Un centro commerciale è quello che è, non ci sono interpretazioni che possano farlo percepire come qualcosa di diverso. È fatto di casse e negozi, per uscire con i desideri trasformati in scontrino. 

Quando i punti commerciali sono funzionanti, s’intende. Invece, in provincia di Caserta c’è qualcosa che attrae l’attenzione più di ogni prodotto di lusso, per la sua strana progressione storica. È la travagliata storia del centro Sidicinum di Teano, il primo in Italia a potersi fregiare del titolo barocco di “parco commerciale e spirituale”, per la presenza di una chiesetta, in mezzo alle transenne arrugginite dei parcheggi.

La struttura ha aperto i battenti a dicembre del 2009, tra comunicati stampa con interviste ai prelati che avrebbero curato le anime dei consumatori e previsioni mirabolanti dei titolari del centro commerciale che preconizzavano un futuro di soldi, occupazione e sviluppo internazionale, per quelle anonime zone di campagna sonnolenta. Invece, già ventidue mesi dopo, l’Euronics entrava in crisi e la Conad (colosso inaffondabile in tutta Italia) lasciava la piazza alla più modesta Despar, risultata poi fallimentare, rispetto alle previsioni.

Un bar interno, serviva consumazioni a un prezzo molto più alto, rispetto a quelli dei locali al centro di Caserta. Anche quello chiuse i battenti in pochi mesi.

Il cinque giugno scorso, attraverso una videoinchiesta (allegata a quest’articolo), è stato documentato lo stato di abbandono del centro Sidicinum, con circa cinquanta spazi per attività commerciali chiusi, a fronte di pochissimi negozi funzionanti. Corridoi sporchi e cadenti, manifesti scrostati dai muri, con scritte che promettono prossime e imminenti aperture.

Alla data del cinque giugno 2019, con un video girato alle ore 19.06, nessuna delle promesse dei manifesti è sembrata concretizzarsi. Anzi. Era quasi tutto serrato.

Costruito dall’impresa Kent, riferibile alla famiglia degli immobiliaristi Ciarrocchi e gestito dalla società Reem, con la commercializzazione del gruppo Lang La Salle che ha sede centrale a Chicago, il Sidicinum è uno dei rarissimi casi di centro commerciale caduto in derelizione, a due anni dall’inaugurazione.

Nonostante i nomi altisonanti del mondo immobiliare, in quel centro commerciale iniziò anche a piovere, mentre, affermarono qualche anno fa alcuni giornali on line della provincia, qualche anima pia posizionava bacinelle nei corridoi, per non far creare pozzanghere tra un negozio e l’altro. Quando erano aperti. Perché, nel 2012, un’imprenditrice che aveva attività commerciali al Sidicinum, ha rilasciato dichiarazioni sconcertanti al sito web Generazione Aurunca, chiedendo di rimanere nell’anonimato, per paura.

«Nel 2011 il tracollo è stato visibile a tutti, la gente diminuiva settimana per settimana, ed io stessa non riuscivo più ad incassare, per pagare le commesse e il fitto. Molti negozi iniziavano a chiudere e si aprivano le prime faide giudiziarie tra esercenti e la Direzione del Sidicinum. In alcuni casi i negozianti chiedevano i danni al Centro, in altri casi era la Direzione che chiedeva il pagamento dei fitti arretrati. Un caos. Poi, le disfunzioni organizzative, come per esempio l’aria condizionata, che mancava. Una cosa gravissima. Infine, ho dovuto mollare e chiudere anche il mio negozio, lasciando a spasso le commesse e perdendo tanti ma tanti soldi. È stata una esperienza drammatica». 

L’isola felice che qualcuno, clero in primis, aveva profetizzato, si è tramutata in un grande blocco prefabbricato con i negozi che, appena qualche settimana fa, erano chiusi e cadenti. Ma il centro Sidicinum resta aperto. Quella chiesetta all’ingresso sembra essere più miracolosa della Porziuncola francescana. Soprattutto, se si pensa che una delle maggiori sigle coinvolte nella realizzazione del centro è finita in un pasticcio fallimentare, all’inizio del 2018. La Kent Immobiliare, rappresentata da Lorena Ciarraschi e Agostino Di Bernardino.

A dire il vero, i titolari della società che aveva realizzato il Centro Commerciale Sidicinum di Teano, risultavano a capo di una vera cordata di imprese immobiliari, finite in un vortice di passivi commerciali ed esposizioni aziendali, come ha confermato Antonella Formisani de Il Centro.

«Verso il fallimento di un altro grande gruppo immobiliare in provincia di Teramo. Sono stati dichiarati “improcedibili” tutti e sei i concordati preventivi richiesti da altrettante aziende di Alba Adriatica, tutte collegate fra loro. In sostanza, una decina di giorni fa, le richieste di concordato sono naufragate in assenza della votazione dei creditori. Ora dunque si apre l’istruttoria di pre-fallimento, disposta dal giudice delegato ai fallimenti Giovanni Cirillo, per la Minerva Costruzioni srl, l’Alba Village srl, la Kent srl, la Terra Felice srl, la Green Village srl e l’Oltremare srl, che fanno capo, a diverso titolo, a Lorena Ciarrocchi e Agostino Di Berardino».

Una delle ragioni del fallimento della Kent pare debba essere individuato nella incapacità gestionale delle tante unità abitative, realizzate in Abruzzo, come conferma proprio Formisani: «Alcune delle società immobiliari in questione, infatti, negli ultimi anni hanno acquistato terreni e costruito parecchi immobili nella zona, principalmente palazzi destinati a seconde case al mare con un tipo di edilizia essenziale. Molti appartamenti, a causa della crisi economica che ha avuto pesanti ripercussioni nel settore immobiliare, sono rimasti invenduti. Le società hanno cercato di reagire, attirando clienti da fuori Abruzzo, rivolgendosi anche al mercato campano, e abbassando i prezzi. Ma evidentemente non è stato sufficiente. Tanto che sono stati anche retrocessi all’amministrazione alcuni permessi a costruire».

Insomma, un pasticcio epocale per gli imprenditori che hanno realizzato anche il Sidicinum, forti di un finanziamento da capogiro, da parte della Unicredit, attraverso la mediazione di uno dei più grandi studi legali del mondo, in ambito di spostamento di grandi capitali per l’edilizia privata, Simmons and Simmons.

Stranamente, a fronte di un finanziamento elevatissimo (circa trentadue milioni e mezzo di euro) per la realizzazione del centro commerciale nelle campagne teanesi, appena tre anni fa, il 25 ottobre del 2016, il Consorzio Sidicinum, con indirizzo identico a quello del centro commerciale omonimo, ha dichiarato fallimento per esposizione debitoria con Enel Energia S.p.a. e altri enti.

Oggi, non è chiaro se il Consorzio sia direttamente riferibile alla nascita del centro, ma ne ricalca nome e addirittura dislocazione degli uffici.

Se si trattasse di blocco imprenditoriale unico, sarebbe interessante capire come abbia fatto il consorzio di gestione di un centro commerciale a contrarre debiti del genere con la società di erogazione energia, considerando le dimensioni esigue della struttura commerciale di Maiorisi a Teano e, soprattutto, tenendo bene in conto il finanziamento iniziale di oltre trenta milioni di euro.

Sì, perché da una ricognizione documentale, il Consorzio Sidicinum risulta essere l’organo collegiale che raggruppava i commercianti della prima fase del centro di Teano. Secondo i documenti, il Consorzio avrebbe contratto debiti di entità ragguardevole, non solo con l’Enel, ma con svariati enti. Non solo. Perché, dietro la realizzazione del centro, spunta persino un’offerta a imprenditori campani di appartamenti a bassissimo prezzo, proprio da parte della società che realizzò il Sidicinum qualche anno fa. La solita Kent, della galassia immobiliare Ciarrocchi.

La sede legale del fallito Consorzio Sidicinum, inoltre, pare si trovasse in una appartamento disabitato, alla periferia di un piccolo comune nell’hinterland di Aversa, in provincia di Caserta. Potrebbe trattarsi della proceduta dei Consorzi Fidi, con agevolazioni e finanziamenti per la gestione di un’attività commerciale e imprenditoriale che, nel caso del Sidicinum, sembrerebbe essere naufragata in un clamoroso accumulo di debiti, anche se i membri del Consorzio Sidicinum, secondo le procedure canoniche, avrebbero avuto accesso a determinate forme di contributi e risorse. Oggi, dei circa cinquanta spazi per i punti vendita, ne restano aperti quattro, al massimo cinque.

Ma il Centro Commerciale Sidicinum non chiude i battenti, nonostante un flusso bassissimo di clienti e una esposizione debitoria che si protrae da anni. Sono i miracoli della grande distribuzione organizzata. Quella che, alle spalle, ha banche, imprenditori e studi legali internazionali. Ma, spesso, fallisce in pochi mesi. Mandando per strada famiglie, mentre lascia un territorio devastato da capannoni e parcheggi in cemento.

di Salvatore Minieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

 

Print Friendly, PDF & Email