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Usa e Russia esprimono l’eterno ritorno: la guerra egemonica

Redazione Informare 19/03/2021
Updated 2021/03/19 at 5:19 PM
4 Minuti per la lettura

Le parole del Presidente Biden non sono un attacco ma il riaccendersi di una rivalità sopita da quel rapporto di tolleranza con Dondal Trump; il quale, secondo un recente rapporto dei servizi segreti americani, avrebbe beneficiato del supporto del Capo del Cremlino per screditare la figura di Biden agli occhi degli elettori durante la campagna elettorale. La ragione di ciò è che Trump, mediante l’osservanza incondizionata delle sovranità nazionali, era riuscito ad essere l’asset perfetto per la politica estera russa. Di fatti, cristallizzandosi nei suoi confini, l’America ha incoraggiato il Cremlino ad agire in luoghi cruciali: Medio Oriente, Africa, Est Europa.

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Di fatti, con la Turchia, nonostante quest’ultima faccia parte della Nato, è riuscita a concordare strategie al fine di spartire l’influenza sui territori siriani al confine turco. Inoltre, entrambi i Paesi hanno affermato di voler sviluppare i legami bilaterali tra i propri Paesi in ambito tecnico-militare; ciò è presumibilmente la volontà Turca di allontanarsi dall’Occidente, una civiltà nel quale la Turchia ha fatto ingresso per ragioni di sopravvivenza politica e geopolitica e che sembra perdere progressivamente la propria ragione.Infine, l’est Europa e in particolar modo l’Ucraina e la Bielorussia, giacché le pressioni del Cremlino sono finalizzate all’attuazione del patto stipulato tra Lukashenko e Eltsin nel 1999, in virtù del quale si verrebbe a costituire lo stato Russia – Bielorussia, che dispone l’uso del rublo, una sola dogana, un unico tribunale e una Corte dei conti; se ciò si realizzasse, l’Ucraina, la Polonia e i Paesi Baltici avrebbero la pressione militare russa come una spada di Damocle. Insomma, un recupero degli stati satelliti dell’Unione Sovietica.Ecco perché anche l’Ue presta grande attenzione a questo Stato “cuscinetto”. Per vero, nell’ultimo quinquennio i programmi europei di supporto economico ai Paesi dell’est sono raddoppiati, raggiungendo quota 30 milioni di euro l’anno. Inoltre, l’Ue, dopo la Russia, è il secondo partner commerciale della Bielorussia: il commercio tra Bielorussia – Ue è cresciuto costantemente, aumentando del 45% negli ultimi 10 anni e coinvolgono, per ciò che concerne le esportazioni, il legno, combustibili minerali e metalli di base e per le importazioni dall’Unione arrivano macchinari, attrezzature di trasporto e prodotti chimici. Ecco perché la comunità europea promuove da tempo l’adesione della Bielorussia all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
Di fatti, con la Turchia, nonostante quest’ultima faccia parte della Nato, è riuscita a concordare strategie al fine di spartire l’influenza sui territori siriani al confine turco. Inoltre, entrambi i Paesi hanno affermato di voler sviluppare i legami bilaterali tra i propri Paesi in ambito tecnico-militare; ciò è presumibilmente la volontà Turca di allontanarsi dall’Occidente, una civiltà nel quale la Turchia ha fatto ingresso per ragioni di sopravvivenza politica e geopolitica e che sembra perdere progressivamente la propria ragione.

Mosca coopera sul piano militare con metà Africa: ha stabilito ben sei basi militari, gestisce le truppe, consiglieri militari, e possiede il primato di esportatore di armi nell’area arrivando a una quota di mercato di circa il 37%.

Infine, l’est Europa e in particolar modo l’Ucraina e la Bielorussia, giacché le pressioni del Cremlino sono finalizzate all’attuazione del patto stipulato tra Lukashenko e Eltsin nel 1999, in virtù del quale si verrebbe a costituire lo stato Russia – Bielorussia, che dispone l’uso del rublo, una sola dogana, un unico tribunale e una Corte dei conti; se ciò si realizzasse, l’Ucraina, la Polonia e i Paesi Baltici avrebbero la pressione militare russa come una spada di Damocle. Insomma, un recupero degli stati satelliti dell’Unione Sovietica.
Ecco perché anche l’Ue presta grande attenzione a questo Stato “cuscinetto”. Per vero, nell’ultimo quinquennio i programmi europei di supporto economico ai Paesi dell’est sono raddoppiati, raggiungendo quota 30 milioni di euro l’anno. Inoltre, l’Ue, dopo la Russia, è il secondo partner commerciale della Bielorussia: il commercio tra Bielorussia – Ue è cresciuto costantemente, aumentando del 45% negli ultimi 10 anni e coinvolgono, per ciò che concerne le esportazioni, il legno, combustibili minerali e metalli di base e per le importazioni dall’Unione arrivano macchinari, attrezzature di trasporto e prodotti chimici. Ecco perché la comunità europea promuove da tempo l’adesione della Bielorussia all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto).

Dunque, le parole di Biden non meravigliano affatto e anzi servono, laddove ve ne fosse necessità, a rimarcare la netta discontinuità con il recente passato nonché a far comprendere che certe disinvolture strategiche non saranno più possibili.

“L’America è tornata, l’Alleanza Atlantica è tornata”.

Biden l’aveva detto, l’Ue era stata avvisata.

 di Salvatore Sardella

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