Videogiochi per la beneficenza: l’iniziativa del pro player Matteo Ribera

informareonline-matteo-ribera (3)

Matteo Ribera è una ragazzo di ventitré anni, nato e cresciuto a Napoli e studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali.

Matteo è riuscito a realizzare quello che è l’obiettivo di tantissime persone: trasformare la propria passione in un lavoro.
Da appassionato di videogiochi è riuscito a diventare un pro player di FIFA, partecipando a competizioni internazionali con in palio importanti somme di denaro. Per farlo sono stati necessari grandi sacrifici e tantissime ore di allenamento, che l’hanno portato ad essere anche un esempio per numerosi ragazzi e ragazze che sognano di affermarsi nel mondo degli eSports.
Durante le ore di allenamento, Matteo è solito intrattenere i suoi fan in delle live streaming su Twitch, dove trasmette in diretta anche i suoi match di qualificazione per i tornei e dispensa consigli per migliorare le prestazioni.


Dopo l’emergenza generata dalla diffusione del Covid-19 che ha colpito il nostro Paese, Matteo ha deciso di utilizzare la sua influenza mediatica per una nobile causa: lanciare una stream di beneficenza per raccogliere delle donazioni da destinare al reparto di terapia intensiva dell’ospedale Domenico Cotugno di Napoli. Al termine della live stream di dodici ore Matteo, con l’aiuto di altri streamer ed il supporto dei suoi fan, ha raggiunto la cifra di 1007 euro. Le diverse campagne di raccolta fondi lanciate nelle ultime settimane da diversi influencer e content creator testimoniano l’utilità e la potenza dei social network, che posso essere utilizzati anche per promuovere nobili iniziative. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Matteo, per comprendere cosa lo ha spinto ad organizzare questo evento online.

Da dove è nata la tua idea di fare una live stream di beneficenza?

«L’11 marzo ero come tutti davanti alla TV, intento ad ascoltare le parole del Presidente Conte. Durante quel discorso ho compreso che quella che stiamo vivendo è una situazione suo malgrado storica, all’interno della quale solo grazie all’impegno di ciascuno di noi sarà possibile trovare una via d’uscita. Ecco allora che ho cercato di capire come potessi dare il mio contributo e l’idea della live è spuntata in modo molto naturale quando ho pensato a come poter sfruttare in maniera efficiente i miei canali di comunicazione».

Hai una community molto affiatata che ti supporta costantemente, ti aspettavi di raggiungere questa cifra?

«Assolutamente no! Sono molto fiero della community che ho costruito, e sapevo perfettamente che la campagna avrebbe dato ottimi frutti, ma nei miei piani mi ero dato come obiettivo la metà di quanto effettivamente abbiamo raccolto».

È stato un messaggio importante anche per chi etichetta coloro che hanno fatto dei videogiochi un lavoro come “persone che passano le loro giornate a giocare”, invece hai dimostrato che si può dare vita ad iniziative ammirevoli…

«Il mio obiettivo primario era quello di sensibilizzare e responsabilizzare il mio pubblico di riferimento, far capire che anche solo col contributo simbolico del prezzo di un caffè si potesse fare la differenza se ci si univa in uno scopo comune. Ed il messaggio che ne è venuto fuori è proprio quello di cui parli tu, e dimostra come la community del gaming, spesso demonizzata e bistrattata dai più, in realtà sia una grande famiglia in grado di gesti esemplari come questo».

di Marco Polli

Print Friendly, PDF & Email