Utopia Distopia: spazi urbani e il mito del progresso partendo dal Mezzogiorno

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La nuova stagione del Madre, il Museo d’arte contemporanea della Regione Campania, è stata inaugurata con la mostra “Utopia Distopia: il mito del progresso partendo dal Sud”, visitabile fino all’8 novembre. Sotto la direzione artistica di Kathryn Weir, nominata direttrice artistica del Museo Madre nel 2020, l’interessante percorso espositivo indaga le pratiche contemporanee generate in risposta ai massicci cambiamenti sociali dell’ultimo mezzo secolo: urbanizzazione, industrializzazione, creazione di nuove periferie urbane, svuotamento delle campagne, lotte relative alle libertà e alle restrizioni del corpo. Sono messe a confronto speranze utopistiche ed esperienze distopiche dell’era moderna. Particolare attenzione è data al Mezzogiorno.

Gli artisti coinvolti sono ben cinquantacinque, tra italiani e internazionali. Alcuni, per la produzione delle loro opere, hanno approfondito temi di attualità lavorando sul territorio. Esemplari sono le periferie urbane, le architetture industriali e i paesaggi del sud Italia tra gli anni Sessanta e Settanta, immortalate dall’obiettivo del grande fotografo Napoletano Mimmo Jodice. Altrettanto impressionanti sono le immagini di Raffaela Mariniello e Ibrahim Mahama sullo spazio industriale di Bagnoli e sull’ex stabilimento siderurgico. Il fulcro tematico della mostra è proprio lo Spazio, e per questo che attraverso sei sezioni – Spazio Urbano, Spazio Rurale, Spazio Periferico, Spazio Industriale, Spazio Extraterritoriale e Spazio del Corpo – viene esplorato anche il potenziale dell’intervento artistico di aprire spazi di trasformazione all’interno di realtà distopiche, e di creare alternative. A questo proposito, Joseph Beuys scrive sul manifesto della sua mostra a Napoli del 1971 (creato sulla base di un’opera fotografica qui in mostra): La rivoluzione siamo noi.

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La sezione dello Spazio Urbano, dedicata al fenomeno dell’urbanizzazione in Campania, raccoglie opere che ne documentano aspetti e criticità, come la speculazione edilizia e la sregolatezza delle istanze afferenti alla sfera pubblica, o che mettono in discussione il discorso politico o mediatico sulle città. Esso pone in relazione partecipazione e collaborazione come parte di un paradigma per la creazione di uno spazio urbano condiviso: un concetto che rimane utopico nella consapevolezza del divario tra centro e periferia. Il focus dello Spazio del Corpo, invece, è il divario tra un’ideologia di progresso sociale che rispetta i diritti e le differenze, e le realtà delle persistenti strutture di oppressione e disuguaglianza. Sono esplorate le possibilità di una resistenza critica alle posizioni patriarcali e imperialiste dominanti, attraverso il lavoro di artisti che si concentrano sul corpo come sito di lotte al genere, alla sessualità e all’origine culturale.

Il Museo Madre, mesi fa, ha dato un contributo significativo ospitando un Covid Vaccine Center. L’iniziativa ha consentito a tanti concittadini, che con difficoltà avrebbero raggiunto altre sedi, di vaccinarsi speditamente tra i colori e le architetture del museo d’arte contemporanea di Napoli.

di Marika Fazzari

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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