applicazione. Mancano protocolli standardizzati che tengano conto dell’identificazione dei pericoli e delle misure da adottare per prevenire il danno.

L’approccio per la valutazione dei rischi non può essere asettico, ma deve dotarsi di strumenti di analisi che contemplino la soggettività del ruolo lavorativo svolto insieme alla partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e dei lavoratori» scrive Petillo. In virtù di ciò l’Ugl chiede che con la ratifica della Convenzione 190 si possa avere il riconoscimento del possibile pericolo di violenze e molestie per tutti i lavoratori e per tutte le tipologie contrattuali; l’adozione di programmi di prevenzione della violenza e delle molestie con obiettivi misurabili; l’applicazione delle norme di prevenzione e tutela in occasione di lavoro, in connessione con il lavoro o che scaturiscano dal lavoro soprattutto per i settori o le professioni e le modalità di lavoro che presentino una maggiore probabilità di esposizione alla violenza e alle molestie, come il lavoro notturno, il lavoro svolto in maniera isolata, il settore sanitario, il settore dei servizi di alloggio e di ristorazione, i servizi sociali, i servizi di emergenza, il lavoro domestico, il settore dei trasporti, dell’istruzione o dell’intrattenimento; la verifica dell’applicazione dei meccanismi di ricorso, di protezione e di risarcimento, con particolare attenzione nelle misure a protezione dei querelanti, delle vittime, dei testimoni e degli informatori contro la vittimizzazione e le ritorsioni; Infine, l’inclusione della violenza e delle molestie, come pure dei rischi psicosociali correlati, nella gestione della salute e della sicurezza sul lavoro.
Misure che, se adottate, porrebbero fine ad un fenomeno che persiste, seppur taciuto. 

I NUMERI IN CAMPANIA 

Per quanto riguarda la panoramica regionale, da cui emerge purtroppo un numero di denunce estremamente basso, abbiamo interpellato la Dott.ssa Marianna Grande, vicesegretaria provinciale dell’UGL Caserta, che dichiara: «In Campania, così come a livello nazionale, non si è ancora diffusa una vera cultura tesa ad accettare la parità di genere e purtroppo la percezione, soprattutto nei lavori meno qualificati, è quella che la lavoratrice se la sia cercata. È un atteggiamento che colpisce due volte la vittima. Qualunque statistica sia stata effettuata sulle violenze fisiche e di genere o psicologiche, è certamente lontana dal fotografare la realtà. Chi subisce queste vessazioni nella maggior parte dei casi omette la denuncia, innanzitutto per la paura di perdere il posto di lavoro, ma anche perché soprattutto nel caso in cui la violenza abbia interessato una donna, la denuncia finisce per isolare chi l’ha sporta. Ecco perché è importante costruire una protezione sociale tesa a garantire il o la denunciante». In merito agli interventi territoriali, l’Ugl Caserta si è adoperata con una grande opera di sensibilizzazione, collaborando con l’Ugl nazionale attraverso mostre dai contenuti forti contro il femminicidio, un gazebo informativo itinerante e destinando fondi ad un centro antiviolenza sul territorio. Possiamo dire quindi che si ha una posizione di prima linea in quest’ambito, elemento certamente fondamentale per fissare come punto di partenza la previsione del fenomeno. 

Si tratta di una campagna di eventi che continuerà ancora non appena sarà terminata l’emergenza sanitaria e che prevede ulteriori approfondimenti ed indagini sul tema, affinché questo fenomeno possa essere arginato in tutti gli ambienti  lavorativi. 

di Daniela Russo

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