Viktor-Orbán

In questi giorni, così difficili per larga parte del mondo, le nostre energie sono totalmente dedicate alle notizie relative la pandemia e il suo propagarsi, ma alcuni utilizzano questa crisi sanitaria che ci accomuna per diversi obiettivi.

I primi casi di positività al coronavirus, in Ungheria, risalgono al 4 marzo scorso e i portatori sono due studenti iraniani; quasi inutile specificare la loro professione poiché, il primo ministro ungherese Orbán, non ha tardato ad attaccare tutti quelli che tentano di raggiungere l’Europa settentrionale.
L’11 marzo sono stati dichiarati lo stato di emergenza e il consecutivo lockdown che dovrebbe terminare l’11 aprile.
Tuttavia il leader del partito Fidesz – Unione Civica Ungherese, Viktor Orbán, ha utilizzato la crisi sanitaria per far approvare una legge speciale che gli consegna i pieni poteri per un periodo illimitato di tempo affinché possa “proteggere” il paese dal virus.
Bertalan Toth, leader del partito socialista ungherese, dichiara:’’Orbàn ha gettato la maschera e oggi comincia la sua dittatura’’.
Non è l’unico a pensarlo, infatti, anche Peter Jakab, leader del partito Jobbik di estrema destra, descrive l’accaduto come un “colpo di stato”.
L’opposizione ha provato, invano, a proporre un tempo limitato di 90 giorni per questa legge speciale. Ciò tuttavia non ha fermato la dichiarazione di Orbàn che designa i rivali politici come sostenitori del virus.
In questo modo, il primo ministro, potrà governare il paese a colpi di decreti, decidere un’eventuale chiusura dello stesso parlamento, sospendere o cancellare le elezioni e cambiare o abrogare leggi già esistenti.
Attuate nuove norme che prevedono pene di otto anni di carcere per chi non rispetta la quarantena, e per la scarsa stampa che risulta ancora libera è prevista una reclusione a cinque anni di carcere se reputati responsabili di diffusione di “falsa informazione”.
Nonostante ciò l’Ungheria è il paese con le misure ristrettive più deboli, in Europa, infatti i cittadini possono recarsi a lavoro, dal medico, partecipare a matrimoni e funerali, svolgere attività sportive e accompagnare i bambini all’asilo.
Perfino prima della presa di potere Orbàn aveva mostrato la sua intolleranza verso la comunità LGBT+ limitando, talvolta vietando, dibattiti sul tema gender e simili.
All’indomani del “colpo di stato’” il ministro sferra un colpo ancora più duro vietando i ‘‘cambi di genere’’ ciò significa che le autorità ungheresi non potranno più registrare il nuovo gender di qualsiasi cittadino abbia cambiato sesso in Ungheria.
Ora i transgender che vogliono sposarsi o convivere con una persona di sesso diverso non saranno più considerati per lo stato parte di un’unione etero, ma verranno esclusi da qualsiasi beneficio per le famiglie.
Una volta che le intenzioni di Orbàn erano emerse, nei giorni precedenti, la presidente della commissione europea Ursula Von der Leyen ha dichiarato di monitorare la situazione e aveva avvertito Orbàn affinché le misure prese fossero “temporanee e limitate nel tempo”.
“Ho risposto ai frignoni europei di non avere il tempo di discutere questioni giuridiche senz’altro appassionanti ma teoriche quando ci sono vite da salvare’’ cosi ha risposto Orbàn agli avvertimenti europei.
Ma la crisi sanitaria si sta mutando in una crisi di democrazia?
Orbàn è un pioniere, fin dai tempi delle lotte ai migranti.
Problemi analoghi, ma non identici, si riscontrano anche in Belgio, Polonia, in Francia, Spagna, Gran Bretana, Germania, Danimarca.
Spostandoci in senso opposto, politicamente, il governo guidato da Antonio Costa ha deciso di concedere il permesso di soggiorno a tutti i migranti che ne avevano fatto domanda, almeno fino al 1 luglio, così assicurandogli il diritto di poter usufruire dei servizi sanitari in caso di contagio.
Una scelta presa non solo per questioni umanitarie ma anche per sicurezza collettiva.
Perché questa decisione?
Ad inizio marzo un lavoratore nepalese, nel sud del Portogallo, aveva mostrato i sintomi del virus Sars-CoV-2.
Così per precauzione, oltre al migrante in questione, sono stati sottoposti in quarantena altri 79 lavoratori nepalesi ma molti di loro sono fuggiti nella notte per la paura di essere arrestati o incorrere in qualche tipo di problema giuridico per la mancanza di regolarità di soggiorno. Si trattava di migranti irregolari.
Questo episodio ha scatenato dibattito nell’opinione pubblica portoghese così facendo prendere la decisione al premier Costa a adottare questa misura per tutti i migranti.
In questa emergenza” – ha aggiunto Claudia Veloso, portavoce del ministero dell’interno – “i diritti dei migranti devono essere garantiti”
Con questo provvedimento gli stranieri  potranno cercare un lavoro, una casa ed accedere a tutti i servizi pubblici in modo lecito senza dover necessariamente passare per il mercato nero.
Secondo la stima di un quotidiano spagnolo questa scelta favorisce principalmente la comunica brasiliana e i lavoratori asiatici impiegati soprattutto nel settore dell’edilizia e dell’agricoltura.
di Rosa Cardone
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