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Usucapione: la coltivazione di un terreno non è sufficiente per l’acquisto della proprietà

Redazione Informare 08/03/2022
Updated 2022/03/08 at 10:59 AM
3 Minuti per la lettura
Con l’ordinanza n. 1796/2022, la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi dell’usucapione, ed in particolare, ha chiarito se sia possibile usucapire un terreno per il solo motivo di averlo coltivato.

L’art. 1158 del codice civile, dispone che “La proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni ”.

Per usucapire un bene immobile, è necessario che si verifichino, per un tempo ininterrotto pari a venti anni, tre precisi requisiti. Il primo è l’animus possidenti, ovvero, la volontà di possedere un bene come se si fosse proprietari dello stesso, o titolari di altro diritto corrispondente. Il secondo è l’animus rem sibi habendi, cioè la volontà di tenere il bene esercitando i poteri corrispondenti a quelli del proprietario, o di titolare di altro diritto corrispondente. Ed infine, il terzo, è il corpus possessionis, ovvero lo stato di fatto che far apparire il possessore come il titolare del corrispondente diritto reale (es. proprietario).

Nel caso di specie, due coltivatori citavano in giudizio il proprietario di un fondo, chiedendo che venisse dichiarata ed accertata in loro favore, l’intervenuta usucapione del bene per averlo coltivato ininterrottamente per più di venti anni. Il Tribunale rigettava la domanda non ritenendo la coltivazione del fondo elemento sufficiente per la prova del possesso ad usucapionem. Di parere contrario era la Corte di Appello che accoglieva la domanda dei coltivatori. Il proprietario del fondo ricorreva per Cassazione.

Secondo la Corte, per provare il possesso “uti dominus” del bene, non è necessaria la sola coltivazione dello stesso, ma occorre provare anche l’esistenza di indizi che consentano univocamente di presumere che la coltivazione sia stata svolta come se il coltivatore fosse proprietario del bene.

Per tali motivi, la Suprema Corte, ritenendo che la Corte di Appello non aveva condotto alcuna valutazione ulteriore rispetto alla verifica della sola coltivazione del terreno, accoglieva il ricorso del proprietario rinviando nuovamente la causa alla Corte di Appello di provenienza, in diversa composizione, con indicazione alla stessa, di esaminare nuovamente la questione attenendosi al principio secondo il quale oltre al possesso del bene, bisogna ricercare elementi dai quali si desuma che il possessore si sia comportato come il proprietario del bene.

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