settimana lavorativa corta Intesa Sanpaolo

Via alla settimana lavorativa corta in Italia: Intesa Sanpaolo la sperimenterà

Palmina Falco 20/12/2022
Updated 2022/12/20 at 4:10 PM
4 Minuti per la lettura

Quante volte ci è capitato di pensare a quanto sarebbe bello conciliare la relazione tra il mondo del lavoro e gli eventi della vita quotidiana più facilmente. Ridurre il tempo dedicato al proprio impiego, magari senza ripercussioni sullo stipendio, dedicando maggior tempo a sè stessi, alla propria famiglia, alla vita extra-lavorativa. A questo ogni uomo e ogni donna ha pienamente diritto, accanto al dovere di lavorare. Ebbene, questa sembra non essere una semplice fantasia, almeno per i lavoratori di Intesa San Paolo. Quest’ultimi, di fatto, hanno presentato una specifica trattativa ai sindacati: l’avvio di una settimana lavorativa corta composta da 4 giorni con 9 ore lavorative al giorno e 4 mesi di smart working all’anno.

Settimana lavorativa corta: la situazione in Europa

L’Italia è tra quei pochi paesi che non ha ancora sperimentato questo tipo di organizzazione. La settimana corta, infatti, non è un concetto inedito per il resto del mondo. Alcuni paesi, tra i quali Islanda, Spagna, Scozia, Belgio, Giappone e Regno Unito hanno adottato o avviato piani in questa direzione già da diversi anni. In questi luoghi si è riusciti a dimostrate, tramite episodi concreti creati dai manager e dai proprietari delle imprese, che diminuire l’orario di lavoro può comportare un aumento della produttività e la diminuzione di una serie di costi.  In Italia è stato uno dei temi portati avanti dal leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte nel corso dell’ultima campagna elettorale.

Come verrà rimodulata la settimana lavorativa in Intesa Sanpaolo?

Da gennaio 2023 sarà avviato un periodo di sperimentazione in circa 200 filiali di Intesa San Paolo che consisterà nel lavorare un’ora e mezza in più al giorno ma diminuendo il numero dei giorni in ufficio, da 5 a 4. La volontà è di inculcare una nuova idea di lavoro per la quale esso venga concepito nell’ottica di risultati raggiunti e non più in termini di ore. La scelta è del tutto volontaria e opinabile. Nello specifico: La proposta che Intesa Sanpaolo avanzerà al personale prevede la possibilità di aumentare su base volontaria il lavoro flessibile da casa fino a 120 giorni all’anno, con un’indennità di buono pasto di 3 euro al giorno, per tener conto anche delle spese sostenute lavorando da casa, e di lavorare 4 giorni a settimana aumentando a 9 le ore giornaliere su base volontaria, a parità di retribuzione, senza obbligo di giorno fisso“.

Le obiezioni e le critiche

L’introduzione della settimana corta implicherebbe meno malcontento e meno sprechi, più soddisfazione e più guadagno. Tuttavia c’è chi non la vede in questo modo. Secondo alcuni, con tali modalità si metterebbe a rischio la socialità del lavoro, visto che il contratto nazionale sulla gestione dello smart working stabilisce un limite di 10 giorni al mese proprio per assicurare un giusto equilibrio fra attività lavorativa da casa e in presenza. L’azienda, invece, ha previsto 120 giorni di fila a casa e per alcuni uffici addirittura 140 giorni.

Per non parlare del fatto che la sperimentazione sarebbe in realtà limitata a pochissime filiali di grandi dimensioni. Tra l’altro, molti affermano che l’iniziativa non sia scaturita da un’esigenza dei dipendenti ma da una volontà della Banca di risparmiare i propri costi scaricandoli sui colleghi. Riflettendoci, lavorando in smart working da casa, l’abitazione del dipendente si trasformerebbe nei “locali della banca” con tutti i costi delle utenze a carico dello stesso lavoratore.

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