L’Asprino è un vino della famiglia della vitis sylvestris, la vite selvatica, progenitrice della vite coltivata. Il suo territorio è l’agro- aversano. All’aspetto, non è un vitigno a cui si è abituati: si sviluppa in altezza e può arrivare fino ai quindici metri, poggiandosi agli alberi di pioppo presenti nella zona. Tale sistema di allevamento è chiamato “ad alberate” ed è praticato da contadini specializzati nel compito. Armati di scale strette e lunghe, appuntite sulla coda per poter essere conficcate nel terreno e dare stabilità, il loro equilibrio fa invidia ai trampolieri.

Ci troviamo davanti a uno di quei casi in cui il territorio, con le sue peculiarità, incide particolarmente su un prodotto locale e non potrebbe essere altrimenti. L’Asprino è figlio dell’agro- aversano.

I suoi grappoli si presentano di medie dimensioni, dal colore giallo- verdognolo e, grazie all’abbondante pruina sulla buccia, resistono bene alle malattie della pianta. La maturazione è verso la fine di settembre/ inizio ottobre. La distanza dal suolo a cui si trovano permette che non vengano influenzati dal calore riflesso dal terreno ed è probabilmente per questo che conservano un alto grado di acidità. Il risultato è un vino “asprigno”, per l’appunto, dissetante e dal colore paglierino chiaro. Secco e con un leggero profumo agrumato.

Le origini dell’Asprino sono poco chiare. Alcune analisi molecolari lo ricondurrebbero a uno tra i vini più antichi della Campania, un biotipo greco. Altri raccontano che fu Louis Pierrefeu, cantiniere di Roberto D’Angiò, a scegliere l’agro- aversano per impiantare tale vitigno e dare vita a uno spumante da offrire alla corte angioina.

La scelta non fu casuale. Fu dettata principalmente dalla conformazione vulcanica del suolo, riconducibile all’area flegrea, le cui caratteristiche consentono di ottenere un vino che si presta ad essere spumantizzato. La tradizione continua a conservarlo nelle tipiche grotte di tufo dove la temperatura rimane costante, sia in inverno che in estate, intorno ai 13 – 14 gradi.

Nel 1993 il vino ha ottenuto l’assegnazione del marchio DOC che prevede l’utilizzo almeno dell’85% di Asprino e massimo un 15% di altre uve locali a bacca bianca. Per la sua freschezza, viene accompagnato spesso con piatti di pesce e frutti di mare, ma c’è anche chi lo consiglia con la Mozzarella di Bufala.

Il festival Bocconi di Storia 4.0 nasce grazie al bando annuale Funder 35, promosso da ben diciotto fondazioni nazionali (tra cui Fondazione Cariplo e Fondazione per il Sud). Il bando propone, individua e sostiene i migliori progetti presentati da organizzazioni culturali no profit formate da persone under 35. L’evento si terrà il giorno 15 settembre presso la fattoria sociale “Fuori di Zucca”, in via Cangemi, Lusciano (CE). In un percorso artistico e culturale, i partecipanti potranno degustare le eccellenze enogastronomiche di Terra di Lavoro.

di Alessia Giocondo