Una notte a Caserta con il Poeta del Rione

Gianrenzo Orbassano 10/07/2024
Updated 2024/07/10 at 1:04 AM
5 Minuti per la lettura

Se Napoli ha Liberato, Caserta ha il Poeta del Rione. Entrambi hanno in comune l’anonimato e l’amore per la creatività. Nel nostro caso, il Poeta del Rione esprime i suoi pensieri su piccoli cartelli attaccati per tutta la città di Caserta. Abbiamo avuto la possibilità di passare una notte con lui e finalmente di conoscere chi sia in realtà. Logicamente qui non vi sveleremo la sua identità, ma cercheremo di raccontarvi cosa lo ha spinto ad interagire con noi attraverso i suoi messaggi e pensieri.  

Una notte con il Poeta del Rione per le strade di Caserta

Il Poeta del Rione non è interessante in quanto anonimo, ma perché in qualche modo legge e traduce sui suoi cartelli quello che succede a tutti noi: vivere in una provincia complessa, affrontare le problematiche attuali – specie se si è ragazzi – correggere le morbosità che ci colpiscono, svincolarsi dalle convinzioni, dalle pose e dalle posizioni. Come diceva il poeta. È quasi l’una e mezza di notte. Sgattaiolando di notte per la città, sembravamo gatti neri o cani randagi in cerca di posti dove poterci scambiare opinioni su questa nostra realtà. Per certi instanti, eravamo ombre senza una precisa identità: quanto basta per ammirare ogni tanto la bella luna che ci accompagnava, oppure le macchine sfrecciare sotto il ponte di Via Ferrarecce.  

Tu lo fai per provocazione oppure per reazione all’anti poeticità di questa città e delle sue persone? «Per provocare una reazione all’anti poeticità delle persone. O meglio, per l’analfabetismo emotivo che ormai si sta diffondendo in questa città. Attraverso i social diamo una idea fittizia della nostra personalità, ma la verità è che dietro quella maschera che ostentiamo siamo tutti dei contenitori vuoti. Una pasta ‘e patan senza provola».  

“Voglio rappresentare uno specchio per le persone che non riescono ad esprimere i loro sentimenti”

Grande verità: siamo contenitori vuoti riempiti con tutte le cose inutili che provengono dal mondo esterno e che ci influenzano fin da piccoli. Forse è in questo passaggio che arriva l’anti poeticità, l’analfabetismo emotivo di cui prima. Se fossimo stati in Never Ending Story, avremmo detto “il nulla che dilaga, il vuoto che ci circonda”. Raggiungiamo lo stadio Pinto, alcune macchine si fermano, noi camminiamo come se nulla fosse. Piazza Vanvitelli è deserta, sotto il Comune ci sono due senzatetto che dormono.  

Sei stato molto criticato, ma i ragazzi adorano i tuoi messaggi che lasci in giro. Che potenza ha questa forma di street art? «Attraverso la mia creatività voglio rappresentare uno specchio per le persone che non riescono ad esprimere i loro sentimenti. Io voglio essere il loro riflesso nitido. Anche se sembrano messaggi con frasi scontate, è proprio in quelle frasi che le persone si rivedono. A volte mi arrivano messaggi di persone che trovano un sollievo nei cartelli che leggono. Spero di essere una voce per chi non ce l’ha».  

“Caserta è ‘a vita mij, ma è nu malessere!”

Prendiamo le nostre macchine, saliamo su a San Leucio per fumare una sigaretta e guardare il nuovo look del Belvedere, rimesso a nuovo e speriamo ancora più bello di prima. Leggiamo i cartelli che, il Poeta del Rione mi assicura, attaccherà qui in giro tra qualche notte. È bello vedere le luci della città da qui sopra. Se si aguzza la vista, vedi anche le luci blu di una volante della polizia in lontananza. Chissà dove starà andando. Con le sue mani, il Poeta del Rione gioca a fare le ombre cinesi sul muro.

Tu giri molto per strada. Sei come un guardiano, quasi come Batman. Cosa cambieresti attraverso una tua poesia di questa città e delle sue persone? «Basterebbe essere più empatici, ma di questi tempi è chiedere troppo a questa generazione che vive solo per sé stessa. Perché fondamentalmente Caserta è ‘a vita mij, ma è nu malessere!». Scherza scherza (?), si sono fatte le quattro del mattino. A domani i baci e le teorie… 

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