Verde in città. Urban Nature “Cum Grano Sales”

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Il Ministero dell’Ambiente, al fine di perseguire uno degli obiettivi del protocollo di Kyoto, nel 2013, istituì, la Giornata Nazionali degli Alberi. Nel Recovery Plan sono previsti fino a 50 milioni di alberi da piantare, per un investimento totale di 30.000.000 €.

Gli scienziati ci dicono che, a causa dei cambiamenti climatici, il futuro necessariamente deve essere sostenibile e green; i fondi per la gestione del verde urbano, non solo ci sono, ma addirittura sono implementati, quindi tutto ok? Assolutamente no.
In data 10 marzo 2020 vengono pubblicati con decreto del Ministero dell’Ambiente “Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde” – G.U. del 4 aprile 2020 – n.90.
Eravamo in pieno lockdown e concentrati, comprensibilmente, sull’emergenza covid-19, quindi è facile intuire come mai il suddetto decreto sia passato in maniera troppo silenziosa, senza riuscire a manifestare la sua essenza. Con il suddetto decreto si evidenzia la volontà e la determinazione del legislatore di porre un freno ai disastri ambientali perpetrati dalle amministrazioni pubbliche nell’ambito del patrimonio del verde pubblico.
Troppo spesso, infatti, le amministrazioni vedono il verde urbano come un capitolo di spesa e non come patrimonio da conservare e valorizzare così come si deve fare con i monumenti, gli edifici storici, le collezioni d’arte ecc. La conseguenza è che le amministrazioni spendono, spesso, cifre ingenti per arricchire le città con viali, piazze con siepi ed alberature, ma senza un minimo di progettazione e soprattutto senza una previsione di spesa per la manutenzione.
Per questo motivo assistiamo, molto, troppo spesso, a piante acquistate per l’imponente fioritura che, per ridurre le spese di gestione, vengono potate drasticamente in periodo non idoneo e che per questo motivo non sono mai fiorite; essenze non idonee che creano problemi di ingombro, e che per questo motivo vengono capitozzate drasticamente con conseguente indebolimento delle stesse.

Marciapiedi che si rialzano perché le piantumazioni non vengono fatte a regola d’arte, alberi che rischiano di cadere mettendo in serio pericolo l’incolumità dei cittadini.

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Poi ci sono soluzioni tanto goffe quanto illegittime: tagliamo tutto così eliminiamo il problema. Questi fenomeni, diffusi nella nostra provincia, al di là di un nostro parere ostativo per motivi etici, mostrano come i nostri amministratori spesso dimenticano che nelle grandi città, gli alberi giocano un ruolo importante quanto la mobilità sostenibile e l’efficienza energetica, quindi necessitano di un investimento adeguato. Basti pensare che un albero di medie dimensioni assorbe 15 kg di anidride carbonica, oltre ad essere fonoassorbente.

Gli investimenti destinati alla riforestazione delle città, non sono soldi “a fondo perduto”, ma devono essere considerati un vero e proprio investimento per le nostre città, le nostre province, le nostre regioni e per il nostro il Paese.

Gli alberi forniscono, infatti, numerosi servizi ecosistemici che contribuiscono al benessere dei cittadini.

Se nello scenario dei cambiamenti climatici l’azione delle piante è funzionale alla riduzione dell’effetto serra, in ambito microclimatico, ovvero della percezione degli abitanti nelle proprie città, la presenza di alberi riesce a mitigare le differenze di temperatura in modo addirittura più sensibile rispetto alle aree extraurbane. La presenza di spazi verdi e piantumati contribuisce a ridurre le “isole di calore”, dove è minore la circolazione dell’aria a causa della massiccia urbanizzazione.

Il verde in città deve essere progettato e curato così come qualsiasi “bene” pubblico.
Solo così possiamo evitare i periodici e “inevitabili” abbattimenti per scadente o assoluta mancanza di manutenzione del nostro patrimonio urbano. Le opportunità economiche ancora una volta ci sono, ora tocca alle Istituzioni gestire questi fondi/investimenti “cum grano salis”.

di Raffaele Lauria – Panda Team Wwf Caserta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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