Via Settembrini, una calamità nel cuore di Napoli

Via Settembrini, Napoli

Cenni storici

La città di Napoli è stata per il suo territorio un esperimento architettonico di centinaia di professionisti che, nel corso della sua storia, si sono susseguiti assecondando le richieste dei sovrani e sperimentando nuove forme e stili architettonici. Napoli è famosa per i palazzi, per le scale, per le chiese e per le strade. Se è vero che con il Vice Regno Spagnolo la pluralità di architetti erano appartenenti ad ordini religiosi, con la venuta dei Borbone le cose iniziano a cambiare. Re Carlo impone tasse sugli edifici religiosi limitandone il proliferare. Inizia l’abbattimento delle mura sentendo l’esigenza di decongestionare la città. La Pianta del Duca di Noja del 1775 evidenzia infatti una popolazione che contava 350.000 abitanti. Solo nel 1839 viene istituito il consiglio edilizio. Questo fu il primo strumento di diffusione di gusto e carattere architettonico. Oggi Napoli conta quasi 1 milione di abitanti: in poco più di duecento anni la popolazione è triplicata, ma la struttura della città è rimasta inalterata cosi come molte infrastrutture, impianti fognari e viari.

 

Via Settembrini, Napoli
Via Settembrini, Napoli

 

Esempi di calamità recenti: Via Settembrini

Oltre al terremoto dell’80, su Napoli, si è abbattuta un’altra calamità, quella del 2001. Molti la ignorano o non la ricordano ma nel settembre del 2001 dopo due ore di pioggia torrenziale, il sistema di contenimento delle acque meteoriche è esploso causando allagamenti. Una delle zone più colpite è stata l’insula di Via Settembrini, composta da 7 edifici tra Piazzetta Settembrini e via Settembrini e tra i più colpiti i civici 5 e 32, a ridosso di via Duomo. L’intero sistema edilizio ha registrato danneggiamenti. Circa 1.000 persone, tra abitazioni ed attività commerciali, furono evacuate. Dopo i primi interventi, il sistema di monitoraggio evidenziava, a distanza di un mese, il perdurare dei cedimenti. Nella sua discesa, l’edificio intaccò una condotta idrica rompendola e, silenziosamente, l’acqua, spinta a forte pressione, permeò nelle fondazioni del fabbricato, incrementando notevolmente i danni già registrati per la pioggia.

 

Via Settembrini, Napoli
Via Settembrini, Napoli

 

Il ripristino del piano fondale e il restauro strutturale e architettonico

Scoperta la falla, i danni registrati furono ingenti. I lavori per il ripristino, furono di riprogettazione e di restauro. Per le fondazioni si optò per la realizzazione di coppie di pali cementizi di piccolo diametro, lunghi dai 20 m ai 28 m, per punti dove è stato necessario realizzare in esterno le paretine in calcestruzzo armato di collegamento. Questa prima fase è durata due anni. Alla fine, l’opera si è conclusa con la realizzazione di tutti i sottoservizi presenti nell’area basamentale dell’edificio. Con la rotazione ed il distaccarsi del civico 32 dal civico 25 di via settembrini, si è pensato ad un sistema di realizzazione di un giunto tra i due edifici. Il giunto tecnico strutturale è stata la soluzione adottata, inserendo una struttura intelaiata, in aderenza al muro esistente che strutturalmente s’è rilevato essere parte dell’organismo resistente dello stabile confinante. L’operazione è consistita, in sostanza, di consentire i “movimenti relativi” tra i singoli corpi di fabbrica laddove la natura aveva indicato la linea di taglio, eseguendo le lavorazioni con le cautele dovute, oltre che per la sicurezza, anche in considerazione del fatto che si trattava di “edilizia vincolata”. Importante, a tal proposito, è stata la collaborazione con le Soprintendenze oltre che con gli uffici di Sicurezza Abitativa e Geologica del Comune di Napoli.  Successivamente si è affrontato il processo di scomposizione e ricomposizione di tutte le strutture orizzontali piane dislivellate, incluso il consolidamento delle volte murarie a copertura dei livelli più bassi. Le murature sono state trattate con il metodo del “cuci e scuci” a pietra di tufo secondo tecniche tradizionali di tipo “soft”. I cordoli di sommità sono stati eseguiti con bauletto di muratura di mattoni armati da catene metalliche di tenuta poste anche a tutti i livelli sottostanti. Con la stessa tecnica sono state riconfigurate le necessarie verticalità strutturali. Si è inoltre realizzato il recupero della struttura in elevazione della facciata su Piazzetta contenendo le deformazioni di fuori piombo entro limiti inferiori ai 20 cm. Sono stati rifatti tutti i solai e le falde del tetto. Le capriate esistenti sono state consolidate con l’inserimento di catene metalliche a vista. Avendo riqualificato l’intero edificio con consistenti modifiche strutturali, nel rispetto della natura architettonica dello stesso se ne effettuato il restauro architettonico. Con l’intervento di restauro di è generato un aspetto architettonico uguale a quello pre-alluvione. Vi è da evidenziare, inoltre, che è stato necessario ripristinare le tubazioni di servizio degli impianti condominiali e comunali tanto per le adduzioni energetiche quanto per l’impianto idrico e fognario.

 

Conclusioni

Questo lavoro, afferente ai civici n. 32 di Via Settembrini e civico n. 5 di Piazzetta Settembrini è stato curato per la progettazione e D.L. dall’Arch. Giuseppe Capuozzo ed è stato vincitore del “PREMIO DI ARCHITETTURA RAFFAELE SIRICA – SICUREZZA DELL’ABITARE – SEZ. A – PROGETTI REALIZZATI – CAT. 1 Recupero edifici esistenti” istituito nell’anno 2010 dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

 

Architetto Giuseppe Capuozzo
Architetto Giuseppe Capuozzo

 

La sicurezza dell’abitare è una priorità e prescinde necessariamente da un assetto infrastrutturale adeguato. Il patrimonio architettonico presente sul nostro territorio evidenzia l’esistenza di problematiche derivanti da secoli di modifiche artificiali ed assestamenti naturali del territorio. Le nuove tecniche si prestano alla riqualificazione degli edifici nel rispetto delle norme più recenti. Questo progetto, scaturito da una necessità figlia di una catastrofe naturale, è l’esempio di quello che si può realizzare. Certo è, che non bisogna attendere che siano eventi e catastrofi ad innescare il sistema. Bisognerebbe attuare dei piani di riqualificazione ove necessario anzi tempo in modo tale da poter intervenire con costi anche contenuti rispetto ad interventi di manutenzione e progettazione di emergenza.

Credits: arch. Giuseppe Capuozzo
Collaboratori: arch. Mariarosaria Infantino, arch. Fabio De Falco, ing. Alfredo Galasso
Imprese: Per il ripristino del piano fondale SIF s.p.a., Napoli
Per il consolidamento e il restauro delle arti in elevazione CO.M.E.S. s.r.l., Napoli

di Raffaele Gala

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017