“Vino e Salute”: l’uno implica l’altro

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L’evento alla Fattoria sociale “Fuori di Zucca”

Meritato successo ha avuto “Vino e salute”, l’evento promosso dalla Fattoria Sociale “Fuori di Zucca” di Lusciano, lo scorso 11 gennaio.
La discussione sul vino e sui suoi impatti sulla salute ha assunto la forma di quella che è stata definita una “chiacchierata tra amici”. Michele Scognamiglio, biochimico e specialista in Scienza dell’Alimentazione, ha presentato il suo libro “Sorsi di salute. Il vino senza frasca”, accompagnato dagli interventi dell’enologo Gianluca Tommaselli, il Presidente Italia Federazione Europea Sommelier, Francesco Continisio, e
Marino Traboni, delegato di Napoli ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino).
Oltre al “Bere responsabile”, lo slogan dovrebbe essere “Bere bene, per bere meno”, come afferma il Dott. Scogliamiglio.
«La formazione ha un ruolo importante». continua Continisio «Non vi diciamo di non bere, ma di farlo consapevolmente. E, magari, associare al vino un’esperienza territoriale. Non dimentichiamo che sia la geografia, che la storia, da sempre, accompagnano il vino».
Come ribadisce l’enologo Tommaselli: «Durante una degustazione, capita che si parli in termini tecnici del sapore della bevanda, senza incuriosire né tantomeno emozionare la persona. Nei primi anni del mio lavoro, ho notato questo approccio sterile alla degustazione. Adesso, invece, c’è una formazione migliore, legata soprattutto alla conoscenza del territorio e della vigna da cui si produce il vino».
Dal punto di vista storico, è stata sottolineata l’importanza di tale bevanda presso gli antichi Romani, quando svolgeva la funzione di un vero e proprio alimento, allo stesso livello dei cereali e dei legumi. «Si è perso il piacere della scoperta e di questo ne è causa anche la globalizzazione».
Afferma Marino Traboni «Il vino, però, pare sfuggire a ciò e a mantenere la propria identità. Rappresenta un orgoglio nazionale, soprattutto italiano. Credo che il vino ci rappresenti all’estero molto meglio di quanto potremmo farlo da soli».
È stato affrontato l’argomento della presenza di solfiti all’interno del vino. Un elevato consumo della bevanda è nocivo, ma soprattutto per la presenza dell’alcol all’interno. L’altra faccia della medaglia afferma, invece, che il resveratrolo, il fenolo antiossidante presente nella buccia dell’acino d’uva, potrebbe avere degli effetti positivi sulla salute. Persino sulla cura dei tumori. Ma in che quantità è necessario bere vino affinché tale molecola produca i suoi effetti? A quanto pare, per assumere e godere del minimo beneficio del resveratrolo, c’è da rischiare una buona sbornia.

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da sx a dx Marino Traboni, Francesco Continisio, Michele Scognamiglio e Gianluca Tommaselli

«Mi occupo di stabilire che tipo di impatto hanno i diversi nutrienti presenti negli alimenti sulla nostra salute». Afferma il Dott. Scogliamiglio «Non esiste un alimento che, preso singolarmente, possa fare solo bene o solo male».
L’evento si è concluso con aneddoti e curiosità sul vino. Quest’ultimo, a quanto pare, piuttosto che far dimenticare pare rinforzi la memoria. Come non è vero che il vino aiuti a riscaldarsi in situazioni “a bassa temperatura”. Esso cambia soltanto la nostra percezione del freddo e pare che il San Bernardo delle nevi, pronto a rifocillare i montagnoli con la sua brocca di whisky, non sia neppure mai esistito. L’iniziativa è nata grazie al bando annuale Funder 35, promosso da ben diciotto fondazioni nazionali (tra cui Fondazione Cariplo e Fondazione per il Sud). Il bando propone, individua e sostiene i migliori progetti presentati da organizzazioni culturali no profit formate da persone under 35.

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