«La violenza ostetrica e ginecologica è una forma di violenza rimasta nascosta per molto tempo ed è tutt’ora spesso ignorata. Nell’ambito privato della consultazione medica o durante il parto le donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali – inclusi gli atti inappropriati e non acconsentiti, come le episiotomie e le palpazioni vaginali realizzate senza consenso, pressione sul fondo dell’utero o interventi dolorosi eseguiti senza anestesia».

Questi i termini utilizzati nella Risoluzione 2306/2019 adottata dal Consiglio d’Europa, durante la Sessione Autunnale 2019, presieduta dal Presidente francese Emmanuel Macron. Quest’ultima chiede agli Stati membri di affrontare il problema della violenza ostetrica e ginecologica e di assicurarsi che l’assistenza alla nascita sia fornita nel rispetto dei diritti e della dignità umana. Con questo provvedimento, infatti, gli Stati membri possono istituire meccanismi di denuncia per gli atti di violenza ostetrica e ginecologica e prevedere sanzioni per gli operatori.

Violenza ostetrica

“Violenza ostetrica”, di cosa parliamo

Il fenomeno della violenza ostetrica non è un tema molto dibattuto, né noto molto noto all’opinione pubblica. Il primo riconoscimento ufficiale e giuridico della violenza ostetrica risale al 2007 in Venezuela. Nella “Ley Orgánica sobre el Derecho de las Mujeres a una Vida Libre de Violencia”, la violenza ostetrica venne definita come «Appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario, […] avendo come conseguenza la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, impattando negativamente sulla qualità della vita della donna».

Inizialmente, alcune pratiche eseguite sulle partorienti, quali palpazioni vaginali senza consenso o pressioni sul fondo dell’utero, sono state raccontate da queste ultime come un “abuso di cure”. Il palesarsi della falsa neutralità di queste procedure mediche, congiuntamente ad processo di legittimazione della sessualità della donna, hanno fatto sì che questo fenomeno venisse alla luce. Tuttavia, è bene specificare, che la violenza ostetrica ​​non fa riferimento a situazioni in cui gli operatori sanitari agiscono deliberatamente per ferire o abusare, ma a situazioni di normalità. Parliamo, infatti, di una violenza che si configura con l’imposizione, spesso standardizzata, di cure o pratiche somministrate alle donne senza il loro consenso e, soprattutto, senza fornire loro le adeguate informazioni. Un cesareo non necessario, ad esempio, o una cattiva preparazione sulle proprie possibilità di scelta rientrano nel concetto di violenza ostetrica.

Da chi è stata promossa

La Risoluzione 2306/2019, promossa dalla deputata francese Maryvonne Blondin, qualifica la violenza ostetrica e ginecologica come violenza contro le donne nel quadro normativo della Convenzione di Istanbul. Quest’ultimo è il primo strumento internazionale, giuridicamente vincolante, pensato per creare un quadro normativo completo a tutela delle donne, contro qualsiasi forma di violenza.

Gli interventi

Tra gli interventi, c’è stato quello della senatrice Maria Rizzotti – membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa – che è intervenuta, affermando che, in Italia, la tematica della violenza ostetrica è stata portata alla luce grazie alla campagna social #bastatacere e dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica.

«La risoluzione del Consiglio d’Europa riconosce e valorizza il contributo positivo delle campagne mediatiche, come la campagna #bastatacere condotta in Italia nel 2016, in cui le donne hanno condiviso le loro testimonianze di violenza ostetrica e ginecologica. Le associazioni di madri hanno commissionato a proprie spese una ricerca nazionale sul fenomeno e hanno reso pubblici i dati emersi, ricevendo in cambio solo ostilità e indifferenza istituzionale. Le madri desiderano ora partecipare ai tavoli decisionali e non soltanto stare sul menù», ha commentato la promotrice della campagna #bastatacere e dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia, Elena Skoko.

Violenza ostetrica

Il fenomeno della violenza ostetrica in Italia

Già nel 1972, alcuni collettivi femministi istituirono la campagna “Basta tacere“, senza purtroppo riuscire ad ottenere risultati concreti dalla legislazione italiana. La campagna, rilanciata poi nel 2016, ha condotto ad un’indagine Doxa. Secondo quest’ultima, quattro mamme su dieci, dichiaravano di aver subito un maltrattamento fisico o verbale durante il parto. Congiuntamente a questo, sulla scia anche delle normative degli altri paesi, nel maggio dello stesso anno viene depositata una proposta di legge a prima firma di Adriano Zaccagnini: “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico”.

Successivamente, spopola la campagna mediatica #bastatacere, attraverso cui tanti genitori, sia madri che padri, hanno cominciato a raccontare le loro esperienze di trattamenti abusanti registrati nei servizi di assistenza alla nascita, sui social network, così da abbattere l’apparente tabù di questo tipo di violenza.

Conclusioni

Un grande traguardo per la tutela dei diritti umani, quello segnato dall’adozione della Risoluzione 2306/2019. Un provvedimento che, oltre a porre in essere maggiori risorse dedicate al percorso nascita, (ri)accende i riflettori su un tema quasi estraneo all’opinione pubblica, su cui, la coltre di silenzio che lo riveste, fa sì che sia un tema tabù, di cui forse “è bene non parlare“. Da sempre, la salvaguardia dell’autonomia e del decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità rappresenta una delle prerogative della comunità femminile. Riappropriarsi della propria voce e della possibilità di scelta, rappresenta, senza dubbio, un piccolo tassello per la conquista dei diritti della donna.

di Carmelina D’aniello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°199
NOVEMBRE 2019

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