Veronica Tuccillo: “Mi candido per amore dei più fragili”

Candidata per le elezioni regionali di settembre, nella lista provinciale di Napoli di Fare Democratico/Popolari, Veronica Tuccillo è un concentrato di passione, esperienza e innovazione.

Napoletana, settima di nove figli, avvocato e presidente della onlus «Sempre più in alto», Veronica Tuccillo porta non poche novità in Regione: si affaccia per la prima volta alla politica, dopo aver maturato un impegno decennale a favore di una categoria di persone fragili e  dimenticate (i bambini affetti da disturbi del neurosviluppo). Inoltre è giovane e di genere femminile, quindi – purtroppo – appartenente alla minoranza nelle stanze del potere.

Veronica, perché ha deciso di candidarsi con i Popolari?

«Per amore della parte più indifesa della nostra società: i bambini che nascono con un handicap. Indifesi perché piccoli, quindi soggetti a decisioni altrui; perché marcati alla nascita da un futuro incerto; perché pochi si occupano di loro e quelli che lo fanno spesso hanno solo l’obiettivo di accrescere la loro visibilità o, peggio, le loro entrate. Per quanto riguarda la scelta dei Popolari, ho risposto alla loro proposta in ragione dei valori di questo movimento di ispirazione umanistica, che si appella a giustizia sociale e libertà, due capisaldi in cui mi riconosco pienamente».

Le sue idee nascono da una vicenda personale. Ce la può raccontare?

«Il mio secondo figlio, Amedeo, ebbe da piccolo una diagnosi di autismo. La mia famiglia ed io ci trovammo disorientati e condannati dalla frase “non c’è nulla da fare”. Tuttavia ho incontrato un medico e una logopedista che mi hanno indicato la strada e offerto un barlume di speranza. Così mi sono aggrappata ai loro suggerimenti e ho abbandonato la professione di avvocato. Ho studiato, frequentato seminari in Italia e all’estero, ma soprattutto ho dedicato moltissimo tempo a mio figlio e al recupero del suo sviluppo interrotto. Oggi, a sedici anni, mio figlio sta bene. Ha avuto un percorso scolastico soddisfacente senza nemmeno il bisogno, dalla quarta elementare in poi, di insegnanti di sostegno. Si esprime in maniera perfetta, frequenta il liceo classico e ha i comportamenti tipici di un ragazzino della sua età.

Questa esperienza negli anni ha dato vita a un metodo sia di accompagnamento dei bambini con gli stessi problemi, che di sostegno alle loro famiglie, strutturatosi grazie alla onlus «Sempre più in alto». L’associazione ha sede nel Rione Sanità ed è stata riconosciuta come Centro per le Famiglie dal Comune di Napoli. I nostri risultati sono davvero incoraggianti. Sfruttiamo un approccio che rifugge l’assistenzialismo per privilegiare il recupero educativo. Ogni ragazzo affetto da problemi del neurosviluppo può migliorare se adeguatamente seguito in primo luogo dai suoi genitori, che nel nostro metodo hanno un ruolo da protagonisti consapevoli e non da spettatori passivi come nella maggioranza dei casi».

Questa vicenda può in qualche modo qualificare il suo impegno politico?

«Assolutamente. L’esperienza mi ha insegnato che solo un’alleanza tra tutti i coinvolti nel percorso di crescita di un bambino può condurre ad uno sviluppo corretto e offrirgli tutte le opportunità che merita. Intendo dire che famiglia, scuola e sanità devono collaborare tra loro costantemente, in modo che l’impegno degli uni e degli altri si potenzi reciprocamente. Di conseguenza solo le istituzioni, e quella regionale in particolare, possono mettere in atto tale alleanza in maniera sia efficace sia efficiente. Oggi, nella sola Campania, nascono ogni anno circa 350 bambini con sindrome dello spettro autistico. Ed è stato calcolato che, impiegando un approccio solo assistenziale, la vita di una persona con autismo grave costa allo Stato circa 3 milioni di euro. Si può fare di meglio per meno. Inoltre, negli anni ho imparato a confrontarmi con casi intricati, con una miriade di interlocutori diversi – sanitari, insegnanti, educatori di vario tipo, enti pubblici – spesso con pareri e interessi contraddittori. E che cos’è la politica se non la gestione della complessità in nome del bene comune?».

Quali sono  quindi i punti e i temi chiave del suo programma?

«Il punto più importante è la condivisione. Oggi prevale la «politica del fare»: la proliferazione asfissiante di norme e decreti, spesso incomprensibili e contraddittori, anche durante la pandemia lo abbiamo visto. Le campagne elettorali, sono oberate di programmi in apparenza concreti e in realtà irrealizzabili. Questa mania di fare è probabilmente dovuta all’illusione che solo l’azione, giusta o sbagliata che sia, generi visibilità e consenso. Credo che il presidente Ciriaco De Mita abbia molta ragione quando sostiene che «la politica è prima di tutto pensiero». Solo se c’è un pensiero forte e convinto il dialogo politico può evitare di scivolare pericolosamente nei piccoli accordi tattici e nelle manovrine di breve respiro, ma diventare, appunto, condivisione. Io mi impegnerò per raggiungere questa condivisione, anche tra forze opposte o addirittura antitetiche, intorno ai temi sociali, alla solidarietà verso i più fragili e alle conseguenze legislative ed economiche che essa implica».

di Lucrezia Varrella

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