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Una vita per il sociale e il volontariato: intervista a Franca Esposito, responsabile di Foulard Bianchi

Domenico Mallardo 11/03/2022
Updated 2022/03/11 at 6:21 PM
7 Minuti per la lettura

La comunità Italiana dei “Foulard Bianchi” in regione Campania ha un nuovo responsabile: la psicologa dottoressa Franca Rosaria Esposito. Ad eleggere all’unanimità la professionista, soprattutto per il suo trascorso di volontariato all’interno dello storico gruppo, dove ha ricoperto vari ruoli, sono stati i membri della Comunità Scout Italiana Foulard Bianchi della Campania. 

I “Foulard Bianchi” si identificano dal fazzolettone bianco che caratterizzai gruppi scout che ne fanno parte. L’intervista alla responsabile ripercorre la storia della professionista, la quale inizia questo percorso esperienziale già dagli anni’ 80 come volontaria presso l’organizzazione internazionale Titouler Hospitalitè Notre-Dame de Lourdes. La passione e l’impegno per la solidarietà inizia dagli anni dell’adolescenza, frequentando gruppi di volontariato per stare accanto alle persone fragili per le quali era ed è fondamentale il sostegno dell’uomo.

Nei primi anni 90 fonda l’associazione Divo (Disabili Volontari) nel territorio di Marigliano, cittadina dell’agro-nolano, dove si concretizza e struttura questa sua mission della solidarietà, in particolare promuovendo la tutela e i diritti delle persone con disabilità, organizzando attività progettuali durante le quali vengono coinvolte una pluralità di soggetti; il passaggio successivo del suo impegno si realizza nella costituzione del Centro polifunzionale dove si occupa di violenza di genere, in cui è altresì presente uno sportello di ascolto “Divo-Donna”, che offre accoglienza e orientamento a donne vittime di soprusi.  

Questa passione per le persone più bisognose insieme ai tanti volontari e collaboratori che quotidianamente svolgono sul territorio, trova il suo denominatore nella realizzazione di idee progettuali che la professionista ha saputo costruire e consolidarsi nel tempo. Numerosi sono i progetti finanziati sia da Istituzioni nazionali che europee, soprattutto quelli che coinvolgono i ragazzi con disabilità. Tra questi, molto interesse ha suscitato il progetto “We Can”, finanziato dalla regione Campania sul tema “Supporto ad alunni con disabilità durante l’ora di educazione fisicache ha visto coinvolti i docenti della scuola, oltreché gli istruttori tecnici specializzati nella disabilità provenienti dal CONI. Il progetto innovativo, nonostante le restrizioni per l’emergenza pandemica, è stato realizzato in modalità remota grazie alla competenza e determinazione degli addetti ai lavori e si è poi concluso con il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati. Tra cui il più grande: quello dell’entusiasmo degli stessi ragazzi. 

Dottoressa Esposito, alla luce di questo nuovo incarico, ci può spiegare qual è il suo ruolo e quali le attività in regione Campania? 

«La “comunità italiana Foulards Bianchi”, riunisce gli adulti scout che scelgono di rispondere alla loro chiamata, vivendo la vocazione della solidarietà attraverso il servizio accanto agli ammalati e ai giovani, in particolare nei viaggi di pellegrinaggio a Lourdes o in altre località a turismo religioso, sempre accompagnati dalla forte spiritualità mariana.  

Il mio ruolo di responsabile regionale Campania FB, è quello di progettare una comunità di accoglienza, di spiritualità appunto e di servizio al e per il prossimo, impegnando la comunità ad accogliere i giovani che vogliono mettersi in gioco e vivere un’esperienza aiutando i più deboli». 

Ci vuole raccontare, in base alla sua decennale esperienza maturata nell’ambito della solidarietà, qual è la valutazione dell’impatto sociale che essa genera sulle persone?  

«È importante partire da un concetto che è molto importante: la solidarietà e sempre una cosa seria, e di sicuro non la si costruisce con le parole; infatti, la storia ci racconta che il modo migliore per vanificare tale principio è proprio la ripetizione retorica di formule sempre più vuote e lontane dalla realtà. C’è invece un grande bisogno di fare del bene e farlo nel miglior modo possibile anche quando sono presenti ostacoli o eventuali difficoltà. Bisogna essere di esempio ed educare all’umanissimo sentire, a non essere indifferenti. In un mondo che per le continue sfide cui siamo chiamati a vivere ci vede essere sempre di corsa. Quindi, sostenere il valore della solidarietà ha l’onere di tradurre il termine solidarietà in pratiche istituzionali e modelli sociali sostenibili. Ciò è possibile solo attraverso un lavoro quotidiano, silenzioso e impegnativo. 

Secondo lei, la speranza è un grande impulso di coinvolgimento nella realtà, ma è anche una potente forza di cambiamento? 

«La speranza è certamente visionaria perché essa è capace di anticipare ciò che ancora non c’è, di creare un futuro per chi non lo ha; piuttosto che limitarsi ad immaginare di vivere dentro i confini di ciò che è già dato. La forza della speranza è proprio quello di rompere gli argini dell’orizzonte dell’ovvio, per destrutturalizzare le nostre mappe mentali. Veniamo da un periodo di crisi che ha mutato molte delle nostre certezze ed in tal senso abbiamo il dovere – in questa fase di ripartenza –  di avere nuove visioni inclusive volte al cambiamento. Dobbiamo lanciare il cuore oltre l’ostacolo per non rinunciare all’impossibile che rende possibile la vita dell’uomo». 

Quali sono le sue nuove sfide che le attendono nel mondo della solidarietà? 

«Dopo essermi dedicata ai diritti dei disabili, il mio sguardo è rivolto in ambito internazionale alle donne svantaggiate, dove mancano i diritti minimi, attraverso l’associazione “International network between woman from th world” di cui sono fondatrice e vice presidente, voglio mettere a disposizione la mia competenza in quei luoghi remoti del mondo dove la tutela e i diritti alla persona è ancora utopia».  

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