Una nuova passeggiata per Pinetamare

0
informareonline-una-nuova-passeggiata-per-pinetamare
DCIM100MEDIADJI_0014.JPG
L’anno scorso tra il CNR ed il Comune di Castel Volturno è stato sottoscritto un importante protocollo d’intesa, pubblicammo con piacere un articolo in tal senso perché ritenemmo che una simile collaborazione, con un Ente d’importanza nazionale ed oltre, sarebbe stato propedeutico per una progettazione di altissimo livello e competenze per il nostro territorio.
Abbiamo incontrato il dott. Giuseppe Pace per avere un riscontro dello stato dell’arte attuale.

Chiediamo al dott. Pace se nel frattempo il comune ha creato un gruppo di lavoro, se ha assegnato a per settore un dirigente e a quale assessorato si fa riferimento, oppure sarà lo stesso sindaco ad interfacciarsi con il CNR?

«L’attuale situazione di pandemia, caratterizzata dall’emergenza sanitaria e dalla rarefazione degli incontri in presenza, ha fortemente rallentato il dialogo tra il CNR e il Comune, attivato dal protocollo sottoscritto il 3 settembre 2020. All’indomani dell’accordo, il CNR, e in particolare l’Istituto di studi sul Mediterraneo, ha incominciato ad individuare una serie di azioni e studi finanziabili mediante programmi europei, nazionali e regionali, che potessero dare risposte all’attuale situazione del Comune. Tale esplorazione è stata condotta sia all’interno del CNR, raccogliendo competenze e progetti nei diversi istituti dell’ente, sia incontrando alcuni esponenti del mondo imprenditoriale locale. Tuttavia, perché si possa passare alla fase successiva, di definizione di linee strategiche e di elaborazione di progetti condivisi, occorre una maggiore interazione con il Comune. Al tal fine, è necessario strutturare meccanismi di comunicazione dinamici e funzionali, tramite la scelta dei referenti, la definizione di gruppi di lavoro e, soprattutto, di un calendario di attività. Tutto questo, al momento, non è ancora accaduto, molto probabilmente a causa dell’attuale emergenza covid-19, che ha concentrato l’attenzione su problematiche sociali ed economiche a scala nazionale e mondiale, piuttosto che sulla programmazione territoriale».

Inizialmente si parlava di intervenire su una progettualità di grande priorità, la scogliera in Pinetamare e di un progetto per un nuovo fronte a mare. Ci può dare qualche indicazione e quale sia l’idea generale e chi sarebbero gli “attori”?

«Per lo sviluppo di Castel Volturno, tra le diverse iniziative importanti che abbiamo analizzato, due ci sono apparse prioritarie. Della prima, un incubatore di blue economy, ne abbiamo scritto sul numero di dicembre di Informare. La seconda, invece, è legata alla riqualificazione della linea di costa. In questi mesi, abbiamo raccolto studi ed analizzato modelli che ci aiutassero a capire come fronteggiare i fenomeni di dissesto del litorale da un lato e creare le premesse per una rigenerazione socio-economica dell’area dall’altro. Risultato diretto e indiretto di alterazioni del ciclo dei sedimenti, l’erosione della costa domizia è dovuta sia a fenomeni naturali, quali l’azione del mare o la progressiva diminuzione del trasporto di sedimenti fluviali, che a fenomeni di antropizzazione, quali l’irrigidimento della fascia costiera causato dall’urbanizzazione e dall’uso intensivo del territorio, la costruzione di strutture che ostacolano il naturale transito dei sedimenti lungo costa (moli, darsene, scogliere, ecc.). I tradizionali interventi di difesa della costa, con lo scopo di contrastare i processi naturali, hanno dato vita ad opere di difesa rigide, quali scogliere e pennelli, che hanno mostrato una bassa efficacia nel trattenimento dei sedimenti, determinato un peggioramento qualitativo delle acque sottese e cambiato la morfologia della spiaggia emersa e sommersa, acuendo alla fine l’instabilità dei litorali. Inoltre, il degrado del litorale è stato accompagnato da un’aumentata vulnerabilità del territorio, con beni esposti a rischi di sommersione, e da un progressivo decadimento degli insediamenti abitativi.

L’attuale orientamento è quello di sviluppare un approccio integrato che consideri i vari fattori che concorrono a ristabilire, per quanto possibile, un equilibrio dei processi e della dinamica litoranea, con soluzioni “morbide” che assecondino e non contrastino i processi naturali in gioco, alimentando il sistema litoraneo, ricreando ove possibile dei nuovi spazi per l’esplicarsi dei processi, o evitando di ridurli laddove ancora presenti. Esempi sono gli interventi di ripascimento con sedimenti provenienti da diverse fonti, la regolamentazione dei prelievi di fluidi dal sottosuolo in zona costiera, e soprattutto una gestione più attenta del territorio, delle infrastrutture e dei sistemi insediativi.

Da queste premesse iniziali è scaturita un’idea generale, condivisa in linea di principio da tutti, di restituire, direi io di simulare, una linea di costa stabile, mediante interventi strutturali che non si contrappongano ma che assecondino i processi naturali e riducano gli impatti antropici negativi. Considerato l’attuale stato di degrado del litorale, in molti punti fortemente antropizzato, un ritorno allo stato originario dei luoghi non sembra ipotizzabile, né si può pensare ad interventi esclusivamente ambientali a carico delle risorse pubbliche. Sarebbe irrealistico, considerata l’attuale situazione economica italiana. Il riequilibrio dei processi naturali potrebbe essere inserito in una pianificazione integrata di riqualificazione delle aree urbane rivierasche, ripristinandone una adeguata qualità abitativa e migliorandone le potenzialità turistiche ed economiche. Anche questo potrebbe suonare non realistico, dato che significherebbe ripensare completamente gli interventi di tutela del litorale domizio, ad una scala che potrebbe andare ben oltre i confini del Comune di Castel Volturno, sovrapponendosi addirittura all’intervento della Regione Campania.

Invece, l’idea cha abbiamo incominciato a valutare è quella di concentrare gli sforzi su quella parte di Castel Volturno in grado di diventare un volano di sviluppo e traino per la riqualificazione di tutta la linea di costa. Ci siamo, quindi, concentrati sul litorale di Pinetamare, per cui abbiamo immaginato la creazione di una passeggiata litoranea in grado di simulare un cordone dunoso. A Pinetamare, la duna, accanto a spiaggia emersa e spiaggia sommersa, terza componente di ogni litorale sabbioso completo, era stata completamente fagocitata dalla speculazione edilizia a partire dagli anni 70.

Il principio di questa struttura artificiale è quello da un lato di ridisegnare il fronte a mare, creando uno spazio pubblico urbano per il tempo libero e riqualificando l’edilizia retrostante, e dall’altro di creare riserve di sedimenti, delle “zone di ricarica”, che possano garantire un buon livello di manutenzione “naturale” dell’intero tratto, sfruttando l’azione del trasporto litoraneo di sedimenti. Un modello per molti versi simile è quello usato nel 2018 per il rinnovo della Promenade centrale di Tel Aviv (https://www.archdaily.com/913023/tel-avivs-central-promenade-renewal-mayslits-kassif-architects).

Non vorrei, tuttavia, che foste fuorviati dal nome di Tel Aviv e pensaste ad un progetto di metropoli. Si tratta di guardare alle parti comuni, il Mediterraneo, la linea di costa, la lunga spiaggia sabbiosa, l’assenza di una duna e anche alla presenza di una marina turistica. Il resto è da disegnare in maniera coerente sia con le dinamiche naturali che avrebbero determinato la formazione della duna naturale, cioè le condizioni del clima ondoso e la direzione prevalente della corrente lungo la costa, sia con il contesto preesistente e le esigenze della comunità locale. Sebbene sia soltanto in fase embrionale, dal nostro punto di vista questa iniziativa potrebbe diventare un esempio di sostenibilità e rappresentare un elemento fondamentale di “resilienza” del litorale domizio. Perché ciò avvenga occorre la collaborazione di tutti, dal Comune che deve provvedere alla disciplina urbanistica e garantirne la legalità, ai privati, che devono investire e costruire, fino ai cittadini. Il processo deve, infatti, partire dalla creazione di uno strumento urbanistico, che preveda l’opera, nonché modifichi volumetrie e destinazione d’uso se necessario, adatti la mobilità e parcheggi, preveda infrastrutture di servizio e, soprattutto, accerti e definisca i diritti di proprietà. Gli investitori privati, quelli locali ma anche nazionali, possono farsi carico della costruzione dell’infrastruttura in cambio di volumetrie e di concessioni. I proprietari degli immobili limitrofi, infine, possono beneficiare dell’iniziativa, sia in maniera individuale che consociata. I sistemi di finanziamento immaginati sono quelli della finanza agevolata, quali i contratti di sviluppo pe gli investimenti nel settore industriale, turistico e di tutela ambientale».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°214
FEBBRAIO 2021

Print Friendly, PDF & Email