Viaggio fotografico con gli “Uomini sul confine” di Sandro Montefusco

Sandro Montefusco "Uomini sul confine" - Photo credit Maria Grazia Scrima

Sandro Montefusco, biologo molecolare con la passione per la fotografia e il trekking, ha realizzato al Palazzo delle Arti di Napoli la mostra “Uomini sul confine”, realizzata con una raccolta di fotografie scattate in quei luoghi dove la storia e la geografia hanno deciso che le migrazioni si fermassero e rallentassero. Confini che percorrono continenti, razze ed etnie diverse. Il fenomeno delle migrazioni è antico quanto luomo: attraverso gli scatti di Sandro ci troviamo in luoghi diversi e sparsi per il mondo, ma con un denominatore comune: lumanità.

Cosa ti ha spinto in questo viaggio di ricerca fotografica?
«Quando ho iniziato questi viaggi tre anni fa, non immaginavo di arrivare alla realizzazione di questa mostra fotografica. Nel tempo ho capito che nelle fotografie che scattavo c’era un denominatore comune: quello dell’umanità sui confini che ho raccolto in questa mostra. Il denominatore comune sono gli uomini e le donne sul confine in questi luoghi dove la geografia e la politica, cause naturali o innaturali come le guerre hanno spinto le persone a migrare dagli Stati Uniti a Gerusalemme. Ci sono tante situazioni diverse, viaggi differenti, ho seguito i migranti sulla via balcanica, e la via della droga quella che risale nell’America Latina fino agli Stati Uniti. Ho collezionato una serie di scatti che poi ho progettato una mostra dal comune di Napoli».

 

 

Com’è iniziato il tuo percorso artistico?
«Non sono un artista. Mi piace fotografare gli uomini e le donne nella loro umanità, quindi le mie fotografie hanno la missione di raccontare queste storie, non sono un fotografo ma un biologo molecolare».

Quali sono i tuoi progetti futuri?
«I miei progetti futuri sono quello di realizzare un reportage sulla via della seta in Uzbekistan; continuerò verso la Cina, l’Iran e la parte orientale della Russia, anche in questo reportage impiegherò un paio di anni».

Cos’è per te il reportage?
«È la possibilità di raccontare una storia di un popolo o di singoli individui. L’importante è la semplicità della fotografia e della storia stessa».

Cosa vorresti comunicare attraverso queste fotografie al pubblico?
«La bellezza del diverso, la non paura per lo straniero. Io non ho paura di viaggiare, le persone mi hanno sempre trattato bene, non ho avuto confronti negativi».

Cosa vorresti comunicare ai giovani fotografi che si approcciano al mondo della fotografia?
«Di viaggiare e di scoprire la bellezza che c’è nel mondo anche in posti difficili».

di Maria Grazia Scrima

Tratto da Informare n° 175 Novembre 2017

About Maria Grazia Scrima

Classe ’86. Laureata in Arti Visive (Laurea I livello) e in Fotogiornalismo (Laurea specialistica) presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Attualmente frequenta un corso in Fotografia pubblicitaria presso l’ILAS (Istituto Superiore di Comunicazione Visiva). Le sue passioni sono l’arte, la musica, la fotografia, la grafica pubblicitaria, la poesia e la lettura.