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Con l’avvento della pandemia da Covid-19, spesso si è sentito dire che lo Stato, dati i tempi di realizzazione del vaccino, non abbia voluto rendere obbligatoria la vaccinazione così da non riconoscere un risarcimento per eventuali reazioni avverse conseguenti alla somministrazione del vaccino.

Il consenso informato che il vaccinando sottoscrive al momento dell’inoculazione del siero esonera lo Stato da eventuali responsabilità. Ma è proprio così?
Cominciamo col dire che la Legge n. 210 del 1992 riconosce da quasi trent’anni il risarcimento per reazioni post vaccinazioni, trasfusioni e somministrazione di emoderivati.
La norma dispone che chiunque abbia riportato a causa di vaccinazioni obbligatorie (e per legge), lesioni o infermità da cui sia derivata una menomazione permanente dell’indennità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato.
In merito c’è da dire che anche se la legge 210/92 ha subito più volte revisioni proprio per renderla al passo coi tempi, ovviamente non contempla la specificità della vaccinazione da Covid-19.
Quindi, al momento, nonostante all’orizzonte si intravede già la possibilità di inoculazione di una quarta (e forse) di una quinta dose di vaccino, non vi è ancora una legge specifica.
D’altro canto però è molto incoraggiante il sentiero che sta tracciando la Corte Costituzionale, la quale, con le sentenze 268/2017 e 118/2020, ha esteso rispettivamente l’indennizzo, prima ai vaccini antinfluenzali e poi a quelli contro l’epatite A.
I Giudici della Consulta, hanno stabilito che lo Stato è obbligato a risarcire un soggetto che si è sottoposto ad un vaccino (obbligatorio o fortemente raccomandato), tutte le volte in cui vi sia stato un serio pregiudizio alla salute che sia stato accertato e adeguatamente valutato in sede medica.
Precisa la Corte: “Poiché, in presenza di una campagna vaccinale, è naturale che si sviluppi negli individui un affidamento nei confronti di quanto consigliato dalle autorità sanitarie, va conseguentemente riconosciuto che, in virtù dei parametri evocati, è necessaria la traslazione in capo alla collettività, favorita dalle scelte individuali, degli effetti dannosi che da queste eventualmente conseguano, in quanto la ragione che fonda il diritto all’indennizzo del singolo riposa su un dovere di solidarietà, laddove le conseguenze negative per l’integrità psico-fisica derivino da un trattamento sanitario, obbligatorio o raccomandato che sia”.
Applicando per analogia tale ragionamento, anche coloro che si sono vaccinati contro il Covid-19 avrebbero diritto, in caso di complicazioni acclamate derivanti dalla vaccinazione, al risarcimento previsto per legge.
E visto che i tempi per ottenere una sentenza mirata (visto l’iter giudiziario) sarebbero abbastanza lunghi, l’auspicio generale è quello di una regolamentazione della materia con apposita legge.
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