Verità e Passione: l’Arte appassionata di Roberto Di Napoli

Capita di chiedersi cosa ci sia dietro un dipinto, quale idea o sentimento costituisca la base della sua genesi. La risposta è che probabilmente dietro un dipinto c’è un universo interiore infinito.

Ogni disegno, ogni schizzo rappresentano un pezzo del mondo interiore dell’artista che li ha pensati. Si tratta del suo punto di vista sul mondo, la sua filosofia di vita. Sono storie raccontate, che ogni osservatore può leggere attraverso il proprio sguardo e mondo interiore. Con queste premesse incontriamo Roberto Di Napoli, artista napoletano classe 1980. Roberto ci mostra molti dei lavori recenti, disegni a matita oppure a china su carta, tele dipinte di rosso e nero e lavori digitali. Alcune pitture sono estremamente materiche, cariche di colore e di una verità che quasi trasborda dalla tela.

Roberto, come nasce in un ragazzino di 10 anni che frequenta la scuola l’idea di interessarsi all’arte e di iscriversi a un liceo artistico?

«Da ragazzino avevo un forte spirito di curiosità verso gli altri e verso la realtà intorno a me. Disegnando, la mia idea era quella di emulare i grandi disegnatori dei fumetti: che sono stati certamente un traino fondamentale verso il disegno. Non mi sono appassionato a un illustratore in particolare, ma ho sempre provato un interesse profondo per i supereroi. Allora ero collezionista di fumetti, oggi lo sono meno ma penso che i fumetti siano una porta aperta sull’infanzia».

Che esigenza ti spinge ad un certo punto del percorso artistico a occuparti delle relazioni interpersonali, delle passioni, dell’amore?

«Nel tempo, ho iniziato a concentrarmi sul mio mondo e sul disagio umano negli scambi tra persone, sulle fragilità umane. Nei miei lavori ci sono uomini e donne come noi. Ci sono cuori, teste, mani. Ci sono unioni, c’è passione oppure senso di incomunicabilità».

Come mai la scelta del rosso come colore preponderante nei tuoi lavori? È il colore della passione?

«No. Il rosso è il colore della verità, mentre il nero è il suo contrasto. Il nero serve a dare risalto alla verità che vive nelle fragilità umane. Il cuore è il nucleo centrale dell’essere umano ed è rosso. In questo punto del corpo si concentra tutto l’essere: nel cuore, e non nella sua testa, risiedono tutte le fragilità».

Le figure sono accennate, spesso non sono complete. Come mai?

«Tagliare mi serve a dare risalto alle mani, alle bocche, a un cuore oppure a due corpi in unione. La figura tagliata proietta direttamente verso il clou, verso il centro dell’immagine. In questi lavori provo a rappresentare le difficoltà nella comunicazione tra persone, tra uomo e donna. Difficoltà che, secondo me, nascono dal cambiamento femminile degli ultimi 20 anni. Penso che, forse, nella nostra epoca l’uomo non sia più al passo con la donna».

Dato il legame con le tue opere, cederle crea un senso di dolore o di distacco?

«Ho un legame profondo con i miei lavori, ma riesco a cederli a persone cui sono legato. Credo, inoltre, che le persone riescano a trovare facilmente il senso nel mio lavoro, con la giusta comprensione. L’aspetto figurativo del disegno, la presenza di un corpo o di un dettaglio appaiono al primo sguardo. Non si tratta di astrattismo spinto, la mia è certamente più un’arte figurativa».

Il senso del NO. C’è un lavoro recente, diverso, che potrebbe dare l’avvio verso una nuova direzione. Perché questo NO?

«Dipingere un NO vuol dire dare peso al rifiuto, al rifiuto dell’ovvio, come raccontava il professor Mario Franco dell’Accademia Belle Arti di Napoli a proposito di un lavoro simile, che devo dire non conoscevo, di Mario Persico.
Il NO è una risposta matura, forse un’evoluzione per la mia arte. La via per una riflessione critica sul mondo delle relazioni sociali e interpersonali».

di Mina Grasso

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°209
SETTEMBRE 2020

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