Valorizzare i beni culturali in Campania: il nostro patrimonio culturale secondo la neopresidente di Scabec

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Nel corso degli ultimi due anni caratterizzati dalla pandemia di Covid-19, ci si è resi conto di quanto i beni culturali e la loro fruizione siano essenziali alla nostra comunità, sia dal punto di vista sociale che da quello economico. In Campania, dove il patrimonio culturale, paesaggistico, archeologico ed enogastronomico è incredibilmente variegato e diffuso, la Società Campana Beni Culturali (Scabec), società in house della Regione Campania, è impegnata nella promozione di tale sconfinato patrimonio. Da circa 20 anni, Scabec realizza progetti che mirano a valorizzare i luoghi della cultura della Campania: parchi archeologici e musei, castelli e dimore storiche, chiese e complessi monastici, percorsi sotterranei e grotte naturali, beni materiali e immateriali del Patrimonio Unesco come l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano e la Dieta Mediterranea. Per questo, Scabec interviene nella progettazione e organizzazione di un’iniziativa fino alle azioni di marketing e comunicazione che includono attività di ufficio stampa, predisposizione di campagne pubblicitarie, gestione dei social media, relazioni con stakeholder privati e pubblici.

Assunta Tartaglione, neo presidente di Scabec, racconta ad Informare la sua visione per la fruizione dei beni culturali in Campania.

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Quali sono i punti di forza e di debolezza nella fruizione e valorizzazione dei beni culturali in Campania?

«Il Covid-19 ha cambiato completamente le modalità di promozione e fruizione del patrimonio culturale. Persino i siti dei grandi numeri come il parco archeologico di Pompei hanno subito l’inevitabile fermo dei flussi turistici e stanno pensando a nuove forme di valorizzazione. Il nostro punto di forza resta l’incredibile offerta diffusa su tutto il territorio: la Campania è una regione da record in questo senso, con ben dieci riconoscimenti dell’UNESCO come patrimonio materiale e immateriale dell’Umanità. Grandissimi attrattori (da Pompei alla Reggia di Caserta, dalla Costiera amalfitana ai Templi di Paestum o al centro storico di Napoli) affiancati da centinaia di piccole realtà e borghi del buon vivere che ne fanno una destinazione culturale con un enorme potenziale di sviluppo. È questo il nostro punto di forza e di partenza. La “debolezza” – se così vogliamo chiamarla e su cui stiamo lavorando – è la messa in rete di tutte queste realtà, in modo da creare un sistema in grado di produrre anche ricchezza sui territori e crescita sociale».

Quali sono i principali progetti di Scabec?

«Da oltre 15 anni il progetto di punta è ancora Campania>Artecard, il pass che offre ingressi museali e trasporto pubblico e che ha sviluppato una piattaforma digitale che è diventata l’organo di promozione di tutta l’offerta culturale campana. Accanto a questo ci sono alcuni appuntamenti ormai diventati stabili come l’importante rassegna di musica lirica e classica che si svolge d’estate alla Reggia di Caserta, dal titolo “Estate da Re” o “Campania by night”, la rassegna che promuove la fruizione dei siti culturali, in particolare quelli archeologici, di sera, con spettacoli ed eventi. Ma non solo: sono state realizzate decine di mostre e allestimenti museali, abbiamo un importante segmento della Digitalizzazione su cui stiamo sviluppando progetti di grandissimo profilo, dalla Via dei Musei di Napoli alla Stanza delle Meraviglie al Trianon, solo per fare due esempi».

Quali sono le sue priorità come neo-presidente di Scabec?

«Mi ha fatto piacere iniziare la mia presidenza con una iniziativa a Pompei, che racchiude un po’ tutti gli elementi di un’azione virtuosa: L’Arte bus è nato, infatti, dalla collaborazione tra istituzioni (il MIC, la Regione, i Comuni, la Scabec e Eav) per collegare gli scavi di Pompei con gli altri siti archeologici periferici del parco. Con una sola azione si è dato vita nello stesso momento a una collaborazione istituzionale, alla valorizzazione dei siti, alla promozione del territorio e alla creazione di una rete a disposizione dello sviluppo turistico, grazie a un servizio che rende accessibile queste realtà più piccole.
Insomma un lavoro di squadra. E credo che quello dell’accessibilità culturale sia un tema importante su cui la Scabec potrà continuare a dare il suo contributo».

di Fabio di Nunno

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°225 –  GENNAIO 2022

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