Una nuova frontiera dell’informazione: il bookblogging

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Senza mirare al trono della critica letteraria vecchio stampo, un book influencer svolge un’attività completamente diversa. Con un linguaggio amabile si rivolge al lettore stimolando un dialogo che possa abbattere il muro che si frappone tra lettore e critico letterario, che invece comunica su carta stampata.
Un book influencer – anche se, ammette Emanuele Bosso, a loro non piace essere definiti così – nell’effettivo prova a influenzare le persone a leggere determinati titoli piuttosto che altri, fornendo loro un’opinione personale che mira a essere vestita di sincerità, come una chiacchiera tra amici al bar.

Perché hai scelto di intraprendere questo percorso e di promuovere la cultura su Instagram?

«Tra le persone che frequentavo c’è sempre stato poco interesse verso i libri e io avevo voglia di condividere il mio pensiero su alcune letture. Un giorno mi son detto che si trattava solo di scattare una foto e postarla: all’inizio solo con delle citazioni che mi avevano colpito, poi ho cominciato a condividere il mio parere sul testo. Nasce quindi prima come bisogno personale, poi ho continuato perché è piuttosto soddisfacente quando le persone decidono di leggere un libro perché l’hai letto e consigliato tu».

Qual è il tuo parere quindi sulla social cultura e sull’utilizzo dei social a scopo educativo e di promozione culturale?

«Credo che oggi sia un canale fondamentale. Con tutto il rispetto per i giornalisti che scrivono recensioni sui giornali, quello è un mondo più ristretto e meno immediato.
Attraverso i social è tutto più veloce. Prima bisognava comprare il giornale per avere un’opinione, adesso è lì a portata di mano e si riesce a creare, con chi legge la recensione, un contatto diretto. Si crea un rapporto di fiducia e interazione continua.
È quasi come ricevere il consiglio di un amico. Parlare di libri attraverso un profilo Instagram fa sì che anche chi non ha voglia di avvicinarsi a questo mondo ritrova, tra un post e l’altro, un libro davanti a sé».

Come ti rapporti a un libro quando non ti è piaciuto?

«Cerco sempre di parlarne con il massimo rispetto: non mi sembra giusto screditare il lavoro altrui soltanto perché non incontra il mio gusto. Non sono un critico letterario, il mio è solo un parere da lettore, però ne parlo sempre con il maggiore rispetto nei confronti dello scrittore, dell’editor e della casa editrice. In Italia si pubblicano 80.000 libri l’anno, almeno uno può non piacere».

Pensi che si crei un conflitto d’interessi nel momento in cui devi recensire un libro che ti viene inviato dalla casa editrice con cui collabori?

«Sì e no. Le case editrici non mi hanno mai detto “devi leggere questo libro e devi parlarne bene”. Il rapporto si ferma alla proposta del libro e, una volta ricevuto, siamo liberi di dire qualsiasi cosa. Sicuramente il peso della collaborazione si sente.
Io parlo di un libro nella maniera più onesta e rispettosa, cercando di scegliere bene le parole da usare perché non si tratta di indossare una maglia ma di dare un’opinione, sempre considerando che c’è dietro l’anima di uno scrittore, il lavoro di un editor e di una casa editrice. Non venderei mai alle persone che mi seguono qualcosa che per il mio gusto non ritengo valido».

“Ricordati di me”, il tuo libro.

«Ho cominciato a scrivere questo romanzo quando avevo 23 anni, con una discontinuità incredibile. Volevo raccontare alcune esperienze donando un po’ più di intensità al tutto, dato che mi piacciono le storie tristi, drammatiche. Il mio romanzo racconta della storia di Silvia e Gabriele che dopo essersi sposati si rendono conto di non riuscire ad avere un bambino, che è poi il motivo per il quale tutto crolla. Gabriele a quel punto si trasferisce a Rocca San Felice, paesino in provincia di Avellino, dove incontra Leonardo e sua madre Delia. Non è un racconto personale, l’unico fattore vicino è il paesino che ho vissuto in prima persona.
Ho voluto pubblicarlo perché nella vita ho sempre voluto fare lo scrittore e raccontare storie e Instagram ha sicuramente aiutato con i numeri visto che ha avuto un bel successo».

di Rossella Schender

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

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