Viktor Orban: il sovranismo ai tempi del coronavirus

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Ci avviciniamo alla fase successiva dell’emergenza coronavirus, verso un nuovo capitolo di una vicenda che ha cambiato, sotto diversi aspetti, la fisionomia della politica internazionale. 

Tra un invito a “sperimentare iniezioni di disinfettante nei pazienti contagiati” ed un iniziale “non faremo nulla” del sedicente primo ministro inglese Boris Johnson, in questi mesi abbiamo assistito ad una vera e propria débâcle politica, di stampo tipicamente sovranista.

Sullo sfondo di un complesso quadro emergenziale, nel contesto politico europeo c’è anche chi non si è fermato a deliranti e controproducenti dichiarazioni.  Viktor Orban, primo ministro ungherese, è andato ben oltre le affermazioni da aspirante despota.

Lo scorso 30 Marzo Orban acquisisce i pieni poteri dal Parlamento ungherese, con una legge che gli ha consentito di governare per decreto a tempo indeterminato. Il motivo? Fronteggiare al meglio lo stato di emergenza. Dinanzi ad un’Europa ferma, impegnata sul fronte della pandemia, Orban ha dato una svolta significativa alla sua retorica sovranista e al suo pensiero conservatore che, in questi dieci anni, hanno caratterizzato la vita politica dell’Ungheria.

Con la promessa di “utilizzare i poteri straordinari in modo proporzionale e parziale”, Orban inizia i suoi primi mesi da autocrate minando la libertà di espressione. Chi scrive notizie false o senza autorizzazione del governo, rischia la radiazione dall’albo dei giornalisti ed una condanna alla reclusione. Dopo aver messo a tacere anche medici ed infermieri, gestendo le notizie sugli effettivi contagi, il pensiero che Orban voglia uscire da questa emergenza come vincitore morale ed assoluto eroe nazionale è più che un semplice pensiero. È la vivida immagine di un Paese che da anni vive lo scelerato sogno di potere di un uomo intento a dimostrare all’Europa che può governare anche senza il Parlamento. Un uomo che ha sfidato i principi di democrazia e libertà su cui si fonda l’UE.

L’ennesima pantomima sul “bene superiore”, sulla salvaguardia della Nazione dallo spauracchio dell’ideologia mondialista ed iper-europeista, una battaglia tanto cara anche alla destra italiana.

I fautori della politica sovranista presenti sul suolo italiano hanno dichiaratamente appoggiato la linea intrapresa da Orban definendola come “una decisione democratica da rispettare” (parola del buon Matteo Salvini) e limitandosi a sottovalutarne l’importanza. Troppo rumore per nulla. Nel contesto europeo, dove l’euroscetticismo subentra in modo capillare in quasi tutti gli Stati, la mobilitazione del pensiero antieuropeista ha visto in Orban un espediente da utilizzare per attecchire il pensiero di chi vede l’Europa come una minaccia alla singolarità dello Stato e come freno per la crescita economica.

In Olanda, nel Marzo del 2019, il partito euroscettico Fvd (Forum per la democrazia) ottenne un sorprendente risultato alle elezioni provinciali, riuscendo a cavalcare il malcontento generale sui temi dell’immigrazione e sulla critica al potere europeo sulle decisioni politiche interne. In Polonia, dove la spinta ultraconservatrice ha subito un’impennata significativa negli ultimi anni, il partito di governo Diritto e giustizia, che vede come esponente principale il Presidente polacco Andzej Duda, ha dato prova di appoggio incondizionato alle strategie sovraniste, scegliendo i vertici dell’informazione, assicurandosi il pieno potere sulla stampa nazionale.

Anche in Germania, potenza indiscussa dell’UE, il pensiero sovranista detiene un forte consenso popolare. Sia l’estrema destra che l’estrema sinistra, sebbene lontane ideologicamente, trovano il loro punto di unione nel “no” secco all’Europa, e puntano il loro focus sulla ricerca di un’indipendenza nazionale, fuori dall’Europa, e che si basa su una forza economica solida e persistente. Quelli sopracitati sono solo una parte dei Paesi che, da anni, vivono al loro interno una forte influenza sovranista ed antieuropeista. Il significativo cambiamento di direzione nei confronti dell’Unione Europea è il perno su cui ha fatto leva Orban per ottenere, nei suoi dieci anni di governo, un potere indiscusso in Ungheria

Nonostante il governo di Viktor Orban abbia deciso di rinunciare ai pieni poteri, restituendo di fatto il potere al Parlamento, la preoccupazione maggiore risiede nel pericoloso precedente politico che si è venuto a creare. È come se, con l’emergenza in corso, Orban abbia acquisito una consapevolezza maggiore dei propri poteri. Un iter parlamentare in grado di fornirgli il pieno diritto di comando. Nell’attesa che la Commissione europea possa prendere misure in merito, la sempre più difficile unità dei Paesi europei è minata dalla presenza di forti tensioni interne agli Stati e che, in misura più o meno simile, stanno mettendo a serio rischio le basi dell’Europa.

di Antonio Bucciero

 

 

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