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Martedì pomeriggio, all’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, si è tenuto un incontro di prevenzione incentrato sulla malavita e sulla criminalità organizzata.

Un evento organizzato dal Centro Res Incorrupta dell’Unisob, centro di ricerche sulle mafie e la corruzione che, con la partecipazione di Mediterranea-aps (associazione di promozione sociale), ha presentato l’anteprima del nuovo docu-film di Paolo Colangeli: “La malavita”.

informareonline-unisob-2 (2)Un incontro moderato da Isaia Sales, docente di Storia delle mafie dell’Università, e che ha avuto come ospiti alcuni personaggi illustri, tra cui lo stesso autore del film e Giuseppe Borrelli, che ha da pochi giorni ricevuto la nomina di Procuratore Capo alla Procura di Salerno. Presenti all’evento anche Antonio Lucidi, vice-presidente dell’Associazione L’Altra Napoli Onlus e Don Angelo Berselli, parroco della Basilica di San Giorgio Maggiore.

Una giornata dedicata completamente ai giovani studenti, che hanno deciso di riversarsi in massa e hanno colto l’occasione per assistere ad un dibattito su uno dei principali problemi che affligge la società in cui viviamo oggi, quello delle cosche della malavita. Nei clan del passato, e in quelli che esistono tutt’oggi, ha quasi sempre prevalso e primeggiato la figura dell’uomo ma, da circa qualche decennio a questa parte, si assiste ad una percentuale in costante crescita del numero di donne che decide di entrare a far parte, in tutto e per tutto, della criminalità.

Ed è proprio di questo che si è parlato agli studenti e alle persone presenti, con la prima parte dell’incontro incentrata sulla grande importanza che nel 2020 le donne rivestono all’interno della criminalità organizzata. “In Campania le ‘donne camorriste’ hanno un ruolo di primo piano nelle cosche e, a volte, arrivano addirittura a gestire e dirigere clan interi” sostiene il professor Sales, affermando che a Napoli e in tutta la regione campana c’è la presenza di molte più donne malavitose rispetto alla Sicilia e alla Calabria.

informareonline-unisob-3Successivamente, Paolo Colangeli si è soffermato su due icone televisive che, meglio di tutte, testimoniano quanto anche le donne possano essere rispettate e temute. Il regista, infatti, ha mostrato filmati della serie Mediaset di Pupetta Maresca e della serie di Gomorra, dove ha concentrato l’attenzione sulla figura di Scianel. “Nei clan malavitosi si può avere a che fare con vari tipi di donne. Esiste la donna imprenditrice ma anche la donna killer” dice Colangeli, sostenendo che ormai la donna riesce ad avere lo stesso potere dell’uomo.

Molto suggestivi i vari video-filmati mostrati agli studenti, tra cui quelli su Antonella Madonna e Cristina Pinto, entrambe ex camorriste e collaboratrici di giustizia. La prima ha affermato che gestiva tutti gli affari di un clan sentendosi superiore a tutti e avendo tutti gli uomini del clan ai suoi piedi -“Ma poi, quando poggiavo la testa sul cuscino di sera, sentivo mancanza di amore” sostiene Antonella. La Pinto, invece, poteva essere considerata una donna killer a tutti gli effetti, una delle poche al mondo in una struttura mafiosa.

Sul tema è poi intervenuto Giuseppe Borrelli, che si è concentrato prevalentemente sull’altra grande minaccia che sta emergendo nella nostra società, ovvero l’insorgere di gruppi giovanili all’interno dei clan. “I gruppi mafiosi hanno approfittato molto dei giovani per occupare e controllare il territorio” afferma il nuovo Capo Procuratore di Salerno, in una sorta di esortazione per i ragazzi delle nuove generazioni a non lasciarsi coinvolgere dai soldi facili e dalla bella vita.

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Alla fine del dibattito, il professor Sales ci ha rilasciato alcune dichiarazioni sullo scopo dell’evento: “Viviamo a pochi chilometri di distanza da luoghi dove si verificano omicidi e dove agisce la criminalità organizzata. Abbiamo voluto informare su una realtà che è molto vicina agli studenti e che forse loro ancora non percepiscono come una realtà della loro vita.”

                                                                                              di Donato Di Stasio

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