Ambiente

Università e lotta al cambiamento climatico: il paradosso dei conflitti di interesse per gli studenti

Ludovica Palumbo 20/05/2024
Updated 2024/05/19 at 4:59 PM
5 Minuti per la lettura

Università e cambiamento climatico. In che modo le realtà universitarie di tutto il mondo contribuiscono (negativamente) al cambiamento climatico? Lo studio condotto da Data for Progress e Fossil-Free Research ha evidenziato come circa 27 delle più importanti università di ricerca sul cambiamento climatico hanno ricevuto oltre 676 milioni di dollari: indovinate da chi? Dalle principali società di combustibili fossili, un vero e proprio “conflitto di interessi, soprattutto per la ricerca accademica sul cambiamento climatico.”

Accanto questo paradosso, infatti, ciò che ci preme evidenziare è il gran numero di finanziamenti che provengono dai colossi delle industrie fossili e le lobby del petrolio nel campo dell’istruzione. E gli studenti non vogliono più esser parte di questi legami, iniziano le proteste contro gli accordi tra Università e colossi del settore fossile.

Studenti in piazza per il clima

Sono ormai mesi che studenti da tutto il mondo stanno protestando per dire basta agli accordi finanziari tra università e industrie fossili. Soprattutto quando parte di questi finanziamenti vanno proprio nel campo della ricerca sulle energie rinnovabili. Basta lasciare che aziende che stanno progressivamente contribuendo ad aggravare l’emergenza climatica, diano una “ripulita” alla loro immagine finanziando il settore dell’istruzione.

Poche settimane fa, infatti, un corteo dello Spartaco di Ravenna è sceso in piazza denunciando come «l’Unibo fa accordi con decine di aziende che sostanzialmente le danno soldi per avere in cambio studi, ricerche e tecnologie che aiutino la loro produzione e aumentino i loro profitti. Si parla di aziende come Leonardo e colossi del fossile come Intesa San Paolo, Eni. Queste ultime finanziano molte università in Italia con accordi poco trasparenti e ambigui […] Questo significa che tutto il sapere che produciamo come studenti è permeata dall’ideologia del neoliberismo capitalista e dalla cultura dell’abuso sulla natura […] Nel 2022 gli accordi Eni-Unibosono stati rinnovati ma non sappiamo per che cifra e per quali obbiettivi. A causa della poca trasparenza siamo a conoscenza solo di pochi dati. Come ad esempio che Unibo ed ENI creeranno un laboratorio congiunto di ricerca sulle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio e sull’implementazione dell’idrogeno. Uno studio che chiamano verde ma che si porta dietro molti dei problemi di petrolio e metano mascherati dalla retorica del greenwashing e dello sviluppo sostenibile. Confidiamo nel fatto che l’università potrebbe e dovrebbe avere il ruolo di porre fine a rapporti con il business dei combustibili fossili».

Il sostegno del WWF agli studenti

Accanto alla sopra citata lotta degli studenti di Ravenna, sono centinaia i cortei di giovani ragazzi che di città in città stanno lottando per porre fine ad un simile scenario. Ragazzi che lottano per un futuro realmente più green. Per un futuro che inizi proprio dalle università, centri di conoscenza, di ricerca e di speranza.

Non a caso, la mozione approvata dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari mostra il desiderio di far sì che “gli Atenei rendano pubblici i finanziamenti da parte delle aziende Oil&Gas. E, soprattutto, prevedano piani di decarbonizzazione delle loro attività di didattica e ricerca. I flussi finanziari devono essere coerenti con un percorso volto all’eliminazione dei gas a effetto serra. Nonché all’obiettivo di limitare il riscaldamento globale come stabilito dall’Accordo di Parigi. Il mondo della ricerca non può e non deve esserne esente, ma promotore. Con la crisi climatica in atto, le Università pubbliche devono essere pienamente allineate con gli impegni di transizione energetica che lo Stato ha sottoscritto tramite gli accordi Internazionali”.

WWF si è già dichiarato più che favorevole a sostenere una simile iniziaitiva. Serve un’azione collettiva ed urgente e il fatto che stia partendo proprio dagli studenti, sottolinea il grande impegno che proprio noi giovani proviamo nei confronti nella crisi climatica.

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