V per Vendetta è un film delle Sorelle Waichowski del 2005 che parla di un romantico eroe rivoluzionario che lotta contro una dittatura totalitaria. L’omonima graphic novel degli anni ’80 di Alan Moore parla invece di un terrorista anarchico che cerca di rovesciare un regime fascista. Sembra la stessa frase detta due volte con parole diverse, ma le due opere in realtà differiscono l’una dall’altra in maniera significativa.

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Particolare nella storia è come il regime fascista, il Norsefire (Fuoco Nordico) ottiene il potere.

Nessuna marcia sulla capitale o golpe dietro le quinte. No, approfittano semplicemente della tensione nucleare per scaricare tutti i problemi della società sulle varie minoranze che ne fanno parte (neri, ebrei, omosessuali, noncristiani, etc), e la popolazione li elegge legalmente giusto per avere un minimo di sicurezza. Ovviamente, segue subito uno stato di polizia orwelliano, e le suddette minoranze vengono rastrellate, rese cavie di esperimenti scentifici e sterminate fino all’ultima persona. Di nuovo, tutto perché le persone “normali” (bianche, cishet e cristiane) erano spaventate e insicure. E nessuno dei “normali” sopravvissuti sembra avere troppi rimorsi per la cosa. Due esponenti minori del regime sembrano farlo, ma la prima è in punto di morte e il secondo sotto effetto di LSD. Il pubblico è apatico, il leader supremo represso e paranoico, e i suoi sottoposti pronti a farsi le scarpe tra di loro.

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È interessante allora notare che tipo di eroe si contrappone a questo nemico, perché “eroe” sembra proprio la parola sbagliata per definire V. Egli è più una forza della natura sotto la penna di Alan Moore.

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Mentre le Waichowski fanno di tutto per umanizzarlo e avvicinarlo alla sua protetta Evey, il V di Moore uccide i cattivi senza rimorso e con invece parecchio sadismo, e manipola le persone innocenti colte nel mezzo della sua guerra ad uccidere ancora per distruggere il Norsefire dall’interno. Se il V cinematografico cerca di dare l’esempio alla gente, il nostro V cerca di essere inumano e mostruoso nelle sue azioni proprio per far capire alle persone che è stata la loro apatia e indifferenza a permettere al Norsefire di commettere le proprie mostruosità impunito.

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Egli è lo specchio contorto del popolo: il Norsefire ha spazzato via la sua umanità, rendendolo qualcosa di più spaventoso del Norsefire stesso, qualcuno che non ha più nulla da perdere. Non crede neanche di essere in grado di poter costruire qualcosa dalle macerie che sta creando, tanto profondamente è stato corotto. Tale compito spetta a Evey, e nonostante V le doni la sua maschera, le insegna specificamente a non essere come lui, a riscoprire l’umanità che lui stesso ha perso in modo che, a propria volta, insegni alla gente a fare lo stesso.

Perché, secondo Moore, è proprio l’umanità, il bene intrinseco della gente, il nemico finale del fascismo. E ricordarlo è la nostra unica speranza contro di esso.

di Lorenzo La Bella

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