«Una situazione terribile»: intervista a Corinne Vella, sorella di Daphne

Daphne Anne Vella, coniugata Caruana Galizia, è la giornalista maltese fatta esplodere con un’autobomba il 16 Ottobre del 2017; oggi di quell’omicidio sappiamo molto di più.

Ad essere indagato come possibile mandante è Yorgen Fenech, uomo d’affari, la cui famiglia gestisce una centrale elettrica grazie al governo maltese e titolare del fondo segreto “17 Black”, denunciato da Daphne nelle sue inchieste. Le indagini hanno portato anche all’arresto di Keith Schembri, non uno qualunque, ma ex capo di gabinetto del premier maltese Muscat. Ed è proprio il possibile coinvolgimento di quest’ultimo nell’omicidio dalla giornalista a far emergere il lato davvero oscuro e corruttivo di questo caso. Di questo e tanto altro ne ho parlato con Corinne Vella, sorella di Daphne, che ci ha rilasciato un’intervista esclusiva.

Corinne, qual è stata la vostra reazione alla scoperta che rappresentanti di Muscat fossero coinvolti nell’omicidio?

«Sapevamo che i suoi articoli sulla corruzione all’interno del governo fossero in qualche modo legati all’accaduto. Abbiamo immediatamente messo in conto che persone all’interno del governo sarebbero state indagate, in particolare Schembri, ex capo di gabinetto, e di conseguenza Muscat. Attualmente, queste persone non hanno ammesso nulla, ma Muscat ha intenzione di dimettersi da leader del suo partito, ma non dal ruolo di Primo Ministro e sta provando a giustificare questa scelta come un qualcosa di indipendente dall’accaduto. Una decisione presa anzi tempo. In realtà, crediamo che lui sia stato spinto alle dimissioni. Non c’è una vera ammissione di colpa, ma Muscat non sta facendo nulla per nascondere la sua corruzione. Utilizza la sua posizione per concludere accordi in giro per il mondo, volando continuamente a Londra e sostenendo che si stia occupando quotidianamente del suo governo, quando è chiaro che non si tratta di viaggi di stato. Viaggia in giro per il mondo in attività sospette, senza neanche cercare di nascondere il fatto che sia corrotto».

Attività e legami sospetti di quale tipo?

«Nelle settimane scorse sono venuti fuori i regali che Muscat ha ricevuto da Yorgen Fenech, come un orologio edizione limitata di Bvlgari per un valore superiore a 100mila euro. Fenech, inoltre, è stato invitato al First State Party di Muscat, quindi direi che c’è molto su cui indagare».

Muscat e Schembri stanno cercando di provare la loro non correlazione con l’omicidio?

«Non stanno cercando di provare nulla: il loro comportamento è assolutamente sospetto. Ovviamente, stanno continuando con i propri affari. Schembri ha rassegnato le dimissioni quando Fenech è stato arrestato, ma poi quest’ultimo è stato liberato e arrestato ancora, e questa situazione si è ripetuta nuovamente. Ad ogni scarcerazione la motivazione della polizia è stata: “non abbiamo trovato nessuna prova”. Si tratta di una situazione terribile, se solo consideriamo che l’avanzamento delle indagini viene continuamente riportato all’ufficio del Primo Ministro. Fenech ha dichiarato che stava ottenendo informazioni sull’andamento delle indagini da Schembri, già una settimana dopo l’omicidio di Daphne. Il solo fatto che stesse ricevendo informazioni sul caso è di per sé un fatto emblematico, che mostra un grande buco nella riservatezza dell’investigazione e nell’affidabilità di tutte le persone che vi lavorano. Successivamente a questa cessione di informazioni da parte di Schembri, è venuto fuori che Fenech si trovava al centro del crimine. Pertanto, l’unico motivo per cui Schembri informava Fenech sulle indagini era perché questo è coinvolto. Se sai che Fenech è coinvolto è perché tu stesso sei coinvolto».

Credi nella possibilità di interferenze politiche durante il processo?

«Io non so cosa aspettarmi, dato che noi, come famiglia della vittima, siamo stati totalmente esclusi dalle indagini in quanto secretate. Lo stato di corruzione emergente non ci permette di avere sicurezze».

Quali sono gli obiettivi della Daphne Caruana Galizia Foundation e del Daphne Caruana Galizia Project?

«La DCG Foundation è stata creata dalla nostra famiglia, mentre il Project è totalmente indipendente. Si tratta di un progetto promulgato dall’Ong Forbidden Stories, autonomamente finanziata. L’obiettivo di Forbidden Stories è quello di essere una sorta di assicurazione per i giornalisti d’inchiesta. Questi ultimi possono assicurare il loro lavoro depositandolo presso l’Ong in modo che, qualunque cosa accada a questi giornalisti, l’associazione si fa carico del loro lavoro portandolo comunque alla pubblicazione. Anche se Daphne non era associata, sono stati i membri di FS a venire immediatamente da noi e a chiederci i suoi documenti per continuare l’inchiesta. Potete eliminare il giornalista, ma non la sua inchiesta, ed è questo ciò che l’associazione vuole dimostrare».

Cosa invece della Daphne Caruana Galizia Foundation?

«La fondazione è stata creata dalla famiglia dopo l’uccisione di Daphne. L’obiettivo principale è quello di lavorare per la giustizia: l’unica cosa che conta nel caso dell’omicidio di un giornalista. Vogliamo creare un sistema di supporto ai giornalisti che subiscono ingiustizie a causa del loro lavoro. Non abbiamo tanti soldi nella fondazione e stiamo lavorando maggiormente grazie alle lobby».

La tua famiglia ha affrontato questa tragedia con una determinazione sovraumana. Dove avete trovato la forza per andare avanti?

«A dire il vero non lo so. È stato come dover trovare la propria strada nel buio provando e riprovando. Abbiamo dovuto affrontare una crisi dopo l’altra senza sapere con che cosa avevamo a che fare. Poi abbiamo visto la stampa internazionale occuparsi del caso, le associazioni e i cittadini. Non sapevamo quanto il caso avrebbe continuato ad attirare l’attenzione, ma ora sono tre anni dalla morte di Daphne e si continua a parlare di lei.
Le persone e i media sono ancora interessati a una storia locale che è diventata internazionale.
È questo che ci ha dato la forza di continuare: sappiamo che non ci stiamo battendo da soli».

 

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

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