Paolo Miggiano presenta il suo libro “NA K14314 – Le strade della Méhari di Giancarlo Siani”

 

La tragedia, il dolore, la memoria e il viaggio: “NA K14314 – Le strade della Méhari di Giancarlo Siani”. Così è intitolato l’ultimo lavoro dello scrittore pugliese Paolo Miggiano, presentato lo scorso mese presso il Palazzo delle Arti di Napoli. Il saggio narra lo straordinario viaggio attraverso l’Italia e l’Europa della Citroen Méhari di Giancarlo Siani, cronista napoletano ucciso dalla camorra il 24 settembre 1985; un viaggio cominciato esattamente 28 anni dopo quel famigerato omicidio, e condotto dallo stesso Paolo Miggiano in compagnia di Roberto Saviano, a bordo della celebre vettura verde ora esposta al PAN. Una conferenza di presentazione emozionante e interessante, ricca di spunti di riflessione, di cronaca, di fatti, a tratti toccante e commovente, soprattutto durante l’intervento di Alessandra Clemente, assessore ai giovani e alle politiche giovanili del comune di Napoli, nonché figlia di una vittima di camorra, la madre Silvia Ruotolo.

«La memoria non è nulla che ha a che fare col passato, ma è il più grande strumento per il presente. A 10 anni io, mio fratello Francesco e mio padre ci siamo schiantati addosso il dolore e il dolore si è schiantato nella nostra vita l’assenza della scelta: c’è qualcun altro che ha comandato nella nostra vita, come c’è qualcun altro che ha comandato nella vita della famiglia Siani». L’assessore affronta poi il tema dell’incontro con le realtà più complesse del nostro territorio: «Nel mio percorso di crescita, la cosa più importante è stata confrontarmi con i ragazzi che appartengono al sistema della malavita. Il loro linguaggio è “E se lo avessero fatto a te quello che hanno fatto a me? Io oggi vorrei vendetta”. Invece non bisogna legittimare questo stesso linguaggio, non bisogna legittimare la violenza, ognuno deve prendere parte e guidare il timone della propria esistenza».

Importante e coinvolgente anche l’intervento di Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il quale incita i giovani a maturare un profondo senso di etica e una serie di valori morali, elogia l’attività della Fondazione Pol.i.s. e invita a scaricare una particolare app sui propri smartphones, dal nome “Non invano”, al fine di conoscere, e quindi non dimenticare, le storie delle vittime innocenti di mafia. Significativi anche gli interventi dell’architetta Antonella Palmieri, del giornalista Vittorio Del Tufo, passando per le letture di alcuni passi tratti dal libro eseguite del giovane Romualdo Marrone; ultime ma non meno importanti, le parole del “protagonista” Paolo Miggiano, il quale ricorda il suo passato nelle forze dell’ordine, elogia la loro straordinaria importanza e costante presenza, e ribadisce di voler credere in una verità giudiziaria riguardo la morte di Giancarlo Siani, nonostante i molti dubbi: «Io sono stato per 34 anni un uomo delle istituzioni. Mi hanno insegnato a prendere parte, anche quando la mia istituzione sbagliava; sono il primo a dire che bisogna avere fiducia nelle istituzioni, come le forze dell’ordine e la magistratura. Ma qui molte cose sono state sbagliate: nel 1985, le famose cicche di sigaretta ritrovate sul luogo del delitto furono sottoposte all’analisi per rilevare il gruppo sanguigno. Ma nel 1985, il mondo della criminologia conosceva per la prima volta la tecnica del DNA, che non venne utilizzata nella seconda analisi condotta nel 1988. Erano passati tre anni. Io mi faccio solo domande, che non hanno nessuna pretesa di voler cambiare il corso delle cose. La verità è quella scritta sulle sentenze della cassazione, ma io mi faccio domande».

Si riflette, si ipotizza, si ricorda, si piange e soprattutto, non si dimentica. Anche 33 anni dopo la sua scomparsa, Giancarlo Siani sembra essere ancora fortemente e assolutamente presente.

di Francesco Lista

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018